La provincia di Bergamo è una delle aree maggiormente colpite dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo a causa della diffusione del COVID-19. Un’emergenza sanitaria che porta con sé inevitabili risvolti sociali, legati all’assistenza della popolazione isolata, a partire da quella in condizioni di maggior fragilità.

In questo territorio il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci, l’organo di rappresentanza di tutti i Sindaci dei 243 comuni della bergamasca, in accordo con ATS e Protezione civile, ha dato vita alle UTES – Unità territoriali per la gestione dell’emergenza sociale. Si tratta di 14 Unità sovra comunali, in ognuno degli Ambiti distrettuali, gestite dalle Assemblee dei Sindaci degli Ambiti Territoriali/distrettuali e dai loro Uffici di Piano, coordinate da Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci e da ATS Bergamo, per il tramite dell’Ufficio Sindaci.  Nel progetto si esplicita chiaramente che si è pensato agli Uffici di Piano in quanto “strutture istituzionali e tecniche già da vent’anni strutturate in dimensione sovra comunale, in virtù della Legge 328/00 e della Legge regionale 3/2008, per la programmazione sociale in forma associata nei Piani di Zona”.

Si tratta dunque di realtà sovra comunali a supporto dei servizi sociali comunali nella gestione dell’attuale situazione di emergenza, che offrono sostegni concreti ai Comuni, soprattutto in riferimento al flusso consistente di pazienti dimessi dagli ospedali e ai servizi domiciliari.

Il punto di partenza è stata infatti l’osservazione che il passaggio dei malati Covid-19 in dimissione dagli ospedali, e il loro ritorno sul territorio, avrebbero esposto al rischio di mettere sotto stress il sistema dell’assistenza sociale territoriale. Come ha dichiarato Iorio Riva, Sociologo Dirigente dell’Ufficio Sindaci di ATS Bergamo, incaricato di coordinare le nascenti Unità Territoriali “i numeri sono seri e questo ci impone di ragionare su quale sia la strategia migliore da adottare per arrivare preparati a quel momento. Servono canali robusti per quando questa diga di protezione verrà aperta, altrimenti il rischio è che anche il nostro sistema sociale venga messo in seria difficoltà come è accaduto al servizio sociosanitario”.

Da qui, l’istituzione delle UTES per garantire sostegno a chi ha necessità di ricevere assistenza al proprio domicilio o presso Servizi del territorio.

 

Come operano nel concreto le UTES

Le UTES forniscono un supporto di tipo sociale ai C.O.C., i Centri Operativi Comunali che i Comuni hanno attivato su indicazioni della Prefettura per gestire l’emergenza sanitaria, in particolare su tre fronti.

Il primo è quello dell’attività di informazione ai cittadini, per veicolare messaggi corretti e mettere in rete i contatti dei singoli comuni. Questo è stato fatto in alcuni casi prevendendo l’attivazione di un call center centralizzato a livello d’ambito, dedicato all’emergenza (es. Bergamo); in altri rafforzando la condivisione dei contatti dei singoli Comuni e predisponendo FAQ d’ambito per uniformare le risposte degli operatori ai cittadini sui diversi aspetti legati all’emergenza. In questa direzione, alcune UTES stanno offrendo anche servizi telefonici dedicati all’ascolto e sostegno (anche in lingua straniera e durante il week end), alcuni di questi, in collaborazione con il terzo settore, dedicati a specifici target (adolescenti/giovani, famiglie con persone con disabilità…).

Complessivamente ad inizio aprile si contavano già più di 10.000 contatti telefonici.

Il secondo, il sostegno alla fragilità con particolare riferimento alla presa in carico e gestione dei bisogni sociali delle persone Covid-19 dimesse dagli ospedali e gestione di un servizio domiciliare sociale di supporto per la persona e la sua famiglia, in particolare per le situazioni di estrema fragilità. Si tratta in questo caso innanzitutto del potenziamento dell’assistenza domiciliare territoriale (SAD/SADH) ma anche del rafforzamento nella gestione dell’integrazione con l’area socio-sanitaria (aziende ospedaliere, ADI Covid, ADI Hotel per la residenzialità protetta). In diversi casi tale sostegno sta comportando anche il rafforzamento dei servizi di consegna pasti, spesa e farmaci a domicilio, acquisto di generi alimentari per le persone in difficoltà economica, trasporto sociale. Su questo fronte si contano nel primo mese più di 3.500 interventi domiciliari (SAD, pasti, spesa, ritiro farmaci e commissioni, trasporto, assistenza educativa…)

Infine il supporto alla logistica, principalmente per la distribuzione dei Dispositivi di Protezione individuale (DPI) alle persone in isolamento domiciliare obbligatorio, agli operatori sociali e di volontariato impegnati nell’assistenza sociale alle persone. Le UTES sono state però coinvolte anche in altre delicate attività come ad esempio l’allocazione logistica e consegna di bombole d’ossigeno a domicilio, per garantire una presenza di bombole omogenea sul territorio da utilizzare in situazioni di emergenza, in accordo con ATS, Protezione Civile, Carabinieri e Federfarma. Si contano più di 100.000 DPI distribuiti alla rete dei Comuni (di cui 70.000 mascherine)

Come tipico degli Uffici di piano, le UTES sono anche uno snodo importante rispetto al lavoro di rete sul territorio:

  • la rete comunale, del Terzo settore e del volontariato per la co-progettazione e l’erogazione dei servizi di assistenza
  • la rete della medicina di territorio (MMG) per disponibilità ad attivazione UTES sul bisogno sociale rilevato;
  • la rete della residenzialità protetta (HOTEL) per condivisione del bisogno di sorveglianza sociale a bassa intensità assistenziale prima del rientro al domicilio;
  • la rete domiciliare (ADI COVID) per integrazione tra le attività di “cura” sociale (igiene casa, personale…) e quelle di assistenza domiciliare integrata;
  • la rete digitale (Programma Informatico) per interoperabilità dei dati tra i diversi sistemi e la CSI – Cartella Sociale Informatizzata – già in uso ai servizi sociali comunali.

Un aspetto interessante di questa “operazione” è anche il modo con cui si è data sostenibilità economica al progetto. ll progetto delle UTES è sostenuto infatti con risorse pubbliche, della Conferenza dei Sindaci, ma anche private, raccolte grazie all’impegno della Fondazione della Comunità Bergamasca con il lancio della campagna di fundraising, di un fondo specifico  #sosteniAMObergamo, che ad oggi ha raccolto una disponibilità pari a circa 500.000 Euro.

A questo proposito Enrico Fusi, vicepresidente della Fondazione Comunitaria, sottolinea come l’impegno della Fondazione derivi dalla volontà di avviare “un’azione di sostegno a tutto il sistema per garantire la continuità dei livelli essenziali di assistenza. Con #sosteniamobergamo vogliamo dare un concreto segnale di vicinanza e di supporto al lavoro straordinario dei sindaci e di tutti gli amministratori. Oggi più che mai possiamo cogliere l’importanza del lavoro delle nostre istituzioni locali, direttamente chiamate ad affrontare situazioni di emergenza personali e familiari dei loro cittadini”.

 

Un’esperienza importante

La mobilitazione degli ambiti della bergamasca è un segnale importante. In queste prime settimane di gestione dell’emergenza, la grande urgenza che ha travolto i territori, alcuni più di altri, ha spesso portato in secondo piano il tema del raccordo sovracomunale. Lo abbiamo per esempio evidenziato sul fronte della gestione della partita dei buoni spesa legata alla solidarietà alimentare, con evidenti ricadute in termini di equità territoriale. I passi avanti in termini di regolazione omogenea a livello d’ambito nell’urgenza del momento rischiano di saltare. Bergamo, con la sua storica e solida esperienza di coordinamento a livello sovracomunale, mostra una strada diversa, utile e possibile da perseguire.