Dallo scorso 6 marzo 2019, com’è noto, il Reddito di Cittadinanza, introdotto con il Dl n.  4/2019 e convertito nella L. 26/2019 è ufficialmente l’unica misura, a livello nazionale, di “politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale”.

Se, dunque, una nutrita platea di cittadini potenziali beneficiari ha cominciato a riversarsi nei canali di accesso preposti (principalmente CAF/Patronati e Uffici postali) per poter accedervi e, fin dal mese di aprile, un buon numero di nuclei familiari ha cominciato a percepire i contributi economici erogati da INPS, diverso è il “destino” dei percorsi personalizzati abbinati all’erogazione del beneficio.

Quali, dunque, le ricadute sui territori sia in termini di beneficiari raggiunti che di processi attivati? Precisando che sono in fase di stesura ulteriori approfondimenti su questo tema, cominciamo con l’evidenziare in questo contributo i nodi principali emersi fin dai primi mesi di implementazione della misura.

 

I numeri del Reddito di Cittadinanza

Partiamo, innanzitutto, dai numeri. Gli ultimi dati dell’Osservatorio INPS[1] relativi al trimestre luglio-settembre 2019 e aggiornati all’8 ottobre 2019, ci dicono che, complessivamente, sono state 1.522.874 le domande presentate, di cui 982.158 accolte (pari al 64,5%), domande che, “al netto” delle decadute[2], vedono complessivamente 943.303 nuclei beneficiari della misura (l’87,5% per il Reddito di Cittadinanza e il restante 12,5% per la Pensione di cittadinanza).

Se procediamo con una lettura trasversale del flusso delle domande pervenute e dei contributi economici erogati nel semestre possiamo notare come il volume maggiore si sia, come prevedibile del resto, concentrato nei primi mesi di attivazione della misura, quando anche, presumibilmente, l’attenzione mediatica era maggiore. I dati riportano, infatti, che nel mese di aprile, primo mese di erogazione del Reddito/Pensione di cittadinanza, sono state pagate 568.505 prestazioni, con un incremento nei due mesi successivi rispettivamente del 27% (720.765) e del 15% (827.790). Dal mese di luglio 2019 il flusso di domande sembra essersi stabilizzato, con un incremento del numero di beneficiari rispetto al mese precedente mediamente pari solo al 3%, come riportato in Figura 1.

Figura 1. Distribuzione mensile dei nuclei percettori di Reddito di Cittadinanza/Pensione di Cittadinanza e importo medio mensile erogato (Aprile 2019 – Settembre 2019)

Un ulteriore dato riportato sempre in Figura 1 è quello relativo agli importi medi mensili erogati per cui, la sostanziale stabilità registratasi nel trimestre luglio-settembre, contribuisce ad influenzare il valore medio a livello nazionale, pari a € 482,36, sensibilmente inferiore ai quasi € 500 registrati nel mese di aprile.

 

Un aggiornamento del contesto lombardo

All’interno di questo scenario nazionale osserviamo come si colloca Regione Lombardia: su un totale di 149.109 domande presentate (dato pari al 9,8% sul totale nazionale), le accolte sono pari a 82.429, domande che al netto delle decadute diventano 79.091, di cui 66.102 a valere sul Reddito di Cittadinanza (pari all’83,6%) e le restanti 12.989 (pari al 16,4%) a valere sulla Pensione di Cittadinanza.

Una comparazione con i dati analizzati al 30 aprile 2019[3] offre qualche primo elemento di analisi in merito alle domande presentate e alla % delle accolte (Figura 2 e Tabella 1) e, in secondo luogo, alle domande accolte sulla popolazione residente stimata in condizione di povertà assoluta[4] (Figura 3).

Figura 2. Totale domande presentate di RdC/PdC – Dettaglio per Provincia (Aprile 2019 – Settembre 2019)

 

Tabella 1  –  Nuclei richiedenti di RdC/PdC per Provincia ed esito della domanda

Provincia Nuclei beneficiari RdC/PdC al 30/09/2019 (al netto delle decadute) % domande accolte sul totale % in lavorazione % respinte/ cancellate
Bergamo 6.413 52,1 9,6 38,4
Brescia 9.465 50,3 11,5 38,2
Como 3.232 55,3 9,6 35,1
Cremona 2.654 54,1 10,4 35,6
Lecco 1.568 50,3 9,9 39,8
Lodi 1.687 52,0 11,7 36,3
Mantova 5.289 53,3 13,1 33,6
Milano 31.757 56,2 12,4 31,4
Monza e Brianza 3.183 48,6 12,7 38,8
Pavia 6.298 57,3 9,1 33,7
Sondrio 955 61,5 6,0 32,6
Varese 6.590 55,1 10,7 34,2
TOTALE 79.091 54,3 11,4 34,3

 

La distribuzione per Provincia delle domande RdC/PdC accolte conferma complessivamente e senza evidenti scostamenti quanto osservato ad avvio della misura: è Milano, dunque, la Provincia con il maggior numero di domande sul totale regionale (pari al 40,2%), seguita con una quota pari al 12% da Brescia e con valori sensibilmente inferiori da tutte le altre (vedi Figura 2).

Come si evince in Tabella 1, la % media a livello regionale di domande accolte sul totale è pari al 54,3%, valore che subisce l’influenza delle domande ancora in lavorazione (variabile da un 6,0% a un 13,1%) e le domande respinte/cancellate (variabile da un 31,4% al 39,8%). Il dato disponibile mette in evidenza come siano Pavia e Sondrio le Province in cui si registrano le % maggiori.

Quanto, tuttavia, questi valori vanno ad incidere sul dato della popolazione residente stimata in condizione di povertà? Anche in questo caso vediamo come vengono confermati i dati registrati al 30 aprile relativamente alle Province con valori maggiori, seppur in ordine diverso: sono, infatti, Mantova, Pavia e Milano i territori nei quali, in questo primo semestre di Reddito di Cittadinanza, sono stati intercettati un numero maggiore di nuclei familiari e, pertanto, ci si è più avvicinati al numero di coloro che rappresentano i destinatari finali di questa misura, ovvero le famiglie in condizione di povertà. Sebbene siano dati ancora parziali in merito all’impatto della misura a livello regionale e, inoltre, con molta probabilità quanto registrato in Provincia di Milano possa risultare distorto dal dato di “Milano-città”, sarà sicuramente interessante monitorarne l’evoluzione nel tempo.

Figura 3. % domande accolte su popolazione residente stimata in condizione di povertà assoluta – Dati RdC/PdC al 30 settembre 2019

 

Quali ricadute sui territori dall’avvio della misura? A che punto sono i percorsi personalizzati?

La “macchina organizzativa” connessa all’implementazione del Reddito di Cittadinanza possiamo osservare come, fin dai primi mesi di avvio, abbia incontrato una serie di nodi nel suo percorso, in questo momento principalmente riconducibili ai seguenti punti, ovvero:

  • l’aver esternalizzato i punti di accesso per la presentazione delle domande da parte dei cittadini: ciò ha comportato la mancata conoscenza da parte dei servizi sociali comunali sia del volume dei cittadini che hanno presentato domanda che dell’eventuale presenza di famiglie già note/in carico ai servizi (si pensi ad es. se già beneficiarie del REI). Tale scelta, infatti, ha alleggerito solo parzialmente i servizi sociali comunali che, comunque, sono stati individuati dai cittadini come interlocutore per poter ricostruire l’esito della propria domanda, in particolare in caso di ritardi nell’erogazione, eventuali sospensioni e/o cambiamenti nella quantificazione del beneficio. I Comuni si sono così, loro malgrado, trovati nelle condizioni di essere approdo di informazioni e supporto da parte dei cittadini senza, tuttavia, avere adeguati strumenti (e la titolarità) per poter assolvere a questo compito.
  • l’aver attribuito ad una Piattaforma digitale il compito di un primo smistamento dei nuclei beneficiari tra i due percorsi possibili del Patto per il Lavoro o del Patto di Inclusione. Rimandando ad ulteriori approfondimenti per quanto riguarda l’invio dei dati dall’INPS ai Centri per l’Impiego per la stesura dei Patti per il Lavoro e circoscrivendo l’attenzione sul canale informativo “INPS – Servizi sociali comunali”, gli operatori dei servizi, attori protagonisti per la stesura dei Patti di inclusione sociale, sono stati in questo semestre nell’attesa degli elenchi dei beneficiari del contributo economico con cui procedere nella stesura dei Patti di Inclusione, elenchi, di fatto, disponibili ai più solo a partire dalla fine del mese di settembre. Quella “Piattaforma Digitale per il Patto per l’Inclusione Sociale”[5] in procinto di essere rilasciata come da comunicazione ministeriale dello scorso 16 maggio[6] ha subito, infatti, in itinere dei ritardi connessi sia alla sua attivazione che alle procedure per l’accreditamento dei diversi profili a livello comunale e di ambito, necessari per poter accedere ai dati. Un sistema di gestione certamente innovativo ma che possiamo presumere richiederà un tempo significativo di rodaggio.

 

 


[1] Vedi https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=51758
[2] INPS precisa, infatti, che 38.855 nuclei familiari abbiano successivamente perso il diritto al beneficio per le seguenti motivazioni:  variazione congiunta della composizione e della situazione reddituale del nucleo (48%); variazione della composizione del nucleo (37%), variazione della situazione reddituale del nucleo (10%) e rinuncia (5%).
[3] Cfr. http://www.lombardiasociale.it/2019/05/28/rei-e-rdc-in-lombardia-la-parola-ai-dati/.
[4] Vedi https://www.istat.it/it/files//2018/06/La-povert%C3%A0-in-Italia-2017.pdf. Si precisa che il dato sulla povertà assoluta viene stimato da ISTAT solo a un livello di disaggregazione per macro-area geografica, pertanto, i valori riportati in questo articolo sono stati calcolati applicando la % relativa al Nord Italia e pari a 5,4.
[5] Vedi https://pattosocialerdc.lavoro.gov.it.
[6] Vedi Comunicazione in allegato.