Un recente Quaderno della Fondazione Cariplo ha approfondito l’esperienza delle Fondazioni di comunità, fornendo dati e analisi, a partire dai processi della loro costituzione sino ai sistemi di governance adottati. Riportiamo qui di seguito gli elementi più salienti del lavoro, concentrando l’attenzione sulle 13 Fondazioni presenti in Lombardia.

 

Cosa sono e quante sono

Si tratta di “istituzioni ibride” – così definite di recente da Paolo Venturi di Aiccon – che si propongono di sviluppare una filantropia vicina alle esigenze della comunità: in ascolto dei bisogni locali, capace di reperire risorse e mobilitare relazioni a favore di progettualità sentite come prioritarie dalla comunità di riferimento. Il loro impegno è rivolto, da una parte, a stimolare la cultura del dono, della partecipazione e della solidarietà, creando “condizioni che rendano l’atto del donare semplice, sicuro, economico ed efficace, riducendo ostacoli burocratici ed amministrativi, offrendo incentivi e garantendo informazioni e rendicontazioni trasparenti delle risorse utilizzate” e, dall’altra, favorire la creazione di un “mutualismo comunitario” capace di attivarsi per co-produrre soluzioni a favore delle proprie comunità.

Le prime esperienze nascono su spinta della stessa Fondazione Cariplo a fine anni ’90, con l’obiettivo di creare una rete di Fondazioni autonome, seppur in partnership con Cariplo. Una partnership che si è concretizzata nel tempo attraverso la garanzia di un coordinamento della rete che via via si è creata, lo sviluppo di modelli di governance e, ovviamente, risorse per l’avvio grazie al cosiddetto Fondo di dotazione patrimoniale.

Le prime Fondazioni a nascere sono state quelle di Lecco e Como, nel 1999, seguite da altre dieci nei tre anni successivi, arrivando al 2006 a 15 Fondazioni comunitarie a cui poi, nel 2018, si è aggiunta anche quella di Milano. Di queste, 3 sono espressione di territori piemontesi (Fondazione Comunitaria Novarese, Verbano-Cusio-Ossola e Ticino-Olona) mentre le restanti sono lombarde.

Nel panorama nazionale, le realtà afferenti alla rete di Cariplo, oltre ad essere le antesignane di questa esperienza sono anche le più numerose, sebbene negli ultimi anni si registrino importanti evoluzioni, grazie all’investimento di altre Fondazioni, come Compagna di San Paolo, Fondazione Con il Sud, Fondazione di Venezia. Nella recente conferenza annuale organizzata da Assifero a novembre scorso, si contavano 40 Fondazioni di Comunità attive in tutta Italia e 5 in via di costituzione.

 

Alcuni dati

Il quaderno fornisce alcuni dati puntuali sulle performance delle Fondazioni comunitarie afferenti al progetto Cariplo.

Per dare l’idea della dimensione di queste realtà basti pensare che dal 1999 al 2017 il valore delle donazioni raccolte ammonta a 168,2 milioni, al netto dei trasferimenti garantiti da Cariplo. I contributi erogati sono stati pari a 333,3 milioni, a favore di 32,5mila progetti. Numeri importanti dunque. Per altro Cariplo ha posto un obiettivo sfidante per stimolare la raccolta: raggiungere in 10 anni una raccolta di donazioni pari a quanto inizialmente garantito da Cariplo, per ottenere una erogazione ulteriore di pari entità. 13 Fondazioni hanno raggiunto questo obiettivo.

In un decennio, il valore del patrimonio è cresciuto di oltre il 60%, passando dai 159 milioni del 2006 ai 262 milioni del 2017. Le erogazioni, anch’esse cresciute, sono passate da 19 a 29 milioni, raddoppiando il numero di progetti sostenuti.

Il quaderno riporta alcuni dati puntuali riferiti al 2017, che mostrano sensibili differenze tra le diverse Fondazioni comunitarie, rispetto al valore medio delle donazioni, alla loro provenienza e alla stessa destinazione delle erogazioni.

La Fondazione con il valore medio più alto di donazione è Brescia, con 5.000 euro, seguita da Bergamo (3.000) mentre tutte le altre sono sotto ai 2.000 euro, e 4 sotto i 1.000 (Lodi, Mantova, VCO e Novara).

Mediamente le donazioni più generose vengono da Imprese (valore medio 4.318 euro) ed Enti pubblici (valore medio 5.513 euro), mentre quelle derivanti da singoli individui superano di poco i 600 euro. Tuttavia la situazione non è affatto omogenea:

  • VCO e Bergamo presentano percentuali superiori di donazioni da imprese, addirittura nella Fondazione comunitaria del VCO due donazioni su tre provengono da questo soggetto (65%)
  • Varese, Brescia e Monza evidenziano una prevalenza di donazioni da Enti di Terzo settore
  • Cremona, Lodi, Mantova, Pavia e Nord Milano invece da micro-raccolta da persone
  • Lecco e Sondrio hanno percentuali superiori di donazioni da Enti pubblici.

Certamente è una fotografia che andrebbe monitorata nel tempo, perché potrebbe essere influenzata dalla presenza di specifiche progettualità, che favoriscono raccolte da alcuni attori piuttosto che altri. Certamente la fotografia però mostra il segno di una varietà notevole.

Infine le destinazioni delle erogazioni: sono in prevalenza orientate a sostenere interventi nel settore dei servizi alla persona ma i dati anche in questo illustrano alcune eccezioni interessanti. Una prevalenza per la FC di Pavia di interventi in ambito culturale e una diversificazione significativa per la FC di Lodi, che oltre alla cultura, aggiunge anche erogazioni a favore di interventi nel settore ambientale.

 

Le sfide future

Il quaderno evidenzia alcune questioni che rappresentano sfide importanti per l’evoluzione futura di queste realtà.

Prima tra tutte quella di orientarsi alla cosiddetta “filantropia strategica”, ovvero superare la mera finalità erogativa, spesso agita rispondendo alle richieste dei propri stakeholder, evolvendo verso una maggiore capacità di farsi promotrici di innovazione sociale, sostenendo la trasformazione dei servizi e la ricerca innovativa di soluzioni ai problemi pressanti delle proprie comunità. Un’occasione certamente importante per mettere a fuoco questa sfida ed accrescere le proprie competenze in questa direzione, è stata la partecipazione al programma Welfare in Azione, il bando di Welfare di comunità e innovazione sociale promosso da Cariplo in questi ultimi anni. Una partecipazione che ha offerto uno spazio di protagonismo importante alle Fondazioni di Comunità, di concorrere alla raccolta fondi e mettere a frutto il proprio patrimonio relazionale.

Ci sono poi alcuni temi specifici su cui le Fondazioni possono svolgere un ruolo di rilievo:

  1. I lasciti testamentari e la gestione efficace di questo patrimonio. Il quaderno riporta alcune stime dell’Osservatorio di Fondazione Cariplo, che indicano entro il 2030 un valore dei lasciti testamentari destinati alla beneficenza superiore ai €100 miliardi.
  2. Il Dopo di Noi e le novità normative introdotte con la l.112/16, su cui le fondazioni potrebbero offrire soluzioni interessanti nella gestione dei patrimoni e nello sviluppo di strumenti giuridici in grado di sostenere la vita autonoma delle persone con gravi disabilità.
  3. La sinergia con le imprese: riconoscendo come negli ultimi anni si sia risvegliato un rinnovato interesse verso attività di responsabilità sociale di impresa dedicate al benessere della collettività e della comunità di riferimento, le Fondazioni di comunità potrebbero contribuire proficuamente a sviluppare collaborazioni con le aziende presenti e attive sul territorio.
  4. Lo sviluppo dei Beni Comuni procedendo nella promozione della cura e la rigenerazione di beni ad uso collettivo, abbandonati o sottoutilizzati.