Il 16 dicembre 2019 è stata emanata la dgr 2662 del 16/12/2019  “Revisione e aggiornamento dei requisiti per l’esercizio degli asili nido: modifica della dgr 11 febbraio 2005, n. 20588. Determinazioni – (richiesta di parere alla Commissione consiliare) – (di concerto con l’Assessore Piani)” che rivede i requisiti per l’esercizio e il funzionamento degli asili nido in Regione Lombardia.

La delibera ha generato molto dibattito ed è di poche ore fa la notizia di un rinvio del voto in commissione sanità della stessa delibera.

Sarebbe forse questo un buon motivo per non scrivere di questa delibera e attendere l’esito di eventuali modifiche e approvazione.

Ci sembra però che il dibattito di questi ultimi giorni abbia sollevato questioni che vanno ben al di là della discussione nel merito del singolo requisito, della sostenibilità economico finanziaria o contrattuale di quanto la delibera propone.

Le questioni sono molte e di ben più ampia portata, programmatoria, strategia, pedagogica e sociale. Proviamo di seguito a riproporle, nella speranza che il reinvio del voto sulla delibera non sia solo un prendere tempo per aggiustare singoli requisiti, ma sia l’avvio di un percorso condiviso e strategico che riesca a disegnare una strategia programmatoria per l’infanzia e le famiglie.

 

Il processo avviato, o meglio non avviato…

Stupisce, in primis, la fretta con cui è stata deliberata la dgr 2662, una fretta che ha portato a bypassare anche il parere della Commissione consiliare e a evitare ogni interlocuzione con il Tavolo Regionale Sistema educativo 0/6, con ANCI, con i Comuni, con gli Enti gestori…

Nessun processo di discussione intorno ai requisiti, nessun tavolo di confronto e analisi in cui sviluppare e condividere strategie di sostegno e sviluppo del sistema di offerta dei nidi, nessuno spazio per provare a capire quali potessero essere requisiti e strategie programmatorie coerenti con le normative nazionali e regionali in materia di politiche a supporto dell’infanzia e delle famiglie, coerenti con le traiettorie demografiche che stanno attraversando la nostra regione, coerenti e contestualizzate con le pratiche e le strategie che i territori stanno sperimentando, implementando, innovando…

Una delibera emanata in fretta e furia in prossimità della fine dell’anno, in assenza del parere della Commissione Consiliare, a ridosso della pausa natalizia, quasi a volersi sottrarre ad ogni confronto. Perché?

 

Sui requisiti: guardiamo la luna, non il dito

Il dibattito degli ultimi giorni ha molto discusso dei requisiti proposti dalla delibera. Proviamo ad accennarli di seguito, ben sapendo però che una riflessione seria, e una eventuale critica, dei singoli requisiti non può avvenire in modo decontestualizzato dal significato e dal valore pedagogico, sociale, politico che attribuiamo ai servizi 0/3 anni. Ridurre la riflessione a una analisi tecnica dei requisiti rischia di accelerare quel processo di depauperamento strategico e programmatorio che i servizi 0/3 e le politiche per l’infanzia stanno scontando.

Il rapporto educatore/bambini

Si passa da “un operatore socio educativo ogni 8 posti di ricettività” a “1 operatore socio educativo ogni 8 bambini presenti. “Tale rapporto deve essere applicato almeno per le 7 ore continuative dedicate all’attività educativa. Nelle restanti due ore può essere coperto anche con lo standard 1:10”. Ragionare sul rapporto educatore/bambini apre a riflessioni di ordine pedagogico, organizzativo, di sostenibilità economica dei servizi, che diventa importante non trascurare e soprattutto provare a connettere. Perché la forma è contenuto, il contenuto definisce la forma…

Un primo dato che rileviamo è che al di là dei numeri, la delibera 2662 ripropone la distinzione tra tempo educativo (le 7 ore dedicate all’attività educativa) e tempo assistenziale (le restanti due ore), una distinzione che, stando alla metafora storica, rimanda al medioevo… L’attività di cura è educativa, l’educazione è cura. Distinguere l’assistenza dall’educazione, affermare che l’accoglienza non è un momento educativo dice di uno sguardo sui servizi 0/3 che speravamo superato.

Quanto al rapporto operatore/bambino, sarebbe anche utile capire in questi anni, come si sono orientati gli ambiti territoriali nella definizione dei criteri di accreditamento: sappiamo di alcuni territori che hanno sperimentato criteri di accreditamento addirittura “più restrittivi” del rapporto 1:8, implementando dispositivi pedagogici ed organizzativi interessanti. Perché non partire anche da qui, da quanto i territori hanno sperimentato e messo a sistema? Ben sapendo anche che in Lombardia coesistono ambiti e territori profondamente differenti per dimensioni, bisogni e sistema di offerta. Basti pensare alla città di Milano con 104 nidi e 173 scuole dell’infanzia a gestione diretta. Perchè non partire da una riflessione e una analisi di quanto sperimentato e costruito in questi anni da parte dei territori?

Apertura

Se la vecchia dgr del 2005 prevedeva una apertura annuale di 47 settimane, la dgr 2662 sancisce che “Il nido deve garantire una apertura annuale di almeno 205 giorni”: si passa da un criterio “a settimane” a un criterio a giornate e questo cambiamento sembrerebbe generare dei problemi in primis di tipo contrattuale, perché incompatibile con le settimane lavorative previste dal contratto collettivo nazionale delle operatrici che lavorano in nidi comunali a gestione diretta.

Ma, sempre per provare a connettere organizzativo e pedagogico, sarebbe stato importante provare a ragionare sul calendario dei nidi in connessione, se non, addirittura, in integrazione, con i calendari delle scuole dell’infanzia. In Lombardia, tra Milano che di fatto è già organizzata per unità educative comprensive di nidi e infanzia e l’avvio di 8 Poli per l’infanzia, il Sistema Integrato 0/6 anni sta tentando di strutturarsi, ma ancora una volta, si è scelto di prescindere tanto dalle indicazioni legislative nazionali, quanto dalle strategie che i territori stanno implementando.

Presenza e ruolo dei volontari

Un’altra questione che da più parti è stata sollevata riguarda la presenza e il ruolo che i volontari dovranno o potranno avere nei nidi. Già nella vecchia dgr 20588 di febbraio 2005, si richiamava la possibilità di garantire la compresenza di 2 operatori durante tutto l’orario di apertura del servizio, ma questa possibilità poteva essere garantita solo negli enti no profit. Nella nuova dgr 2662, la possibilità di garantire la compresenza con volontari (e con personale ausiliario) è estesa a tutti gli enti gestori, una estensione non priva certamente di significati e ricadute sulla qualità pedagogica dell’offerta e sulla definizione degli organici, in quanto rischia di immettere nei servizi e nella relazione con i bambini personale scarsamente qualificato che, seppur motivato, non possiede certamente le competenze professionali adeguate per lavorare in servizi così complessi.

 

Alla ricerca di una politica

Il decreto legislativo 65 che istituisce il Sistema integrato 0/6 anni cerca di ricomporre ambiti e politiche frammentate quali l’educazione, la conciliazione, l’offerta sociale, le politiche per la famiglia… Ambiti e materie che in Regione Lombardia afferiscono a ben tre diverse e separate Direzioni Generali: DG Istruzione, Formazione e Lavoro, DG Politiche sociali, abitative e disabilitià e DG Politiche per la famiglia, Genitorialità e Pari opportunità. Da un lato, il DL 65 mira a una ricomposizione delle politiche sociali ed educative, dall’altro la scelta di Regione Lombardia di articolare su tre diverse Direzioni generali le politiche per l’infanzia e le famiglie non sta che generando una pesante frammentazione, se non contraddizione, delle politiche e delle misure per l’infanzia, i minori e le famiglie.

Sostenere una visione strategica e programmatoria che abbia come orizzonte dello 0/6 non sembra una priorità oggi di Regione Lombardia.

La definizione dei requisiti di funzionamento dei nidi dovrebbe prestare grande attenzione a individuare integrazioni possibili, pedagogiche, organizzative e gestionali, tra nidi e scuole dell’infanzia, coerentemente con il mandato del DL 65 e nell’ottica di costituzione dei poli per l’infanzia previsti dallo stesso decreto. L’unica integrazione dichiarata nella dgr 2662, oltre alla possibilità per nido e infanzia di avere uno stesso coordinatore e di prevedere un ingresso comune qualora ubicati in una stessa sede, rimanda alla possibilità per il nido, qualora inserito in un polo per l’infanzia, di adottare calendario e orari previsti per la scuola dell’infanzia, riducendo di fatto l’integrazione a una mera questione di “ingresso e calendari”, a conferma che lo 0/6 non è un orizzonte di interesse e di investimento per Regione Lombardia.

Non ultimo, i dati del Comune di Milano, con 104 nidi a gestione diretta, 37 in appalto e 173 scuole dell’infanzia organizzate in unità didattiche comprensive di nidi e scuole dell’infanzia, dicono di un sistema integrato che, così come in altri Comuni lombardi, esiste e necessita di sistemi di programmazione, organizzazione e gestione flessibili e coerenti con quanto realizzato fino ad oggi. Programmare alimentando la scissione tra nidi e scuole dell’infanzia genera ulteriori criticità in un sistema che di fatto, si sta orientando in altra direzione.

Come ricordato da diversi interlocutori, la Legge di bilancio 2020, nell’articolo 1, richiama la necessità di promuovere e finanziare “progetti rivolti finalizzati all’attivazione di servizi integrativi che concorrano all’educazione dei bambini e soddisfino i bisogni delle famiglie in modo flessibile e diversificato sotto il profilo strutturale e organizzativo”. Il tema della flessibilità e della diversificazione dei sistemi e delle forme organizzative e gestionali dei servizi 0/6 sembrerebbe non trovare alcuna ricaduta o risonanza nelle politiche lombarde, a conferma di una strategia programmatoria lombarda poco allineata rispetto alle indicazioni nazionali, ma poco allineata rispetto a quanto i Comuni stanno segnalando in termini di bisogni e priorità programmatorie.

A fronte della misura Nidi Gratis che continua a sostenere le famiglie generando un aumento delle richieste di posti al nido (in molti Comuni si sono riformate le liste d’attesa) e del Bonus nido nazionale che si orienta nella stessa direzione (a rischio però di una sovrapposizione con Nidi Gratis), la dgr 2662 non interviene in nessun modo a sostegno del sistema d’offerta ed anzi, sembra limitarne e vincolarne ulteriormente le possibilità di sviluppo e di crescita e di innovazione. Insomma, si sceglie di alimentare la domanda, ma si rischia di smontare l’offerta.

È possibile, a fronte della conferma del Bonus Nidi per il 2020, reinterpretare la misura Nidi Gratis e le relative, importanti risorse, per ampliare l’offerta di servizi educativi del sistema 0-6 anni?

Non ultimo, con l’approvazione del Decreto Legislativo n. 65/2017 si è prevista l’istituzione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai 6 anni, riconducendo ad un percorso educativo unitario i servizi erogati ai bambini di età dagli 0 ai 6 anni, servizi che possono essere programmati e gestiti secondo il principio della continuità educativa.

Ad oggi, non ci sono ancora notizie circa l’assegnazione delle risorse previste dal decreto legislativo 65 relativamente all’annualità 2019. È difficile programmare e attuare il sistema integrato 0/6 a fronte della mancanza di dati certi rispetto alle risorse disponibili che, pur previste da un Decreto legislativo e garantite anche per gli anni futuri, per il terzo anno consecutivo vengono quantificate alla fine dell’esercizio finanziario, quando i Comuni hanno già chiuso le procedure di assestamento di bilancio e, soprattutto, quando l’anno scolastico è iniziato da mesi. L’intento di avviare per tempo la programmazione dei servizi educativi viene pertanto compromesso. In alternativa, si espliciti che l’utilizzo dei fondi è destinato al successivo anno educativo.

Ci sembra necessario quanto urgente riportare al centro della strategia programmatoria lombarda l’individuazione di risorse a sostegno del sistema di offerta dei nidi, della gestione, della flessibilità e dell’ampliamento dell’offerta.

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