La Dgr n. 2672/2019 in questione, e limitatamente ai passaggi in cui si affrontano i temi delle persone con disabilità, ancora una volta non dimostra in modo chiaro ed evidente la volontà dell’ente regionale di affrontare l’atteso e più volte annunciato processo di cambiamento: dal sistema dell’offerta (servizi, interventi e misure) al sistema della domanda (integrazione e flessibilità delle risorse e degli interventi, personalizzazione, coinvolgimento della persona).

Si enunciano, prevalentemente in modo corretto e condivisibile, una serie di principi, ma non si leggono, in chiave programmatoria, quali azioni, quali risorse, quali correttivi e quali indicatori di esito il sistema dovrebbe implementare per il coerente rispetto di quanto enunciato:

  • il sistema delle unità d’offerta (risalente ormai al quindicennio precedente) non viene analizzato nel suo funzionamento e adeguatezza rispetto all’evoluzione dei bisogni;
  • accanto agli indicatori di appropriatezza non si è ancora scelto di affiancare gli indispensabili indicatori di esito, permettendo al sistema di evolvere con maggiore garanzia e velocità verso una maggiore qualificazione ed efficacia del suo funzionamento e finanziamento;
  • funzioni e passaggi centrali del processo di presa in carico (coinvolgimento della persona, progettazione personale, case manager, costruzione del budget di progetto, impiego coerente delle risorse istituzionali – a partire dai servizi alla persona – ai fini della progettazione inclusiva) non sono approfonditi, declinati e proposti in termini di linee guida regionali, al fine di sostenere e orientare i territori;
  • i temi dell’integrazione, oltre ad essere per l’ennesima volta evocati e declinati, appaiono – per stessa ammissione regionale – ancora distanti dal poter essere considerati consolidate prassi istituzionali e professionali;
  • infine, gravemente, nessuna della richieste avanzate dalle Organizzazioni (associative e gestionali) che nei mesi precedenti l’emissione della DGR hanno cercato un confronto con l’ente regionale, sono state ritenute meritevoli di attenzione e risposta, salvo generici rinvii a revisioni del sistema di accreditamento da compiere nel corso del 2020 e altrettanto generici rinvii alle decisioni che saranno assunte per l’assestamento di bilancio di metà anno per le – eventuali – risposte ai gravi problemi di sostenibilità economica nella gestione delle u.d.o. sociosanitarie.

L’insieme della DGR, pertanto, e sempre in relazione agli aspetti specifici legati alle disabilità, si presenta debole, incerto e per alcuni tratti non condivisibile.

 

Le politiche e gli interventi a favore delle persone con disabilità enunciati nella Dgr

Sono pochi i passaggi espliciti della Dgr in oggetto che riguardano le politiche e gli interventi in favore delle persone con disabilità e le loro famiglie.
In generale, i principi a cui l’atto di programmazione e gestione si ispira non possono non essere condivisi, né, tantomeno, essere considerati delle novità negli atti di R. Lombardia dell’ultimo decennio: integrare le politiche, personalizzare gli interventi, collocare la valutazione multidimensionale al centro del processo di presa in carico, ampliare le risposte dalla sola area dell’abilitazione/riabilitazione ai temi dell’inclusione, garantire globalità, continuità e prossimità (p.e. case manager). Fin qui, appunto, nulla di nuovo.
Alcuni passaggi, e sempre in via del tutto teorica, salvo poi verificare l’effettiva volontà politica e tecnica di R. Lombardia di procedere nell’attuazione di tali principi, risultano interessanti, se non altro perché costituiscono elementi su cui lavorare nei territori nel corso dell’anno:

1) Integrazione delle politiche (pag.83) – Misure innovative per la fragilità (pag. 86) – Revisione dei criteri di accreditamento (pag.95)

Nel 2020 si conclude la triennalità dei vigenti PdZ. Sarà necessario, oltre che interessante, chiedere a R. Lombardia di svolgere in modo congiunto una valutazione sugli esiti della programmazione, tenendo conto che in questa tornata sono state introdotte le premialità che, occorre ricordare, dovrebbero avere prodotto una maggiore “…integrazione delle funzioni, delle attività e dei modelli organizzativi a partire dall’aggregazione degli ambiti territoriali verso gli ambiti distrettuali, allineando quindi, secondo quanto previsto dalla l.r. 23/2015, gli ambiti sociali con quelli sociosanitari”. Vale qui la pena di ricordare quali fossero gli obiettivi strategici per il secondo livello di premialità (il primo livello è stato concesso a quegli ambiti che hanno realizzato l’aggregazione territoriale):

  • Progettualità tese alla definizione dei requisiti di accesso/compartecipazione ai servizi e agli interventi, attraverso strumenti quali: uniformità dei regolamenti, dei criteri di accesso, delle soglie ISEE, il fattore famiglia, ecc.;
  • Progettualità tese alla definizione di requisiti, parametri e indicatori comuni per la valutazione della qualità e dell’appropriatezza delle strutture e dei servizi, attraverso strumenti, anche sperimentali, che portino all’omogeneità dei criteri di valutazione (es. bandi condivisi, indicatori di risultato ecc.)
  • Progettualità tese all’innovazione sociale (nuovi servizi, modalità innovative di risposta al bisogno, percorsi innovativi di presa in carico, ecc.) anche grazie a percorsi di co-progettazione e di partnership pubblico/privato con il Terzo Settore.

La Dgr 2672/2019 non entra nel merito dell’analisi di quanto sin qui realizzato dagli ambiti, ma si annuncia che “nel 2020 ATS e Ambiti lavoreranno nel contesto della cabina di regia costituita nell’ambito del Dipartimento PIPSS affinchè la stessa cabina …diventi realmente un luogo strategico per l’integrazione. E’ in quest’ottica che l’obiettivo per il 2020 è definire indicazioni congiunte tra le DD.GG Politiche sociali e Welfare” (non viene indicata l’altra D.G. sulle politiche per la famiglia – per avviare percorsi, anche sperimentali, di presa in carico integrata delle fragilità…”).

A tale proposito la Dgr in esame propone(pag.82) uno “specifico approfondimento tematico …al fine di sperimentare, in alcune aree regionali, punti di accesso territoriali – P.A.T. – per facilitare e governare l’orientamento e l’utilizzo della rete di offerta sociosanitaria (anche tramite l’accesso programmato) sulla scorta di alcune esperienze già realizzate – n.d.r. quali? -. Tali punti di accesso potranno favorire la valutazione multidimensionale…la presa in carico e la definizione del progetto di assistenza individuale…in questa prospettiva, nella rete territoriale, potrà essere attivata l’offerta dell’infermiere di famiglia e comunità…la presenza dei P.A.T. potrà essere prevista nell’ambito dei PreSST e/o sedi territoriali che rappresentino un punto di riferimento per i cittadini”.

E’ di tutta evidenza che, rispetto all’approccio alla disabilità a cui le Associazioni fanno da tempo riferimento, in R. Lombardia permane e prevale una concezione della fragilità collocata negli ambiti tipicamente assistenziali dove gli apporti organizzativi e professionali fanno riferimento all’erogazione di prestazioni sanitarie (il MMG, l’infermiere, i PreSST, ecc.).

Si colloca qui quanto annunciato in sede di incontri con la D.G. Welfare l’intenzione di R. Lombardia di procedere alla revisione dei criteri di accreditamento delle u.d.o. sociosanitarie, secondo un percorso e un coinvolgimento ancora tutto da conoscere e valutare.

2) Disturbi dello spettro autistico (pag.119/121)

E’ forse il capitolo dove R. Lombardia esprime con maggiore chiarezza i propri impegni per il 2020 e, per certi aspetti, per gli anni futuri. Occorre ricordare brevemente la cornice normativa e gli impegni della Giunta Regionale (sulla base di specifiche risoluzioni consiliari) su tali temi:

  • l’art. Art. 54 della L.r. 15/2016 (Disposizioni in materia di prevenzione, cura, riabilitazione delle persone affette da disturbi dello spettro autistico e della disabilità complessa, di sostegno e assistenza per le loro famiglie)
  • la D.C.R.XI/285
  • la D.C.R. XI/764

Da subito un dubbio: la D.C.R.XI/764 impegna la Giunta a redigere il Piano Regionale Autismo (P.R.A) che dovrà essere frutto di un percorso interassessorile. La “Dgr regole 2020” parla invece del P.R.A. come di un documento di programmazione già esistente, realizzato, peraltro, con il coinvolgimento delle Associazioni. Appunto: c’è un P.R.A. o non c’è?

Un secondo aspetto su cui sarà importante mantenere attenzione riguarda il ruolo assegnato ad alcuni Pronto Soccorso/Dipartimenti di Emergenza e Accettazione regionali dove, si legge, sarà garantita “…la presenza di operatori preparati a gestire, in un’ottica interdisciplinare, la valutazione e il trattamento dei soggetti con ASD”. Un impegno non generico, visto che R. Lombardia stanzia specifiche risorse aggiuntive (2 milioni di Euro) nel corso del 2020.

Per il resto, gli obiettivi di questo specifico segmento di risposta sociosanitaria sono certamente interessanti e condivisibili: potenziare la capacità del sistema di garantire la diagnosi precoce, la presa in carico dei minori e degli adulti, l’estensione in tutto il territorio degli interventi di screening, estendere e diffondere i modelli di case/clinical management e, non ultimi, il recepimento dei documenti nazionali (Linee di indirizzo per i disturbi neuropsichiatrici e neuropsichici dell’età evolutiva e Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nei DSA).

3) Disabilità (pag. 122)

In questo specifico paragrafo dedicato alla disabilità, si torna ad una condivisibile, ma generica, carrellata di enunciazioni e richiami ad aspetti che ancora non hanno trovato una concreta attuazione, nemmeno in termini di avvio di approfondimenti congiunti e/o sperimentazioni specifiche. Si prenda per esempio in considerazione il ricorso allo strumento del budget di cura, più volte comparso negli atti programmatori regionali, ma al momento oggetto solo di alcune sperimentazioni da parte di soggetti di terzo settore (p.e. progetto L-Inc di Anffas Lombardia, Ledha e altre Organizzazioni e co-finanziato da Fondazione Cariplo o la sperimentazione in atto in alcuni territori in ambito di salute mentale).