A che punto siamo?

L’Assessore alle politiche sociali, abitative e alla disabilità. Stefano Bolognini, ha annunciato in un convegno pubblico che, nel corso del 2020, andrà a delinearsi il programma che Regione Lombardia adotterà per implementare il “Fondo unico per la disabilità”.

Un percorso che dovrebbe avviarsi nel mese di gennaio con la presentazione al Consiglio Regionale di una prima bozza di programma di attuazione, per poi svilupparsi in dialogo con il Consiglio regionale e quindi concludersi verso la fine dell’anno (idealmente il 3 dicembre 2020), con l’approvazione del piano definitivo e quindi l’avvio della fase di implementazione vera e propria.

L’esito di questo percorso viene messo in relazione con la conclusione del Piano di azione regionale per le politiche in favore delle persone con disabilità , approvato da Regione Lombardia nel 2010 con una prospettive decennale e quindi ora in scadenza (si veda un articolo dedicato).

Sembra sia quindi arrivato il momento in cui gli annunci e le intenzioni siano destinati a tramutarsi in qualcosa di più tangibile. Cosa è lecito aspettarsi nel prossimo futuro? Se e cosa sarà messo in discussione dell’attuale sistema di politiche di welfare sociale per le persone con disabilità? Quali mutamenti potranno avvenire e in che direzione?

Dalle parole … ai (pochi) fatti

L’idea del Fondo unico per la disabilità prende forma nel corso dell’ultima campagna elettorale regionale.  E’ in questo contesto che, l’allora candidato alla Presidenza Attilio Fontana, assume l’impegno “Accorpare e governare le risorse dedicate alla disabilità e alla non autosufficienza, da utilizzare in una logica di “progetto di vita” della persona disabile e della sua famiglia. Non solo, quindi, rispondendo al singolo bisogno, bensì sostenendo in maniera globale il nucleo famigliare” (Estratto da una intervista al Corriere della Sera pubblicata il 22 gennaio 2018).

Una volta divenuto “governatore”, Fontana ribadisce in più sedi la sua volontà di perseguire questo, che viene definito come obiettivo di legislatura. La stessa istituzione di una delega specifica “alla disabilità” assegnata a Stefano Bolognini, sembrava indicare questa direzione, salvo poi verificare che anche solo le competenze, che fino al 2015 erano concentrate nel solo (allora) Assessorato alla famiglia e alle politiche sociale, venivano nell’attuale legislatura distribuite in ben tre direzioni generali (Welfare, Politiche sociali, Famiglia).

L’obiettivo dell’implementazione del Fondo Unico inoltre sembrava rischiare di essere confinato nell’ambito delle promesse elettorali anche dopo l’approvazione del Programma Regionale di Sviluppo (Dgr XI/654, 10 luglio 2018). In questo documento, che rappresenta il programma complessivo della Giunta regionale appena insediata, non troviamo alcun riferimento esplicito al Fondo Unico, nonostante gli interventi in favore delle persone con disabilità siano diffusamente presenti nel documento e non solo all’interno dell’area sociale.

Intenzione di cui non si trova neppure traccia esplicita nella successiva delibera delle regole per l’anno 2019 (Dgr XI/1046) una delibera che pure si occupa di delineare un percorso per avviare la “presa in carico globale” (Punto 17.1, p.245 della delibera) ma come modalità di lavoro integrata dei servizi sanitari, sociosanitari e sociali territoriali, senza però alcun riferimento ad una possibile integrazione delle risorse disponibili in un unico fondo.

Curiosamente, il primo atto formale di Regione Lombardia in cui si affronta il tema è un atto del Consiglio regionale che con la Risoluzione numero 16, approvata all’unanimità nel corso della seduta del 16 aprile 2019, impegna la Giunta “a supportare e valorizzare le azioni promosse per la costituzione del fondo unico per la disabilità, attraverso il coinvolgimento di tutte le direzioni regionali interessate, anche al fine di superare l’attuale frammentazione degli interventi e delle risorse (…), a favorire l’armonizzazione e l’utilizzo coordinato delle risorse a vantaggio dell’efficacia delle politiche, con particolare riguardo alle azioni di presa in carico delle persone con disabilità per lo sviluppo di un efficace progetto di vita”.

In realtà, pur essendo assente dagli atti ufficiali di Regione Lombardia, il tema del Fondo unico è sempre stato presente nei discorsi pubblici dei rappresentanti regionali e anche in alcune iniziative, di carattere preliminare.

Si ha quindi notizia della formazione di un gruppo di lavoro interno su diretta iniziativa della presidenza, con esponenti di tutte le Direzioni generali coinvolte affidato al coordinamento della Direzione generale Politiche sociali, abitative e disabilità. Un gruppo di lavoro che ha identificato una area di lavoro specifica per il welfare sociale, riguardante quindi le risorse di competenza delle DG Welfare, Politiche sociali, Famiglia e Lavoro.

Quanto verrà presentato sarà, con tutta probabilità, l’esito di questo primo sforzo: identificare quali siano le risorse da considerare per dare vita a questo Fondo unico e alcune ipotesi di funzionamento del Fondo stesso. E in effetti nella proposta di Piano Sociosanitario integrato per il 2019 – 2023 (Dgr XI/2498 del 26/11/2019) non viene dichiarata l’intenzione di costituire tale Fondo ma si fa riferimento ad esso nel paragrafo dedicato alla disabilità (pagina 21) quando, auspicando una sempre maggiore integrazione sociosanitaria, si afferma che “il Piano Assistenziale Individuale deve essere declinato all’interno del Progetto di vita, rispettoso delle scelte della persona e della famiglia, finalizzato ad sostenere la permanenza al domicilio, a realizzare una vita piena e di qualità, nonostante i limiti che la condizione di disabilità pone, coerentemente con le azioni avviate per la costituzione del Fondo unico per le disabilità”. Un riferimento implicito a un lavoro in corso di “costituzione”.

Quesiti per il “prossimo” futuro

Allo stato dei fatti quindi, in vista della audizione alla Terza Commissione del Consiglio regionale, che dovrebbe avviare il percorso formale e quindi pubblico “verso il Fondo unico per le disabilità”, è possibile solo porsi alcune domande fondamentali.

La prima riguarda la tripartizione delle competenze nei tre assessorati. Come si farà a garantire unitarietà con questo assetto istituzionale? La costituzione del Fondo unico disabilità, corrisponderà un accorpamento parziale o totale delle competenze relative agli interventi di welfare per la disabilità in un unico Assessorato? Questa soluzione avrebbe certamente il merito di rendere effettivo l’unicità del fondo e anche una sua gestione coerente, anche se non sarebbe priva di criticità, ad esempio nella gestione coordinata degli interventi per le persone con disabilità con l’insieme degli interventi di welfare. In ogni caso appare oggi improbabile che almeno tre direzioni generali rinuncino facilmente alla gestione di risorse così significative. Più probabile che si dia vita a forme di governance interna, al fine di orientarne l’uso in modo maggiormente coordinato e omogeneo.

La seconda riguarda invece la destinazione delle risorse del “Fondo unico”. Tutti i principali atti di Regione Lombardia che parlando di welfare sociale e disabilità, insistono sulla necessità di garantire la presa in carico e la progettazione personalizzata degli interventi. E’ quindi probabile che la costituzione del Fondo sia destinato prioritariamente a sostenere questo sforzo e questa intenzione. Resta da verificare fino a che punto la Giunta regionale, nel suo complesso, sia disponibile a inserire quei margini di flessibilità, oggi mancanti nella gestione delle singole misure e delle Unità di offerta, per permettere realmente alle risorse pubbliche di mettersi al servizio dei progetti delle persone con disabilità.