Visto il Pilastro Europeo dei Diritti Sociali, firmato a Göteborg (Svezia) il 17 novembre 2017, che, tra i suoi principi sottolinea il diritto dei bambini a servizi di educazione e cura a costi sosteni­bili e di buona qualità, alla protezione della povertà e a misure specifiche tese a promuovere le pari opportunità tra i minori”: questo è l’incipit della DGR XI/2599 del 9 dicembre 2019 che approva la “Dote infanzia” e stanzia 15 milioni di euro per “l’accesso a prestazioni e a beni che supportino la genitorialità e favoriscano il benessere del bambino, intervenendo sin dalla fase prescolare, al fine di prevenire e contrastare le condizioni di vulnerabilità economica e sociale delle loro famiglie”.

La misura, rivolta in via sperimentale ai minori che nell’anno 2020 compiono 4 anni e con un genitore residente in Regione Lombardia da almeno 5 anni, si sviluppa lungo due principali direttrici volte a favorire:

– l’accesso a servizi a supporto delle competenze genitoriali e dell’aumento del benessere del bambino;

– l’accesso a beni che assicurino un ambiente supportivo e creativo per il pieno sviluppo del potenziale di crescita.

Nello specifico, le prestazioni e i beni individuati dalla delibera a supporto della genitorialità e del benessere del bambino sono:

  • servizi di consulenza ai genitori, anche a domicilio, sulla gestione e l’educazione del bambino;
  • attività ludiche e artistico-creative per lo sviluppo socio-emotivo e cognitivo del minore (“gioco intelligente”) e per favorire il legame e la relazione supportiva genitore-bambino o caregiver-bambino;
  • attività ludiche in ambito creativo, musicale e sportivo;
  • attività per il contatto con le lingue straniere e l’apprendimento linguistico precoce;
  • componenti d’arredo per la cameretta (letto, armadio, scrivania, comodini, cassettiere, libreria…) per assicurare un ambiente “a misura di bambino”.

La misura si concretizza in un rimborso a copertura dell’80% dei costi sostenuti per gli interventi finanziabili, scaglionato in base all’ISEE:

Valore ISEE Importo massimo rimborsabile
Fino a 15.000 euro 500 euro
>15.000 e fino a 25.000 400 euro
>25.000 e fino a 40.000 200 euro

 

La delibera prevede anche l’applicazione del Fattore Famiglia Lombardo (FFL) – anno 2019 alla misura Dote Infanzia ad incre­mento dei contributi concessi, sulla base di alcuni parametri e secondo una formula calcolata automaticamente dal sistema www.bandi.servizirl.it:

1) numero dei figli;

2) abitazione principale gravata da un mutuo per l’acquisto;

3) residenza in regione Lombardia per un periodo maggiore o uguale a 7 anni;

4) presenza nel nucleo familiare di persone anziane di età maggiore o uguale a 65 anni o di donne in accertato stato di gravidanza;

5) presenza nel nucleo familiare di persone con disabilità o persone non autosufficienti.

La misura prevede il coinvolgimento tanto degli Ambiti, quanto delle ATS.

Gli Ambiti territoriali hanno il compito di:

– definire attraverso una manifestazione d’interesse, l’elenco dei soggetti che offriranno i servizi ricevendo il rimborso  direttamente dagli Ambiti, per conto della famiglia, eccetto che per il Bonus cameretta per cui la famiglia riceve dall’Ambito il rimborso concesso.

– istruire e validare le domande presentate dalle famiglie;

Dei 15 milioni previsti, 1,5 milioni sono destinati agli Ambiti per istituire il catalogo delle Prestazioni e validare le domande.

Le ATS, oltre al compito di supporto agli Ambiti e di trasferimento delle risorse agli stessi, hanno compiti di coordinamento e monitoraggio quali-quantitativo della misura sul territorio, compresa l’applicazione dell’indicatore sintetico del Fattore Famiglia Lombardo, anche al fine del collegamento della misura con il sistema dei servizi socio-sanitari.

Le risorse che finanziano la misura derivano in piccola parte dal Fondo Famiglia 2019 e per il resto si tratta di risorse proprie regionali destinate a finanziare iniziative sperimentali per la famiglia, le stesse risorse che in passato hanno finanziato il bonus bebè regionale (cessato per la sovrapposizione con il bonus bebè ministeriale).

I 15 milioni di euro destinati alla Dote Infanzia quindi, sono risorse proprie regionali, e non risorse di altra provenienza, ad esempio europea, che prevedono vincoli specifici di utilizzo, che Regione Lombardia ha scelto di investire quali risorse per l’avvio di una nuova sperimentazione, la Dote Infanzia per l’appunto.

La Dote Infanzia è quindi una nuova sperimentazione che Regione Lombardia finanzia con 15 milioni di euro quale sperimentazione che declina le strategie di policy di Regione per i minori e le famiglie.

 

Alcune riflessioni sul senso della misura

Se volessimo riassumere in estrema sintesi la misura “Dote Infanzia”, potremmo riassumerla così:

  • 15 milioni di euro;
  • per soli bambini di 4 anni;
  • per nuclei familiari con ISEE fino a 40.000;
  • per l’acquisto di beni e servizi.

Provando a ricercare un senso in una sperimentazione come quella delineata, riconnettendo gli interventi previsti con le finalità dichiarate di favorire il benessere del bambino in età prescolare e di prevenire la vulnerabilità sociale e economica delle famiglie, emergono diversi elementi di preoccupazione, in relazione alla quantità di risorse investite, al modello educativo e di benessere che si intende promuovere, ai destinatari delle risorse e al processo che si intende attivare.

Quale benessere per i bambini e le famiglie?

15 milioni di euro sono una cifra davvero notevole, soprattutto se comparata con altri investimenti e misure emanate da Regione Lombardia.

La misura Nidi Gratis per il 2019/2020 Regione Lombardia ha stanziato 37 milioni di euro, poco più del doppio della Dote Infanzia, per sostenere la frequenza del nido di bambine e bambini, da 0 a 3 anni. Negli anni passati, sulla misura sono stati investiti circa 30 milioni annui, per azzerare le quote di frequenza dell’asilo nido per una media di circa 14.000 bambini all’anno.

37 milioni di euro per garantire a bambine e bambini fino a 3 anni un anno di accesso a servizi educativi e di cura di qualità e per sostenere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei loro genitori.

Abbiamo più volte sottolineato, in articoli precedenti, i limiti della Misura Nidi Gratis: una misura che, se da un lato allevia in modo importante la spesa delle famiglie, per un altro verso non interviene in nessun modo sul sistema dell’offerta, in termini di ampliamento quali quantitativo.

Nonostante tale criticità, si tratta però di una misura che guarda all’asilo nido come a un’esperienza importante per le famiglie, non solo in ordine alla conciliazione dei tempi di vita, ma anche in relazione all’offerta di un’esperienza educativa di qualità per i bambini nella prima infanzia.

Se si pensa che il nido sia un’esperienza strategica nei percorsi evolutivi e di crescita di bambine e bambini, ma anche quale esperienza di socializzazione, incontro e sostegno per i genitori, qual è il senso di  investire 15 milioni di euro su beni e servizi che mantengono la famiglia in una condizione di totale isolamento e solitudine, quale sola acquirente di beni e servizi? Da un lato, si cerca di sostenere la frequenza ai nidi, dall’altro, si “rinchiudono” i genitori e i bambini negli spazi privati (la cameretta, la prestazione dello specialista a domicilio) o si punta, a quattro anni, a incrementare quell’attivismo e quell’iper prestazione fatta di corsi su corsi, che da più parti si sostiene ormai, essere una forma di “bulimia educativa” poco coerente con i compiti evolutivi di un bambino e di una bambina di quattro anni.

Non ultimo, leggere in una delibera regionale, che la scrivania è un “bene che assicura un ambiente supportivo e creativo per il pieno sviluppo del potenziale di crescita”, ci preoccupa un po’ e ci interroga su quale sia la sottostante idea di benessere per un bambino di 4 anni.

Allo stesso tempo, un’altra delibera recentemente approvata da Regione, la DgrXI/2315 del 28 ottobre 2019, stanzia 800.000 euro per avviare delle sperimentazioni di “nuovi luoghi e approcci diretti ad accrescere le opportunità e le modalità di accesso ai servizi nelle diverse fasi di evoluzione del nucleo familiare in un’ottica di “Centro per la Famiglia” e a rafforzare le competenze di tutto il nucleo familiare in funzione preventiva”. La stessa delibera si rivolge a un target molto ampio: bambini da 0 a 6 anni, preadolescenti e adolescenti fino ai 18 anni, genitori e altri familiari (es. nonni, fratelli ecc…).

800.000 euro a fronte di 15 milioni di euro sembrerebbero proprio una cifra residuale, a conferma della residualità che, nelle policy regionali, sembrerebbero assumere logiche preventive che investono sul lavoro territoriale, sulla creazione di luoghi e opportunità dove le famiglie possano incontrare i professionisti, ma anche altre famiglie, per sostenere la creazione di legami e forme di auto mutuo aiuto tra le famiglie stesse…

37 milioni di euro per la frequenza dei nidi, 15 milioni di euro per la cameretta e corsi o prestazioni anche a domicilio per i genitori, 800.000 euro per sperimentare dei “Centri famiglia”… Quale è il disegno di policy per prima infanzia e famiglie di Regione Lombardia? Perché non investire davvero sui servizi di qualità per i bambini e le famiglie, ampliando e diversificando l’offerta, venendo incontro alle esigenze di supporto pedagogico ed educativo in luoghi che aprano all’incontro e al confronto tra le famiglie, e tra queste e il territorio?

Per quali famiglie? Un allargamento fuori misura dei destinatari

Destinatari della “Dote Infanzia” sono i nuclei familiari con almeno un figlio che compie 4 anni nel corso dell’anno solare 2020 e con residenza in Lombardia da almeno 5 anni del genitore o tutore legale richiedente. Ma destinatari sono anche i nuclei familiari con ISEE fino a 40.000 euro.

Se già c’era stato qualche stupore sulla scelta, per le misure degli ultimi anni, di innalzare la soglia ISEE a 20.000 euro, la Dote Infanzia spiazza oltre ogni aspettativa: dare contributi economici per la cameretta o per prestazioni ad hoc a famiglie con ISEE di 40.000 euro sembra una scelta davvero poco comprensibile.

Già altre esperienze passate hanno evidenziato che, per famiglie che non si collocano nella fascia della vulnerabilità economica, la sproporzione tra costi legati alle procedure necessarie alla richiesta dei contributi, compresa l’attestazione dell’ISEE, e il beneficio economico che ne possono trarre (in questo caso 200 euro di contributo) porta a un generale disinteresse verso le misure economiche, che quindi rischiano di rimanere inutilizzate. Se, inoltre, l’obiettivo è quello di prevenire la vulnerabilità sociale ed economica delle famiglie, la scelta di un contributo “a pioggia” come questo risulta scarsamente coerente.

Perché, ratio estrema, non ampliare i destinatari potenziali rivolgendosi a bambini anche di età diverse, abbassando la soglia ISEE? Perché non sostenere quei nuclei in evidente condizioni di povertà economica, ma anche educativa, culturale, relazionale, sostenendoli in percorsi sociali ed educativi di qualità ed accompagnandoli a conoscere e fruire di quanto i territori offrono?

Non è del “corso” o della cameretta che i bambini di 4 anni, ma non solo, hanno bisogno, ma di adulti che, in relazione con altri adulti, siano essi professionisti o altri genitori, possano accompagnare i bambini, comprendere quali sono i loro bisogni educativi, sociali, sanitari e a riconoscere e utilizzare le opportunità e le offerte che i territori offrono, partecipando anche alla loro progettazione o erogazione.

Negli ultimi anni, sono molte le esperienze in Regione Lombardia che hanno mostrato l’importanza strategica di coprogettare con le famiglie, servizi o iniziative in risposta ai bisogni tanto delle famiglie, quanto dei bambini. Privare le famiglie di questa possibilità e delegare questa dinamica importante e vitale a una pura logica di mercato e di acquisto di beni e servizi, ci sembra una scelta miope. A furia di “dare” soldi, prestazioni, beni materiali, senza nessun accompagnamento o fuori da ogni relazione, si rischia di atrofizzare sempre più il pensiero degli adulti e la loro capacità di sintonizzarsi con i bisogni e i desideri dei loro figli.

Servono davvero gli Ambiti per distribuire Bonus?

Non ultimo, sulla funzione degli Ambiti, che saranno tenuti a governare questa partita, definendo un elenco fornitori e gestendo la parte di istruttoria e validazione delle domande, nonché di erogazione dei rimborsi agli stessi fornitori: quello che una volta, non molti anni fa, era toccato in sorte ai Consultori, tocca ora agli Ambiti. Quando fu inserito il Fondo Nasko, evidenziammo come ai Consultori era stata di fatto, delegata una funzione di Bancomat e controllori delle spese, se non degli scontrini[1].

Ci chiediamo se gli Ambiti, con questa misura, non corrano lo stesso rischio… Dovranno, di fatto, istituire un albo dei soggetti che presteranno servizi e verificare le spese delle famiglie ai fini del rimborso, senza nessuna possibilità di collocare questa misura dentro a progettualità più ampie e di attivazione tanto delle risorse dei territori, quanto del protagonismo familiare, con il rischio allo stesso tempo di un sovraccarico di lavoro amministrativo e di svuotamento del lavoro con le famiglie e con il territorio.

 

[1] Si vedano gli articoli di approfondimento sul ruolo degli assistenti sociali all’interno dei consultori familiari in relazione alle misure di sostegno a natalità e genitorialità: Nasko, Cresco, Sostegno, etc