NeASS e le aziende speciali: una realtà in espansione

NeASS – Lombardia, il Network delle Aziende speciali sociali lombarde, ha da poco compiuto 10 anni di attività.

Associazione nata nel 2009 dalla volontà di alcuni amministratori pubblici e direttori di neo-costituite aziende speciali, consortili o comunali, è stata fondata a partire dal desiderio di fare rete.

Una rete di aziende appunto, funzionale a stimolare il confronto e lo scambio sulle diverse esperienze gestionali e le relative problematiche, con l’intento di dare maggior peso e forza imprenditoriale a una nuova realtà gestionale, che si stava facendo strada in regione.

Siamo nati anche per darci un coordinamento su una serie di aspetti legislativi, fiscali, tributari che non erano affatto chiari, e purtroppo taluni ancora non lo sono, al fine di poter sviluppare interlocuzioni con la politica, con il Governo, con Regione e con Anci ed avanzare proposte per una definizione chiara circa la configurazione di questa realtà” dice Luigi Boffi Presidente NeASS – Lombardia.

Sappiamo che a differenza di altri territori (Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna), il processo di gestione associata in Lombardia non è mai stato particolarmente incentivato dal legislatore. Seppur richiamato nei vari atti di indirizzo rivolti alle politiche sociali, in riferimento a quanto indicato dalla legge quadro 328, la Regione non si è spinta mai ad offrire incentivi specifici, a dare indicazioni cogenti o ad indicare forme privilegiate da perseguire. La nostra Regione in sostanza, a differenza di altre, non si è mai esposta a definire un disegno di sistema chiaro e incisivo sulla questione.

Le Aziende speciali consortili sono state e sono ancora oggi, nei fatti, un “movimento spontaneo dei comuni lombardi”, stimolato dal processo di ritiro delle deleghe all’ex Asl per i servizi ad alta specializzazione come la tutela minori e l’inserimento lavorativo, ma anche dai vincoli finanziari sempre più stringenti e la conseguente difficoltà per i comuni nello specializzare, professionalizzare e stabilizzare il personale.

Abbiamo discusso anche in passato dei vantaggi che la gestione aziendale pone, a patto ovviamente che si parli di una massa sufficiente, in termini di volume di servizi o di ampiezza del territorio di riferimento, a sostenere il costo generale della struttura. Li richiamiamo qui brevemente:

  • sguardo specifico sul sociale, équipe professionali e assetti organizzativi dedicati, a differenza della vocazione generalista dei comuni
  • razionalizzazione dei servizi e dei processi a favore della riduzione di ridondanze e duplicazioni
  • omogeneizzazione delle prestazioni e, di conseguenza, dei relativi costi, superando differenziazioni ingiustificate (es. stesse cooperative, stesse prestazioni, costi diversi per diversi comuni)
  • gestione di alcune azioni (appalti, accreditamenti…) dentro una logica di sistema e programmatoria
  • incremento dei volumi di servizio gestiti, con la conseguente produzione di economie per i comuni, e a vantaggio anche degli stessi soggetti gestori del privato sociale
  • semplificazione dei processi
  • miglioramento nella gestione delle relazioni tra più attori, riducendo le interlocuzioni e mettendo a disposizione riferimenti unici
  • possibilità di investimento in innovazione tecnologica che i comuni, da soli difficilmente sarebbero in grado di sostenere
  • realizzazione di formazione, supervisione e consulenza a favore degli operatori, a sostegno del confronto di pratiche e della crescita professionale del settore

Tutti aspetti che NeASS, nelle ricerche e nelle pubblicazioni che ha promosso in questi anni, ha cercato di rendere evidenti e noti.

 

I numeri e le caratteristiche

Ma quante sono e che caratteristiche hanno le Aziende speciali associate? Condividiamo qui i dati presentati dal coordinatore NeASS Fabio Clerici nel corso dell’evento di festeggiamento del decennale, lo scorso novembre, per tratteggiare una fotografia di questa realtà.

Oggi il network conta 34 realtà aziendali presenti in regione, di cui 3 su 4 consortili, vedendo raddoppiare i suoi aderenti rispetto al 2009. Espressione gestionale di 511 comuni, le aziende speciali sono la forma di gestione scelta da oltre un terzo dei comuni lombardi, per un bacino di utenza di più di 3 milioni di abitanti[1].

Una realtà che ha toccato tutto il territorio regionale, ad eccezione della sola provincia di Sondrio.

Il fatturato complessivo gestito dalle 34 aziende socie ammonta a oltre 214 milioni di euro, certo con una grande variabilità interna. La media è di circa 6 milioni ad azienda, ma sono presenti diverse realtà che superano abbondantemente i 10 milioni e quella con il maggior fatturato sfiora i 26 milioni di euro.

Questo ci dice che le aziende speciali non sono aumentate solo in termini di unità, ma si è notevolmente articolato anche il numero di settori operativi in cui esse sono impegnate.

Alla tutela minori e ai servizi di inserimento lavorativo si sono aggiunti via via servizi correlati quali spazio neutro, affidi, mediazione familiare, ma anche talvolta, asili nido, servizi ricreativi, pre-post scuola, servizi domiciliari. Ci si è aperti alla filiera dei servizi per la disabilità, con la gestione di CSE, CSS oltre all’educativa scolastica e ovviamente all’ADH. A sostegno della popolazione anziana dei propri territori alcune aziende hanno cominciato ad assumere la gestione, oltre che del SAD, anche dei CDI, talvolta anche di RSA.

La gestione di servizi socio-sanitari sembra essere la frontiera più recente: Adi, Consultori, CDD  oltre ai già citati CDI RSA ed anche riabilitazione…

Senza dimenticare poi l’integrazione con la programmazione: 21 aziende sono anche ente capofila dei Piani di zona e per questo gestiscono servizi e progetti d’ambito come ad esempio le agenzie sociali per la casa e l’abitare, gli interventi di contrasto alla povertà e progettualità di vario tipo (tratta, conciliazione, povertà educativa, welfare di comunità…).

Il tema della progettazione è un altro plus delle aziende che nel tempo si sono dedicate sempre più alla ricerca di risorse aggiuntive, oltre al perimetro abituale del finanziamento al welfare alla ricerca di innovazione del welfare, per rispondere meglio a bisogni emergenti e in continua trasformazione. Alcune realtà hanno strutturato unità organizzative dedicate, dei veri e propri uffici per la progettazione (Fondazioni, Fondazioni comunitarie, realtà profit, fundraising…).

Box – I dati di NeASS – Lombardia

  • 34 Aziende speciali socie + 2 in acquisizione
  • 26 di tipo consortile
  • 511 comuni associati
  • 3.014.872 abitanti come bacino di utenza
  • 214.279.751 milioni di euro di fatturato
  • 1.302 dipendenti (su 27 aziende censite)
  • 21 capofila del Piano di zona

Servizi gestiti:

  • AREA MINORI E FAMIGLIA: Asili nido, Centri estivi, Centri di aggregazione giovanile, Pre e post scuola, Tutela minori, Comunità educative e alloggi per l’autonomia, comunità leggere, Affidi, Spazio Neutro, Mediazione familiare
  • AREA DISABILITA’: Servizi per l’autonomia e il dopo di Noi, Centri Socio educativi, Comunità socio sanitarie, Assistenza educativa scolastica, Inserimento socio lavorativo
  • AREA ADULTI E ANZIANI: Servizi di assistenza domiciliare; Centri Diurni Integrati; Residenze socio sanitarie (RSA); Servizi per l’impiego e sostegno al reddito
  • AREA SOCIOSANITARIA: Consultorio familiare, CSS, CDI, ADI, RSA e RSA aperta, Riabilitazione, Sperimentazioni varie
  • PROGETTUALITA’: Consulenza per la programmazione, Attivazione di servizi per la casa E l’abitare, Attivazione di servizi per il contrasto all’emarginazione e alla povertà, Interventi di contrasto alla tratta, Interventi per il contrasto alla povertà educativa, Interventi per l’integrazione sociale e culturale degli stranieri, Interventi e progetti di accoglienza e integrazione

 

Come opera NeASS e le sfide future

L’associazione in questi anni ha operato su diversi fronti. Ha fornito supporto ai territori interessati a sviluppare questa forma gestionale, sostenendo vari studi di fattibilità e offrendo un confronto diretto con l’esperienza di aziende già consolidate.

Ha garantito supporto ai propri soci promuovendo formazioni specifiche sui temi gestionali e amministrativi, su questioni emergenti come le procedure di acquisto di beni e servizi a seguito del nuovo codice degli appalti, o sui nuovi adempimenti quali i piani triennali per la trasparenza e l’anticorruzione, la fatturazione elettronica, i regimi IVA.

Ha promosso percorsi formativi ad hoc rivolti al personale tecnico aziendale su alcuni temi specifici come la mediazione interculturale e il codice etico deontologico.

Ha dato il via a gruppi di studio e confronto tra i settori aziendali su alcuni servizi, per approfondire modelli gestionali e costruire benchmark ( tutala minori, sulla disabilità, sulle prassi amministrative…). Ha sviluppato poi alcune importanti ricerche, per diffondere la conoscenza sulla propria realtà[2].

Quali sono le direttrici di lavoro del prossimo futuro? Lo abbiamo chiesto direttamente al Presidente NeASS Luigi Boffi: “Innanzitutto rafforzare maggiormente il nostro ruolo come soggetto di riferimento di Anci, Regione e Governo a supporto della programmazione del welfare. In passato si sono create occasioni di questo tipo, abbiamo aperto interlocuzioni, ma non possiamo negare che negli ultimi anni sono aumentate le difficoltà. 

Senz’altro aiuterebbe anche intrecciare maggiormente i collegamenti con le realtà di altre regioni, sebbene quella delle aziende speciali altrove sia ancora una realtà minoritaria e poco organizzata.

Poi va perseguita con più determinazione la trasmissione del senso vero e dell’utilità che può avere questa forma gestionale per il miglioramento del welfare locale, per smontare una volta per tutte le rappresentazioni distorte che purtroppo ancora circolano nel settore.

C’è ancora chi pensa che sia qualcosa di aggiuntivo e che toglie sovranità e titolarità all’ente locale, cosa quanto mai falsa dal momento che le aziende nascono come enti strumentali dei comuni stessi, per esaltarne e concretizzarne la loro mission sul territorio.

O chi vede l’azienda solo come contenitore per risolvere problemi e che, una volta trasferito il tal servizio, non si preoccupa più della sua fattiva attuazione, salvo a chiusura di bilancio quando si parla di conti. La formazione, la raccolta di dati ed evidenze, la promozione di iniziative pubbliche vanno certamente in questa direzione. Insomma c’è da fare ancora tanto, ma siamo qui per questo”. 

 


[1] Il dato è per altro sottostimato perché esistono almeno una entina di Aziende speciali mono comunali che non sono all’interno del Network
[2] Gatti D. e Rossi P., “Esperienze di welfare locale. Le aziende speciali e la gestione dei servizi sociali nei Comuni lombardi. Maggioli 2010