Il lento processo di attuazione della l.r.15

La Lombardia conta oltre un milione e mezzo di anziani non autosufficienti e 160mila assistenti familiari, regolari e non.  Tuttavia gli interventi sul lavoro di cura hanno avuto un percorso di attuazione piuttosto travagliato. Risale infatti a metà 2015 la cosiddetta legge Borghetti, la legge lombarda a favore del lavoro di assistenza e cura svolto dagli assistenti familiari, che fu approvata dal Consiglio quasi all’unanimità, ma che ha visto passare oltre un triennio in attesa di diventare operativa e offrire opportunità concrete ai cittadini lombardi impegnati nell’assistenza a famigliari non autosufficienti.

Alla legge regionale seguirono, l’anno successivo, le linee guida per il piano delle azioni regionali e per l’istituzione degli sportelli e dei registri (dgr 5648 ottobre 2016). Ma è solo con il nuovo Esecutivo a guida Fontana che gli indirizzi dalla norma vengono perseguiti concretamente grazie all’assegnazione di risorse dedicate. Nel 2018 vengono infatti messe risorse a bilancio: 1,5 milioni annui, per il biennio 2018 e 2019. Si tratta peraltro di più soldi di quanto aveva previsto la norma, che parlava di 700 mila euro. Finalmente tra fine 2018 e i primi mesi del 2019 vengono attribuite le risorse ai territori e date tutte le informazioni operative per l’avvio degli interventi (dgr 914/2018 e decreto 4597/2019) ).

Si tratta di interventi, come noto, che vanno in una duplice direzione. Costruire un’infrastruttura a sostegno del lavoro di cura, con l’apertura o il potenziamento di sportelli sul territorio orientati a promuovere l’incontro tra domanda e offerta e la costituzione di registri pubblici di assistenti famigliari. Prende avvio anche la sperimentazione di una piattaforma regionale per la messa in rete degli sportelli e per la tenuta dei registri, che coinvolge in prima battuta gli Ambiti di Milano, Bergamo e Olgiate Comasco. A questa azione vengono destinate sino al 30% delle risorse stanziate.

La seconda direzione è orientata invece a sostenere direttamente le famiglie, con il “Bonus Assistenti famigliari” ovvero un contributo a favore di chi impiega regolarmente assistenti famigliari per il lavoro di cura. Stiamo parlando di nuclei familiari con Isee entro i 25.000 euro per cui il bonus offre contributi a copertura del 50% delle spese previdenziali della retribuzione. E’ con questo Bonus che si sperimenta per la prima volta l’attuazione del Fattore famiglia lombardo, riconoscendo un contributo aggiuntivo, in riferimento ai parametri e i punteggi previsti dalla norma ( d.g.r. n. 915/2018). Il Fattore famiglia lombardo aggiunge ulteriori 1,5 milioni, portando dunque l’intera operazione a cubare circa 4,5 milioni di euro.

 

I dati del primo quadrimestre di attuazione

L’attuazione concreta della legge 15, di fatto, dunque è partita poco prima dell’estate e oggi siamo ancora in fase di avvio, sebbene – come detto – le indicazioni normative risalgano ad oltre un triennio fa.

A fine anno la Regione ha reso noti i dati riferiti all’attuazione nel primo quadrimestre, da luglio ad ottobre 2019. Sicuramente dati parziali, che attendono di essere completati dalle relazioni di fine anno che gli ambiti dovranno elaborare, che contengono dati e informazioni aggiuntive, ma anche dallo stesso prosieguo dell’implementazione degli interventi.

Il potenziamento dell’infrastruttura: sportelli e registri

Il potenziamento degli sportelli sui territori è in avvio. Infatti i dati registrano un incremento medio a livello regionale del 4%: si è passati in quattro mesi da 199 a 208 sportelli attivi nella regione. Tuttavia non è variato il numero di ambiti che si sono dotati di questi presidi (57 su 95 – 60%), piuttosto ad oggi sembra trattarsi di un potenziamento del servizio, per quei territori che ne erano già dotati.

Più contenuto il dato sul numero di ambiti che hanno attivi registri degli assistenti famigliari nel territorio, pari alla metà (47 su 95) e anch’esso però invariato nel quadrimestre.

Il dettaglio dei dati a livello di ATS mostra come, nel complesso, non siano pochi i territori che ancora non si sono dotati né dell’uno né dell’altro strumento: si tratta di 38 ambiti, ovvero 2 su 5, prevalentemente concentrati nei territori della Brianza, dell’Insubria e della ValPadana. E’ invece l’area nord-est della regione quella a risultare più coperta in assoluto: Bergamo con solo 1 ambito senza sportelli e registri su 14, seguito da Brescia, 3 su 12.

In sostanza, nei primi quattro mesi i dati mostrano una situazione ancora in avvio, che tendenzialmente sembra trovare più pronti i contesti che avevano già assunto un ruolo di regolazione del lavoro di cura e svolgevano già iniziative di questo tipo sul territorio.

Tab.1 – Sportelli e registri assistenti familiari – attuazione l.r. 15/2015 primo quadrimestre

  N. Ambiti totali N. Ambiti con sportelli o registri N. sportelli attivi N. registri attivi N. di ambiti SENZA sportelli né registri % ambiti totalmente scoperti
ATS Bergamo 14 13 54 27 1 7%
ATS Brescia 12 9 40 25 3 25%
ATS Brianza 8 7 9 8 4 50%
ATS Insubria 20 10 27 19 14 70%
ATS Città Metropolitana di Milano 18 11 54 19 7 39%
ATS  della Montagna 7 5 5 4 2 29%
ATS Pavia 7 5 10 9 2 29%
ATS Valpadana 9 4 9 4 5 56%
Totale 95 64 208 115 38 40%

 

L’aiuto concreto alle famiglie: il Bonus Badanti

Ancor più indietro la situazione sul Bonus Assistenti famigliari.

Nel primo quadrimestre risultano pervenute su tutto il territorio lombardo solo 124 domande di cui ad oggi solo il 15% ammesse e il 42% ancora in lavorazione. Ma il dato su cui riflettere, oltre al numero complessivamente esiguo, è certamente il fatto che 4 su 10 non vengono ammesse per mancanza di requisiti. Oltre ad una scarsa promozione della misura dunque, con tutta probabilità i numeri delle mancate ammissioni scontano il vincolo dell’iscrizione delle badanti ai registri (solo se c’è l’iscrizione è possibile beneficiare del Bonus) e quello delle competenze linguistiche (Italiano L2).

Le domande sono generalmente solo di qualche unità per ambito, con l’ovvia eccezione di Milano che conta nel complesso 43 domande ricevute, di cui però quasi il 63% non ammesse.

In questo panorama, il dato di ambiti che non hanno registrato ancora alcuna domanda è molto elevato, mediamente 2 su 3 (66%), con territori di alcune Ats che superano significativamente il dato medio (Brescia e Val Padana).

Tab.2 – Bonus assistenti familiari – attuazione l.r. 15/2015 primo quadrimestre

  N. Ambiti totali domande ammesse domande respinte domande in lavorazione N. di ambiti SENZA domande % ambiti totalmente scoperti
ATS Bergamo 14 1 7 30 5 36%
ATS Brescia 12 0 2 0 10 83%
ATS Brianza 8 3 8 0 4 50%
ATS Insubria 20 2 5 4 13 65%
ATS Città Metropolitana di Milano 18 8 28 14 14 78%
ATS  della Montagna 7 3 1 0 5 71%
ATS Pavia 7 0 2 0 5 71%
ATS Valpadana 9 2 0 4 7 78%
Totale 95 19 53 52 63 66%

 

La fotografia appena rappresentata, trova conferma nello stato delle erogazioni agli ambiti, da cui risulta come mediamente sia stato erogato solo un terzo del fondo del biennio 2018-2019 (965 mila euro su 3 milioni) e solo il 19% del contributo aggiuntivo riferito al Fattore famiglia lombardo, seppur con variazioni significative tra i territori delle diverse ATS.

Tab.3 – Stato delle erogazioni – L.r.15/2015

% quota erogata Bonus, Sportelli e Registri – 2018 % quota erogata Fattore Famiglia Lombardo % quota erogata Bonus Sportelli e registri – 2019
ATS Bergamo 100% 50% 100%
ATS Brescia 50% 50% 50%
ATS Brianza 100% 50% 0%
ATS Insubria 15% 0% 15%
ATS Città Metropolitana di Milano 35% 33% 0%
ATS  della Montagna 50% 50% 50%
ATS Pavia 100% 0% 0%
ATS Valpadana 10% 10% 10%
TOTALE 41% 19% 23%

 

Difficile trarre considerazioni a così poco tempo dall’avvio di una misura. Abbiamo avuto anche in passato dimostrazioni di un incedere molto lento nell’introduzione di sostegni direttamente rivolti alla domanda, ma che nel tempo, e con adattamenti anche non sempre attesi, hanno “trovato una strada” di utilità e fruizione. Valga per tutti la storia dell’evoluzione della misura RSA aperta.

Certo è che non possiamo evitare di richiamare quanto questo tipo di contributi, economici, direttamente erogati alle famiglie, ma vincolati nell’impiego (la regolarizzazione in questo caso) pongano una domanda: è questo che le famiglie vogliono davvero?  E se è comunque legittimo spingere verso contribuzioni vincolate, come sostenerne la diffusione e favorirne la comprensione da parte delle famiglie?

Seguiremo nel tempo l’evoluzione dell’implementazione di sportelli, registri e bonus badanti, continuando a raccogliere i dati resi pubblici dalla Regione, i commenti dei diversi stakeholder e le esperienze concrete dei territori.

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