La prima e più rilevante risposta di aiuto data a un giovane e adulto con disabilità e a un anziano non autosufficiente è quella delle famiglie. In Lombardia i caregiver, ossia i familiari che si prendono cura di un congiunto che necessita di aiuto, sono almeno 450.000. Quattro quinti di questi riguardano l’assistenza ad anziani non autosufficienti, come è stato stimato nel “Primo Rapporto sul lavoro di cura in Lombardia” (Maggioli, 2015).

Gli anziani sono 2,2 milioni in Lombardia e continueranno ad aumentare per lunghi anni: cresce una domanda di aiuti che sempre più ricadrà sulle spalle delle famiglie, in un contesto in cui, a causa della denatalità, le strutture familiari sono sempre più fragili e i legami intergenerazionali sempre più sottili. Questi cambiamenti richiedono una rete di servizi più estesa, organica e meno frammentata di quella attuale, una rete (in particolare i servizi domiciliari) che deve rivolgersi non solo ai singoli individui ma alle famiglie in quanto tali, che rischiano altrimenti di trovarsi sempre più sole con le loro fragilità.

 

Una nuova ricerca: i caregiver invecchiano

Abbiamo appena concluso una nuova indagine sui caregiver di anziani non autosufficienti in Lombardia. Un campione analogo a quello utilizzato nel primo Rapporto di cui sopra ci porta ad avere un database di 1.100 casi studiati nell’arco di cinque anni. Presenteremo i risultati di questo lavoro il prossimo 20 novembre presso Regione Lombardia.

Fin d’ora possiamo affermare che il principale trend che rileviamo è l’invecchiamento dei caregiver, oggi ormai con una età media che supera i 60 anni. Solo 5 anni fa l’età media era di poco superiore ai 58. Questo ci porta a rilevare due elementi. Il primo è che caregiver più avanti nell’età sono a loro volta più fragili, con meno risorse ed energie a disposizione da spendere nel lavoro di sostegno e cura. In secondo luogo, si profila la complessità di gestire tre generazioni, anziché due, perché i caregiver sessantenni non solo hanno figli ma spesso anche, e soprattutto, nipoti da accudire.

La sandwich generation degli anni Venti e di quelli che seguiranno sarà stretta tra genitori, figli e nipoti, anziché solo tra genitori e figli.

La buona notizia è che la presenza di più generazioni può coinvolgere, in affiancamento al caregiver principale (il coniuge, in un quarto dei casi, o un figlio), altre persone, generalmente afferenti alla rete familiare o, lo dichiarano due casi su dieci tra quelli che abbiamo intervistato, una badante.

 

I caregiver datori di lavoro delle badanti

Sono solitamente i caregiver, non gli anziani stessi, i veri datori di lavoro delle assistenti familiari. Qual è l’andamento di questo fenomeno? Gli ultimi dati Inps confermano i trend degli ultimi anni: una lentissima crescita delle badanti (61.326 alla fine dell’anno scorso) e una riduzione marcata delle colf, il cui numero si avvicina a quello delle prime, come mostra il grafico riportato.

Fonte: Inps, Osservatorio sul lavoro domestico, ottobre 2019.

In una regione in cui gli over 65enni stanno aumentando al ritmo di oltre 40.000 all’anno,perché le badanti (regolari, quelle non dichiarate sono altrettante, se non di più) crescono così poco?

Uno dei motivi è probabilmente legato alle possibilità di accedere in modo regolare al nostro paese, assolutamente risibili. L’ultimo decreto flussi, uscito alla fine di aprile, consente ingressi col contagocce: 30.850 totali, a livello nazionale, di cui 18.000 per lavori stagionali. Numeri che indicano quanto drammaticamente manchi la cognizione delle dimensioni di manodopera di cui abbiamo bisogno, non solo nel lavoro di cura. Numeri che spingono verso il dilagante mercato sommerso.

Per le famiglie le possibilità sono tre: assumere italiane o comunitarie (in prevalenza romene); rivolgersi a una badante irregolare; oppure accollarsi in proprio gli oneri della cura. Difficile dire quale opzione prevalga, ma ciascuna di esse in realtà le lascia in balìa di se stesse. Con una scelta, quella di assumersi in proprio gli oneri della cura, sempre meno sostenibile negli anni, stante la diminuzione delle risorse di cura interne alle famiglie e, in prospettiva, la diminuzione stessa del numero di caregiver.

Dopo un silenzio durato oltre due anni, Regione Lombardia ha finalmente dato attuazione alla legge 15/2015 sulle assistenti familiari, con la Dgr 914/2018 che dà le gambe per erogare i “bonus badanti”, ossia sostegni monetari a favore delle situazioni di maggiore fragilità, e per l’istituzione di sportelli per l’incontro tra domanda e offerta.

Al momento non è dato sapere quale sia il livello di attuazione di questa delibera, ma da una serie di riscontri diretti sappiamo che gli sportelli non sono ancora diffusi in tutti gli ambiti distrettuali lombardi, e in una certa misura differiscono tra loro in termini di organizzazione e funzionalità, talvolta rischiando di appiattirsi sul mero incontro tra domanda e offerta di lavoro, senza una vera assistenza continuativa nel corso del tempo: ciò che davvero li distinguerebbe dal proliferante mercato delle agenzie private.

 

Riconoscere i caregiver

Presente nel documento programmatico iniziale di governo, ma poi mai più ripresa, è l’attività dei caregiver nel nostro paese, considerata di rilevante importanza sociale. C’è un Fondo per il sostegno del caregiver familiare, istituito dalla legge di bilancio 2017 (60 milioni di euro per il triennio 2018-2020, poi aumentato con la legge di bilancio 2018 di 5 milioni di euro per ogni anno del triennio 2019-2021). Per essere utilizzati questi fondi hanno però bisogno di una legge. La Commissione Lavoro del Senato ha prodotto ad agosto un nuovo disegno di legge sui caregiver, che fa sintesi delle sette precedenti proposte e che è stato promosso trasversalmente dalle principali forze politiche. Si prevede che possa essere calendarizzato nella discussione parlamentare nel corso del prossimo anno.

La speranza è che i fondi già allocati non vengano utilizzati come l’ennesima pioggia di soldi a favore delle famiglie, con criteri in questo caso necessariamente ultra selettivi vista l’esiguità dei fondi e con benefici ridotti: poco a pochi. Si spera invece che tali fondi servano per sviluppare i servizi che mancano, in primis quelli di counseling e informazione alle famiglie, carenza sottolineata anche dall’ultimo Rapporto sul long term care di Cergas Bocconi.

 

La proposta di legge lombarda sui caregiver

E veniamo alla Lombardia. E’ stata ora promossa una nuova legge regionale di iniziativa popolare sui caregiver, su iniziativa di Acli Lombardia e con una adesione ampia di soggetti: Anci, Forum del Terzo Settore, i tre sindacati confederali dei pensionati e una serie di soggetti del mondo associativo quali Auser, Arci, Anteas ed altri.

Questa proposta di legge intende:

  • Promuovere lo sviluppo di una rete che non sia la semplice sommatoria di singole prestazioni isolate che lasciano le famiglie sole, in balìa delle loro risorse e dei contesti in cui sono collocate, in cui quindi sia centrale e realmente agita la presa in carico pubblica e l’accompagnamento alla progettazione dei percorsi.
  • Valorizzare ciò che già esiste, aiutando a ricomporre le varie parti di un mosaico di prestazioni e aiuti complesso e, a oggi, di fatto inaccessibile per i più.
  • Sviluppare una moderna rete di aiuti, che arrivi anche là dove mancano figure di caregiver familiari, nella consapevolezza che il numero di persone con disabilità e anziani non autosufficienti soli crescerà negli anni.

E’ in corso la raccolta delle firme (ne servono almeno 5.000 entro marzo 2020). L’iniziativa potrà aprire, dopo il livello nazionale, anche per la Lombardia una nuova stagione di sostegni nei confronti di una figura che sarà sempre più cruciale negli anni a venire. Evitando ogni forma di “delega” nei confronti di questa figura, ma anzi valorizzandola e collegandola nell’ambito di una rinnovate rete di servizi alla persona.