Come si sta muovendo il Servizio Sociale anziani comunale in periodo di emergenza Coronavirus, sia nei  confronti della popolazione anziana in generale che nei confronti degli anziani in isolamento sanitario?

Le direzioni che stiamo seguendo sono sostanzialmente due: 1) potenziare i servizi; 2) rinforzare la rete primaria degli anziani.
Per una serie di motivi, a Gorgonzola il SAD anziani, svolto in accreditamento, è da tempo “debole”. Già nel 2019 abbiamo investito maggiormente in questo servizio, aumentando il budget dedicato. Quest’emergenza ci ha definitivamente indotto a potenziarlo e rafforzarlo, accogliendo tutte le richieste in lista d’attesa già da prima senza tener conto dei vincoli di bilancio,  ad oggi non ancora sottoposto all’approvazione del consiglio comunale.
E’ stato anche potenziato il servizio di consegna pasti a domicilio. Abbiamo infatti valutato che, in questo momento, è prioritario cercare di rispondere al bisogno piuttosto che rientrare nei parametri di bilancio, la cui stesura è ovviamente avvenuta prima dell’emergenza covid-19.
Stiamo inoltre cercando di rinforzare e sostenere in vari modi – spesso su segnalazione dei MMG-  la rete primaria degli anziani, in particolare di quelli che hanno i figli malati o in quarantena altrove.
Quanto agli anziani in isolamento sanitario, possono usufruire dei servizi pronto spesa, pronto farmacia (vedi il prossimo punto) e pasti. L’assistenza a domicilio, invece, dovrebbe essere garantita dall’ADI.
Stiamo poi tentando di individuare soluzioni per chi non può trascorrere l’isolamento sanitario nella sua casa.

 

Avete privilegiato iniziative organizzate ad hoc oppure avete riadattato  la gestione dei servizi e degli interventi già in essere?

Oltre ai potenziamenti sopraccitati, abbiamo istituito ad hoc i servizi “pronto-spesa” e “pronto farmaci” , rivolti a tutta la popolazione ma con una netta prevalenza di over 75enni e over 65enni con patologie croniche e senza reti sociali.
Questo è stato possibile grazie alla Protezione Civile e alla creazione di una rete tra farmacie, MMG, alcuni amministratori di condominio e commercianti. Teniamo a sottolineare che questi servizi, istituiti con la qualificata regia di funzionari e operatori comunali,non sono stati affidati ad altri, ma vengono presidiati all’interno dei servizi sociali mediante un numero telefonico dedicato. A questa linea si sono rivolti anche molti anziani che non conoscevamo. E’ interessante notare che spesso si è partiti dall’esigenza espressa (la spesa o le medicine a domicilio) e poi si è creato un aggancio, un legame che non solo ha permesso di raccogliere bisogni e dare risposte, ma anche di monitorare le situazioni e che probabilmente continuerà anche una volta superata la fase emergenziale.
Quanto alla solidarietà alimentare, abbiamo previsto che i buoni spesa erogati siano spendibili non solo nella media e grande distribuzione, facilmente raggiungibili dal punto di vista amministrativo attraverso strumenti quali i “ticket”, ma anche nei vari e piccoli “negozi di prossimità “, così da creare una rete anche nel prossimo futuro e sostenere il commercio locale.
Inoltre, grazie a una convenzione da poco sottoscritta con Caritas, una quota del Fondo di Solidarietà alimentare è stata destinata al Centro di ascolto, che già eroga oltre 120 pacchi alimentari a famiglie in difficoltà. I pacchi verranno consegnati in breve tempo tramite la Caritas a fronte della condivisione del database.
Rimane l’idea di attivare un monitoraggio telefonico specifico ai circa 500 ultra 80enni che vivono soli, ma purtroppo dobbiamo fare conto con risorse umane circoscritte (4 soli AA.SS. che devono occuparsi di tutte le fasce di utenza in un Comune di oltre 20.000 abitanti).

 

Quali modifiche sono state apportate ai servizi già in essere, ad es. al segretariato sociale, al SAD, ecc. ?

Per quanto riguarda lo svolgimento del SAD, le cose procedono abbastanza normalmente. Gli operatori domiciliari vengono muniti di dispositivi di protezione individuale dalle loro cooperative, che devono vigilare anche sul rispetto delle misure di sicurezza, e sostanzialmente continuano a svolgere i loro compiti come prima. Una considerazione che ci sentiamo di fare è che forse l’accreditamento non è la forma di gestione del SAD più adatta in un momento come questo; ci ripromettiamo di riflettere su questo tema più avanti.
Il segretariato sociale è stato sospeso con risorse di personale esterno, è  gestito in autonomia dalle AS comunali e avviene quasi totalmente per via telefonica. Al segretariato sociale, comunque, in questo periodo non arrivano quasi le “normali” richieste da parte degli anziani. Come si è detto, però, in parallelo si è creato un altro canale (la linea telefonica dedicata al pronto spesa e farmaci) che, istituito con uno scopo ben preciso, sta diventando anche un mezzo di ascolto e monitoraggio più generale dei bisogni degli anziani.

 

Per affrontare l’emergenza  avete formalizzato indicazioni operative e/o  strumenti concreti,  da soli o in collaborazione con altri Comuni dell’AT? 

Tendenzialmente stiamo cercando di coordinarci sempre con gli altri Comuni dell’AT per l’individuazione di direzioni e iniziative. Va detto però che questo lavoro riguarda maggiormente altre emergenze non riconducibili gli anziani. Gli sforzi sono infatti concentrati soprattutto sulla condivisione del protocollo ricevuto dal Tribunale per i Minori a favore dei minori con entrambi i genitori ricoverati.  Per gli anziani, in definitiva, si cerca di sostenere il più possibile la loro fragilità e la permanenza a domicilio. C’è da dire che, con l’eccezione del pronto spesa e pronto farmaci, da questa fascia di utenza non sono emerse esigenze particolari. I motivi possono essere due: 1) una rete familiare che regge; 2) un ruolo residuale dei servizi a Gorgonzola, al quale perviene solo una minima parte del bisogno degli anziani, criticità sulla quale stiamo cercando di lavorare.

 

Per l’emergenza sono state individuate forme di collaborazione con le Asst (con l’ospedale per eventuali dimissioni programmate, l’ADI, il servizio fragilità, ecc.) e  i MMG riguardo l’utenza anziana?

Benchè il territorio della Martesana sia una lingua di terra schiacciata tra zone attualmente molto “calde” quali il lodigiano e la bergamasca, fortunatamente a Gorgonzola non si è finora posto il problema di anziani dimessi in situazioni di criticità. Per il resto, abbiamo in atto rapporti di scambio e collaborazione con il servizio sociale dell’ospedale,  le farmacie, vari MMG, ecc. Tuttavia, come più volte segnalato anche da Lombardiasociale, si tratta di rapporti tra operatori e/o organizzati dalla componente politica locale, che ancora una volta partono “dal basso” grazie alla buona volontà e all’attitudine delle figure coinvolte, ma non discendono da protocolli formalizzati.

 

Quali apprendimenti per il  futuro pensate di poter trarre da questo difficile periodo?

A nostro parere gli apprendimenti principali che possiamo ricavarne  sono tre.

  • E’ importante porre al centro delle dinamiche l’istituzione, ovvero il soggetto pubblico che cura la governance, che si occupa della comunicazione, tiene la regia, facilita le relazioni tra soggetti del territorio. In questo senso, per noi si è rivelata particolarmente vincente la scelta di tenere al nostro interno la gestione del numero telefonico dedicato, così come quella di stimolare la rete tra i vari attori,  impostare collaborazioni con i diversi soggetti, ecc.  Va detto che questo è stato reso possibile anche dal riordino di diversi atti amministrativi e  dalla promozione del lavoro con la comunità che ha, da un lato, precisato  e “sistemato” le relazioni istituzionali (ad s. con il volontariato, ma non solo) e, dall’altro, rafforzato le reti sociali. Crediamo che questo ci abbia permesso di implementare un sistema di risposte più veloce nell’emergenza.
  • E’ indispensabile ricomporre la frattura sempre più grande tra il sociale e il sanitario/socio-sanitario, che discende dalla separatezza degli stessi vertici regionali, da una policy che ha dato vita a ATS e ambiti sempre più grandi, lontani, ecc. Sui territori questa frattura si vede moltissimo e l’emergenza Covid la  esaspera ulteriormente.
  • E’ necessario non solo fare le cose rincorrendo l’emergenza, ma adottare anche una chiave d’impostazione prospettica. Occorre creare una rete che duri anche “dopo”, stimolando la collaborazione e la partecipazione dei cittadini per sviluppare/mantenere i legami comunitari. Nell’ambito culturale, per esempio, grazie alle linee guida sui beni comuni e allo strumento dei Patti di Collaborazione, stiamo riuscendo a fornire attività promozionale e animativa promossa direttamente dai cittadini.