Il progetto Trame di Futuro in Lombardia è stato realizzato (settembre 2018 – settembre 2019) da 24 enti regionali di terzo settore in collaborazione con ANCI Lombardia, il coordinamento regionale dei CSV e cinque fondazioni di comunità. È stato finanziato dal bando regionale 2018 ex articolo 72 D.lgs.117/2017.
Il progetto Trame di Partecipazione ne raccoglie l’eredità, grazie al finanziamento del Bando regionale di sostegno alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di volontariato 2019. Sempre in una dimensione regionale ma in questa occasione riconosciuta anche formalmente[1], sviluppa i nodi che il precedente progetto, grazie al confronto e all’elaborazione comune tra organizzazioni di terzo settore, con gli enti filantropici, con gli enti locali a livello sia regionale sia territoriale, ha incontrato ma non affrontato.

Nell’appuntamento di lancio del progetto e di chiusura del precedente (giovedì 24 ottobre 2019 a Milano) ci si è concentrati e si è cercato di mettere al meglio a fuoco l’orizzonte politico della iniziativa.[2]
Aver dedicato tempo e risorse alla dimensione politica di un progetto è un inedito risultato reso possibile dal fatto che i partner del progetto, diversi per natura e finalità, hanno trovato esclusivamente in un comune orizzonte di obiettivi le ragioni per co-investire e, incoraggiate anche dagli importanti risultati dell’edizione precedente, hanno scelto di andare fino in fondo nell’affrontare le sfide che il primo anno di lavoro ha presentato.

L’eredità di Trame di Futuro: esiti e questioni aperte

 

Gli esiti

L’azione 2 del progetto Trame di Futuro in Lombardia si è concretizzata in sette incontri: due partecipati dalle organizzazioni regionali e cinque dalle organizzazioni locali tenutisi presso le sedi delle fondazioni di comunità di Brescia, Como, Cremona, Lodi, Nord Milano. Hanno partecipato 97 enti con leader associativi, dirigenti di imprese sociali, degli enti filantropici, delle imprese e amministratori pubblici. L’obiettivo era trovare modalità di confronto fra enti del terzo settore, filantropici, pubblici e imprese su un piano programmatico e non solo progettuale. La modalità: ascolto attivo per raccogliere proposte e osservazioni dalle realtà territoriali con le quali migliorare le misure, le politiche e l’efficacia dei dispositivi regionali e nazionali.

Il primo ciclo di incontri si è tenuto fra gennaio e febbraio, un secondo nel mese di maggio. La prima fase si è concentrata nell’analisi e valutazione del bando regionale che ha finanziato il progetto. Sono state raccolte osservazioni e proposte al fine di migliorare l’edizione successiva. Questo obiettivo è stato perseguito anche grazie ad una parallela attività di co-programmazione con Regione Lombardia che ha coinvolto, oltre al Forum del Terzo Settore – Lombardia, CSVnet Lombardia e IRS (Istituto per la Ricerca Sociale). La partecipazione “plurale” agli incontri (cioè, come si è detto, non solo di enti del terzo settore ma anche filantropici, pubblici e del mercato) ha permesso di analizzare e proporre soluzioni per il miglior rapporto fra esigenze del territorio, risorse disponibili e capacità di impiego. Questo spiega in gran parte il successo delle proposte elaborate.
Il secondo ciclo di incontri si è concentrato sulle modalità di funzionamento delle sedi sperimentate e il loro consolidamento.

 

Risultati

Le osservazioni e le proposte raccolte durante gli incontri sono state in gran parte accolte da Regione Lombardia e inserite nel bando del 2019. Senza citare punto per punto le proposte accolte riportiamo la frase inserita da Regione Lombardia in testa al bando 2019: Con il presente avviso si intende favorire la partecipazione attiva degli Enti del Terzo Settore allo sviluppo sociale ed economico del territorio regionale, sostenendone le capacità organizzative e rafforzando le reti in un’ottica di sussidiarietà orizzontale. Sia che l’Amministrazione Regionale abbia ripreso questo approccio dai contenuti elaborati nel corso dei nostri incontri sia che non l’abbia fatto e che le nostre valutazioni e proposte abbiano “solo” anticipato la sua impostazione, gli enti di terzo settore si trovano a poter organizzare i loro progetti all’interno di indirizzi che non solo condividono ma che hanno auspicato come orizzonte strategico del bando successivo.

 

Le questioni aperte

È stato così raccolto un invito/sfida proposto dal Forum del Terzo Settore – Lombardia: “è possibile definire un rapporto più chiaro e produttivo fra reti di enti e/o progetti regionali e territoriali?”
Domanda che implicitamente ne implicava almeno altre due:

  • Quale è la composizione delle sedi di incontro e confronto e quali le più adeguate modalità di interazione perché le reti regionali e territoriali di enti portino avanti i loro progetti?
  • Cosa scambiano con reciproco vantaggio i livelli territoriali e regionale sia che con “livello” ci si riferisca ai soggetti sia ai progetti?

Nel corso dei diciotto incontri regionali e territoriali sono emerse alcune indicazioni che sono state solo parzialmente sviluppate nella realizzazione del progetto; altre vengono lasciate in eredità a una seconda stagione di progetti regionali e territoriali (tra questi sicuramente Trame di Partecipazione, ma anche Oltre il Sostegno, Trame di partecipazione Adda Martesana e Trame di Partecipazione Alto Milanese … progetti presentati sull’edizione 2019 del bando regionale). In estrema sintesi possiamo così richiamare le indicazioni raccolte:

  • Prima indicazione: è necessario creare le condizioni per assicurare continuità alle attività (ai progetti) e stabilità alle reti che li organizzano. Ovvero è necessario un più stretto coordinamento fra programmi di medio-lungo periodo e progetti specifici così come fra impieghi su specifiche iniziative e investimenti strutturali.
    Come corollario di questa prima indicazione si evidenzia la necessità di assicurare stabilità ai meccanismi che mettono in connessione obiettivi/investimenti programmatici ed impieghi – progetti territoriali “e viceversa”. Con “viceversa” si segnala un’opportunità spesso trascurata: gli impieghi e i progetti territoriali non solo sono necessari per tarare l’attività di valutazione delle programmazioni/investimenti dei livelli sovraordinati ma, se ascoltati, producono proposte e contributi fondamentali per orientarle.
  • Seconda indicazione: la possibilità di rispondere alle sfide poste al terzo settore dai bisogni emergenti dipende dalla capacità di dar vita a reti plurali. Non è più accettabile l’autoreferenzialità con la quale il terzo settore (ma non solo il terzo) ha troppo spesso esercitato il proprio ruolo. Costituire reti plurali significa aprire un rapporto vero ed effettivo tra gli attori ma soprattutto con i cittadini; un rapporto nel quale ciascuno possa riconoscere i propri bisogni e interessi: premessa indispensabile per far convergere le risorse verso obiettivi condivisi e quindi per effettive attività di co-progettazione. Altrimenti si corre il rischio di dar vita a coalizioni strumentali o pleonastiche. Un corollario di questa seconda indicazione: l’efficacia dell’azione di tali reti così come degli enti che le compongono dipende dalla possibilità di far ricorso a stabili e strutturati meccanismi di connessione sia con il contesto sia con i vincoli e le opportunità posti dai programmi dei livelli sovraordinati.

 

Una valutazione del progetto concluso

Cosa ha funzionato
Affidare responsabilità di conduzione del progetto in base alle competenze invece che alla rappresentanza ha portato a definire un orizzonte di lavoro credibile per più realtà. Ciò ha permesso di far convergere su obiettivi condivisi interessi e bisogni di una più ampia platea di enti rispetto a quella dei partner originari.
Si è così manifestato il vantaggio dato dall’investimento in relazioni sia lunghe sia corte.
Le relazioni “corte” hanno sviluppato soprattutto a livello locale una fattiva collaborazione fra enti di terzo settore, pubblici, filantropici, imprese e in particolare con le fondazioni di comunità, per la realizzazione dell’azione di coinvolgimento dei giovani e l’attività istruttoria per la co-programmazione del bando regionale. Le relazioni “lunghe”, con le sedi nazionali e regionali, hanno permesso di ottimizzare gli investimenti dei diversi soggetti nell’attività di formazione.
Come si è detto, la partecipazione di realtà locali, regionali e nazionali per definire un comune orizzonte di lavoro ha costretto a mettere a tema la precisazione dei rapporti fra questi diversi livelli.

Cosa non ha funzionato
Non c’è stata un’autonoma iniziativa degli enti partecipanti al progetto per coinvolgere e attivare il contributo di altre realtà e soprattutto dei singoli cittadini.
Questa mancanza non permette agli enti, né singolarmente né aggregati, di costruire coesione sociale, di fare delle comunità a cui appartengono una risorsa per la cura dei beni comuni.
Questo è un nodo che il progetto non ha sviluppato: il problema principale che si lascia in eredità ai progetti futuri.

 

 

Le sfide che Trame di Futuro lascia in eredità al suo successore Trame di Partecipazione

Come connettere l’azione delle reti territoriali con quella delle reti regionali, nazionali e comunitarie.
Il ciclo di incontri in cui si è analizzato e sono state definite proposte di miglioramento del bando regionale è un esempio (i risultati permettono di parlare di “buona pratica”) di efficace connessione fra livello territoriale e regionale.
Esiste una stretta connessione fra questo punto e quello successivo, quando si prende in esame l’esigenza espressa sia negli incontri territoriali sia in quelli regionali di avere condizioni perché i progetti possano avere una prospettiva più ampia rispetto a quella determinata dal contributo che ne sostiene l’avvio.
Se si vuole assumere questa esigenza senza perdere la caratteristica dei bandi di essere uno strumento di selezione fra diverse proposte non possiamo ovviamente pensare di premiare un determinato progetto per ‘x’ bandi successivi a prescindere dal confronto tra questo e altre proposte.
Può essere una soluzione lavorare per un maggior coordinamento fra attività di programmazione, che per esempio potrebbe assumere come obiettivo di medio lungo periodo il consolidamento/rafforzamento delle reti, e attività di progettazione nella quale l’investimento per consolidare/rafforzare le reti potrebbe essere fatto alla luce di una prospettiva di medio lungo periodo lasciando che i progetti competano relativamente agli obiettivi e alle strategie di merito anche su terreni diversi: ambientale, culturale, sociale, eccetera.
L’investimento richiesto per dar vita e consolidare le reti può essere ripagato dal fatto che i bandi confermano comunque un’attenzione a questa dimensione più strutturale e di metodo senza togliere che nella valutazione delle specifiche richieste di contributo possono essere premiate oggi una proposta e domani un’altra.
Con ciò è evidente che l’integrazione fra programmazione e progettazione deve essere più chiara ed esplicita. Così come che si deve cercare un rapporto permanente e strutturato fra le attività di co-progettazione e di co-programmazione (attività che evidentemente impegnano livelli differenti dei soggetti a diverso titolo coinvolti (rappresentanze regionali per gli enti di terzo settore, autorità titolari della programmazione per gli enti locali eccetera).
Questo approccio porta a integrare e distinguere compiti e funzioni del livello titolare della programmazione e del livello titolare della progettazione con una ricaduta anche sull’identificazione e l’impiego di indicatori di risultato. È possibile infatti pensare che gli obiettivi programmatici diano vita a indicatori che vadano a misurare l’efficacia del rapporto fra dispositivi e progetti. Per esempio la capacità di moltiplicare le risorse nella realizzazione delle attività progettuali è dovuta principalmente al ruolo delle reti mentre il grado di raggiungimento degli obiettivi delle attività è dovuto principalmente alla capacità di conduzione e realizzazione delle azioni e delle attività.

Come integrare attività di co-programmazione (per esempio quella che abbiamo condotto con Regione Lombardia per migliorare il bando regionale rivolto a ODV e APS) con attività di co-progettazione (per esempio quella che abbiamo promosso con gli incontri nelle sedi delle fondazioni di comunità di Brescia, Como, Cremona, Lecco, Nord Milano).
Anche tenendo di conto di quanto anticipato nel punto precedente ci sono comunque delle specificità del punto 2. Mentre l’intento di trasferire informazioni e indicazioni che vengono dall’attività di programmazione per facilitare la migliore progettazione e realizzazione degli interventi a livello territoriale è una pratica che ha qualche precedente, il processo inverso è molto più raro. Si sottopongono (quando lo si fa) a valutazione i progetti e le attività territoriali ma non ci si interroga su come potrebbero essere migliorati i dispositivi e le politiche a cui quei progetti fanno riferimento. Non si esplorano le potenzialità di un rapporto più sistematico fra attività di co-progettazione e attività di co-programmazione.

In che modo analizzare il rapporto fra servizi e prestazioni con cui le organizzazioni di terzo settore rispondono ai problemi della persona, delle comunità e del territorio e politiche e strategie finalizzate a affrontare le cause di quei problemi.
Nello sviluppare i punti precedenti si è già detto più di qualcosa su questo nodo. Ma vale la pena di registrare l’esigenza di valorizzare la connessione fra obiettivi concreti e misurabili –organizzati e realizzati perlopiù localmente- con le misure che mirano alla rimozione delle cause dei problemi –il che attiene più all’attività di programmazione. La questione è se gli enti di terzo settore riescono a vedere e lavorare su questa connessione senza sviluppare una loro autonoma strategia, senza essere titolari esclusivi delle loro strategie di sviluppo. Quando il mandato e gli indirizzi vengono esclusivamente dai dispositivi si rischia di favorire comportamenti opportunistici da parte degli enti di terzo settore che sono portati ad assumere acriticamente analisi e strategie che propongono i bandi pur di ottenere i contributi. Le organizzazioni di terzo settore sono già portate ad adeguarsi senza porsi troppe domande relativamente alla conferma o falsificazione delle indicazioni dei dispositivi (ovvero senza offrire alcun contributo al loro miglioramento). C’è il concreto rischio di perdere l’autonomia dell’iniziativa del terzo settore che viene così confinato a interpretare un ruolo meramente gestionale. Il terzo settore sarà chiamato a gestire secondo le indicazioni dei dispositivi di finanziamento servizi e interventi e quasi invitato a non interrogarsi su come questi possono concorrere o meno a risolvere strutturalmente i problemi.

Come possiamo meglio coordinare risorse -materiali e immateriali- con esigenze di sostegno per le attività o per lo sviluppo/consolidamento delle organizzazioni di terzo settore.
Ci chiediamo per esempio se le risorse per l’acquisto di beni strumentali o il pagamento delle utenze degli enti di terzo settore è il caso che provengano dalle stesse fonti di risorse che sostengono attività di rafforzamento della coesione sociale; o se le fonti delle risorse per sostenere i costi di servizi standard è il caso che siano le stesse che sostengono attività di advocacy. È evidente l’intreccio con il tema di cui al precedente punto 3, così come ci sembra che questo nodo vada assolutamente affrontato per rispondere all’esigenza di assicurare continuità ai progetti e dare una prospettiva di medio lungo periodo che permetta di investire.

Come aggiornare tanto le relazioni quanto i luoghi di incontro fra enti di terzo settore, Pubblico ed enti filantropici alla luce dei cambiamenti normativi.
Più in generale è necessario capire come organizzare luoghi e procedure di confronto fra tutti questi soggetti per conservare il contributo che attualmente viene da moltissime esperienze associate dei cittadini alla vita delle loro comunità. Se domani avremo una notevole riduzione dell’insieme delle istituzioni di terzo settore, e quindi soprattutto a livello locale assisteremo a una importante riduzione delle organizzazioni che potranno collaborare con la Pubblica Amministrazione e gli enti filantropici allora dovremo aggiornare compiti e funzioni dei soggetti Pubblici, filantropici e di terzo settore per salvaguardare il contributo di quelle organizzazioni che la legge non riconoscerà più come organizzazioni di terzo settore. Dovremo inoltre capire come “luoghi e procedure di confronto” potranno favorire l’esercizio di questa nuova responsabilità.

 

 


[1] Nel Bando 2019, diversamente da quanto accaduto nel 2018, è stata prevista una specifica differenziazione dei progetti per tipologia e ambito di intervento: gli enti hanno infatti potuto presentare progetti locali, territoriali o regionali. Per cfr si vedano il Bando e i progetti finanziati.
[2] Su questo cfr. La Natura bifronte del Terzo Settore di Gregorio Arena.