Un lento iter di declinazione della norma

Dopo quasi 5 anni dall’entrata in vigore della legge 15-2015 sulle assistenti familiari «Interventi a favore del lavoro di assistenza e cura svolto dagli assistenti familiari», si avverte l’esigenza di una verifica dell’impatto della norma, sia in termini di sostegno e risposta ai bisogni delle famiglie che delle persone in difficoltà. L’art 10 della legge regionale contempla, tra l’altro, una “clausola valutativa” da attuarsi a seguito di una relazione almeno biennale da parte della Giunta, da presentare al Consiglio Regionale.

Nel mese di novembre 2019, sollecitato anche dalle organizzazioni sindacali, l’Assessore alla Famiglia Genitorialità e Pari Opportunità, ha fornito un quadro riepilogativo dello stato di attuazione della legge e delle delibere di Giunta che in questi anni si sono progressivamente succedute.

Dalla panoramica effettuata (si veda anche un recente articolo sul tema) si evince la lentezza con la quale si sono succeduti gli atti di declinazione delle norme di legge. Infatti, la prima delibera di Giunta, n. 5648 del 3 ottobre 2016, di “approvazione del piano delle azioni regionali e delle linee guida per l’istituzione degli sportelli per l’assistenza familiare e dei registri territoriali degli assistenti familiari in attuazione della l.r. N. 15/2015”, è arrivata dopo ben 16 mesi dall’entrata in vigore della legge. Successivamente ha fatto seguito, dopo ulteriori 26 mesi, la d.g.r. 914 del 3 dicembre 2018 di «Sostegno agli sportelli per l’assistenza familiare e istituzione del Bonus assistenti familiari», sempre in attuazione della l.r 15/2015. Contemporaneamente con decreto n. 19628, del 24 dicembre 2018, “Ripartizione delle risorse agli ambiti dei comuni ed impegno e liquidazione alle ATS in attuazione della d.g.r. 914 del 3 dicembre 2018”, l’assessorato provvedeva alla definizione ed erogazione delle prime necessarie risorse per il funzionamento del sistema.

Infine, il percorso normativo, dopo quasi 4 anni, viene ulteriormente implementato con il decreto del direttore generale dell’assessorato, 3 aprile 2019 – n. 4597, “Attuazione della l.r. 15/2015: implementazione degli sportelli informativi e istituzione del «Bonus assistenti familiari» a favore delle persone che necessitano di caregiver professionale. Applicazione del fattore famiglia lombardo (l.r. 10/17)”, che ha introdotto in via sperimentale, in questo settore, le regole e i requisiti previsti per il fattore famiglia.

 

Un impatto ancora deludente

Se il sistema normativo nel tempo si è progressivamente perfezionato, i dati presentati a novembre 2019 dall’Assessorato alla famiglia, delineano un impatto della norma con esiti deludenti (per un approfondimento sui dati si veda un articolo dedicato).

I dati evidenziano uno stanziamento pari a 900.000 € attribuiti dalla Giunta alle ATS per l’attivazione degli sportelli per l’assistenza familiare nei 95 Ambiti distrettuali Territoriali dei Comuni, dei quali solo 57 Ambiti hanno attivato almeno uno sportello, per un totale di poco più di 200 sportelli.

Se si considera che secondo il primo rapporto sul lavoro di cura in Lombardia (Pasquinelli 2015), sono 175.000 le famiglie stimate con “badanti” omogeneamente presenti sul territorio, si può facilmente convenire che non tutte le famiglie che necessitano di un intervento trovano sul territorio una interlocuzione reale per rispondere a un loro bisogno.

Riguardo invece l’attivazione dei registri delle assistenti familiari per l’iscrizione delle persone che lavorano ed hanno i requisiti previsti dalla legge, solo 47 Ambiti dei 97 previsti, hanno attivato almeno un registro. Da qui la difficoltà di iscrizione delle assistenti familiari, che unitamente ad altri elementi, non favorisce l’emersione del lavoro irregolare ancora presente anche nella nostra Regione. La sperimentazione regionale di un registro informatizzato (che vede coinvolti Bergamo, Milano, e Olgiate Comasco) non ha ancora definito uno strumento agile, omogeneo e interconnesso agli ambiti, per attivare quella domanda-offerta che renderebbe legale un mercato del lavoro oggi ancora troppo informale.

A fronte poi di uno stanziamento per Bonus Assistenti Familiari che, per il biennio 2018-2019, è pari a 2.100.000 €,  le domande presentate secondo la regione a novembre 2019  sono poco più di un centinaio, molto inferiori alle attese, lasciando presagire uno scarso numero di  iscritti negli appositi registri dell’insieme delle badanti presenti in Lombardia che formano il mercato  regolare e irregolare.

Inoltre ad oggi, non c’è alcun dato sul numero potenziale di assistenti famigliari che non lavorano o viceversa hanno datori di lavoro (famiglie con bisogno) che non possiedono i requisiti previsti per accedere al Bonus.

Regione Lombardia ha peraltro esteso, con apposite ed ulteriori risorse dedicate 1.500.000 euro, l’applicazione del Fattore Famiglia Lombardo a questa misura, che sulla base di specifici requisiti aggiuntivi prevede un incremento dell’importo del Bonus, in particolare a sostegno di famiglie vulnerabili o in difficoltà e tutela dei minori inseriti in famiglie in condizioni di fragilità con progetti di inclusione sociale.  In attesa di verificarne l’impatto complessivo nel tempo, di questo positivo strumento, si può ad oggi ipotizzare che, così come introdotto, vale a dire come misura aggiuntiva, sarà poco utilizzato.

 

Cosa fare per attuare meglio una legge valida?

Nell’analisi dell’Assessorato si sostiene, forse troppo semplicisticamente, che la difficoltà nella presentazione delle domande di richiesta di Bonus mostri le sue criticità nel superamento dei test di italiano A2 da parte di coloro che provengono da paesi comunitari e extracomunitari e, nel contempo, alla difficoltà a reperire la documentazione INPS sui contributi versati dal datore di lavoro.

La rappresentazione dei dati illustrati in questa breve e sintetica riflessione, pone la necessità di guardare con maggior attenzione al complessivo e articolato percorso di attuazione di una misura in sé, assolutamente valida.

Una criticità importante risiede certamente nella difficoltà di attivare Sportelli e Registri in ogni ambito territoriale per facilitare l’iscrizione di chi decide di utilizzare questa misura. In questo caso non va sottaciuta la responsabilità dei Comuni aggregati nell’Ambito. Risulta qui importante un ruolo attivo da parte della Regione, sia per incentivare l’implementazione del sistema ma soprattutto per svolgere quella funzione sinergica di coordinamento e sintesi delle azioni in atto.

In secondo luogo un rapporto stabile e costruttivo tra Assessorato e Inps Lombardia, finalizzato all’accesso rapido e alla conoscenza dei contributi versati dai datori di lavoro, aiuterebbe a superare le difficoltà che molte famiglie incontrano nel reperimento dei dati necessari alla presentazione della domanda.

Inoltre, si tratta di ampliare e rafforzare i luoghi della formazione per conseguire le certificazioni di italiano A2, che come rilevato anche dall’Assessorato alla Famiglia, costituisce un ostacolo al completo possesso dei requisiti necessari alla presentazione della domanda.

Una riflessione meriterebbe poi il limite di ISEE a 25.000 euro per l’accesso dell’agevolazione alle famiglie, oggi utilizzato per le misure di contrasto alla vulnerabilità economica. Per ampliare la platea delle famiglie interessare sarebbe forse utile considerare un innalzamento dell’attuale livello.

Non va infine dimenticato che maggiori finanziamenti anche con l’utilizzo del fondo sociale europeo, ed il conseguente incremento dell’importo della misura, possono costituire un importante volano di azioni a sostegno della famiglia e delle persone in difficoltà.

A conclusione di questa breve riflessione sarebbe utile sapere se esistono e sono disponibili le relazioni biennali che la Giunta avrebbe dovuto inviare al Consiglio Regionale con la finalità di capire ed aver maggior contezza di questa realtà ed eventualmente le riflessioni svolte a proposito dallo stesso Consiglio, per una reale e puntuale attuazione della lr. 15-2015.