In tempo di emergenza Covid come si è organizzata concretamente la Vs. cooperativa per erogare il servizio di assistenza domiciliare (ad. es. con l’adozione di dispositivi di protezione, una diversa organizzazione del servizio, lo svolgimento di altre prestazioni,  altri accorgimenti gestionali, ecc.)?

Per affrontare l’emergenza noi gestori stiamo cercando, con molta fatica, di muoverci su più livelli, cosa facilitata dall’esperienza di co-progettazione del SID in atto nel Distretto 5[1].
Per quel che riguarda i  dispositivi di protezione individuale, tutti gli operatori sono dotati di  guanti e mascherine. Per attrezzare gli ASA abbiamo dato fondo a tutte le nostre scorte; in seguito, dato che gli articoli ordinati non venivano consegnati o arrivavano in tempi lunghissimi, c’è stato un momento in cui abbiamo rasentato l’impossibilità di continuare a inviare in sicurezza il personale dagli utenti. Abbiamo quindi informato della situazione l’ATS, che ci ha inviato un certo quantitativo di mascherine permettendoci di andare avanti.
Nello svolgimento dell’assistenza domiciliare alle persone già in carico, in linea di massima ci sforziamo di mantenere continuità; in alcuni casi abbiamo però dovuto operare alcune riduzioni/razionalizzazioni degli interventi e della loro frequenza, sia a causa di un certo numero di operatori in isolamento, sia – soprattutto – per tutelare ulteriormente i soggetti in carico. A tutti gli ASA è stata data indicazione di vigilare (e riferire) con grande attenzione sull’insorgenza di sintomi correlabili al Covid, sia in loro stessi che negli utenti seguiti, in particolare gli anziani.
Su richiesta dei familiari, a seguito del suggerimento dei MMG, ci sono poi state alcune cessazioni del servizio; questo è avvenuto soprattutto nei confronti di soggetti,  anziani e non, in condizioni di salute molto compromesse o con scarse difese immunitarie, per i quali è essenziale limitare fortemente il pericolo di contagio connesso all’entrata in casa di più persone.
Quanto agli accorgimenti adottati, una delle precauzioni messe in atto per le nuove attivazioni è stata quella di fare un triage telefonico dei possibili sintomi e di altre informazioni sanitarie, che normalmente verrebbero raccolte durante la visita domiciliare. In caso di persone dimesse dall’ospedale, come misura di sicurezza si è deciso di attendere 15 giorni prima di iniziare a erogare l’intervento. Queste regole minime di base sono state stabilite con l’U.d.p. per tutti i Comuni del Distretto.

Come conciliate la necessità di garantire sicurezza e protezione – sia agli operatori che agli utenti – nel particolare ambito della relazione di cura, spesso agita con anziani poco collaboranti o confusi?

Per l’uso dei DPI fortunatamente non abbiamo incontrato grandi difficoltà, anche grazie all’intervento e alla mediazione delle famiglie. Nel caso di anziani soli, gli ASA spiegano che nuove regole impongono di ricorrere a maschere, guanti e altre cautele, che in genere sono ben accette.
Invece la possibilità di mantenere il prescritto distanziamento sociale per gli operatori è quasi inesistente, in particolare quando devono occuparsi dell’igiene personale. Per questo motivo cerchiamo di ridurre al minimo il rischio dotandoli di dispositivi aggiuntivi, quali camici monouso e occhiali protettivi.

Quali risvolti pratici, economici e psicologici, ha questa situazione sugli ASA e sulle altre figure della Cooperativa? Per gli operatori é prevista una specifica formazione e/o un sostegno psicologico o di altro tipo?

Dal punto di vista economico, il primo e più immediato riscontro per gli enti gestori è quello di un forte aggravio dei costi organizzativi, soprattutto per i DPI.
Quanto alla situazione psicologica, le cose erano meno problematiche all’inizio, circa due mesi fa, quando si era ancora a “botta calda”. Piano piano con l’aumentare della stanchezza sono emerse tensione e parecchia reattività, sia negli operatori che nei coordinatori. La nostra ATI, in stretto accordo con il Distretto, ha offerto al personale un percorso psicologico di sostegno – gratuito grazie al riorientamento di risorse – che è possibile richiedere a distanza e in forma anonima. Quest’opportunità però spesso non viene sfruttata perché gli operatori sono ancora troppo nell’occhio del ciclone: paradossalmente, c’è la sensazione che avvalersi di un simile supporto equivarrebbe ad ammettere di essere “crollati”.  Valuteremo pertanto come offrire il giusto supporto una volta usciti dall’emergenza, magari in un contesto di gruppo e di formazione.
I coordinatori, dal canto loro, vivono momenti di fatica e preoccupazione per la responsabilità di dover garantire la tutela del servizio, degli operatori e dell’organizzazione pensando anche alla propria. Un’ulteriore difficoltà è che questa complessa situazione va “tenuta insieme” mediante rapporti non di persona bensì da remoto (via Skype o Whatsapp), sia con i colleghi che con gli altri referenti istituzionali del SID.

Per affrontare l’emergenza avete formalizzato indicazioni operative, iniziative e/o  strumenti concreti,  da soli o in collaborazione con altri soggetti? 

Durante i sopraccitati incontri a distanza tra le cooperative dell’ATI e l’U.d.P. sono state formalizzate indicazioni operative e varie iniziative aggiuntive al SID. Nei processi da attivare, tuttavia, restano tra i Comuni del Distretto 5 alcune differenziazioni dovute alle diverse organizzazioni locali.
Per il triage telefonico spiegato al punto 1 è stata ampliata l’apposita scheda già esistente, concepita come strumento di lavoro e conoscenza sia per il primo contatto con il cittadino sia per i monitoraggi successivi,  nell’ambito di un raccordo costante con il servizio sociale comunale/ pool territoriale.
Anche nel distretto 5, analogamente ad altri  ambiti, è stato previsto un numero telefonico per le emergenze Covid.
Inoltre, per le persone che usufruiscono del servizio di teleassistenza, durante la chiamata settimanale vengono raccolte eventuali esigenze di consegna a domicilio di pasti, spesa o farmaci (previo ritiro e consegna delle relative ricette mediche). Gli operatori del SID – sia pur con le citate differenze territoriali – insieme ad altri attori della rete territoriale (ad es. la Protezione Civile) sono di appoggio per gestire il numero per le  emergenze, ad es. per la consegna dei farmaci a cittadini in difficoltà o a utenti positivi al Covid o in isolamento precauzionale.
Si è poi deciso: a) di istituire un monitoraggio telefonico dei cittadini fragili segnalati da ATS, che viene effettuato tramite una scheda di triage e raccolta dei dati necessari b)  di  potenziare il ruolo dello Sportello Ospedale già attivo presso l’Ospedale di Melzo, ampliandone l’integrazione con l’Unità di crisi di Cernusco sul Naviglio. L’obiettivo del potenziamento è la costruzione di un flusso informativo da aggiornare settimanalmente rispetto alla filiera di servizi, interventi, procedure e progetti in materia sociale, socio-sanitaria e sanitaria.

LombardiaSociale ha riscontrato che vari Comuni in questo periodo potenziano il SAD anziani chiedendo ai gestori di prendere in carico nuova utenza. Le aumentate richieste, in queste particolari condizioni, vi creano problemi per l’attivazione?

Nonostante la nuova procedura individuata per ridurre al minimo il rischio di contagio nel prendere in carico nuovi casi,  un po’ di preoccupazione per le nuove attivazioni sussiste sempre.
Inoltre, anche se il numero delle richieste è limitato, bisogna fare i conti con una minor disponibilità  di risorse umane, dovuta – come già accennato – al fatto che alcuni operatori dei gestori sono in isolamento.

Pensate che gli adattamenti/ riorganizzazioni gestionali che avete dovuto mettere in atto possano generare apprendimenti anche per il futuro?

 Stiamo sviluppando velocemente apprendimenti utili alla gestione concreta dei servizi in tempo di  Covid. Credo però che solo nel prossimo futuro, dopo aver preso una certa distanza da questo periodo, sarà possibile vedere con maggior chiarezza alcune tematiche che vanno più nel profondo e  che potranno costituire apprendimenti stabili anche da altri punti di vista.
Tengo però a sottolineare che mai come in questo momento ho colto il grande valore di lavorare come “noi”, in modo condiviso, anzichè con ruoli separati tra gestori e Comuni.
Progettare insieme ha funzionato anche nell’emergenza e nell’attivazione delle misure straordinarie, nonostante non siano da sottovalutare e le difficoltà che si incontrano quotidianamente.

Ci sono altre riflessioni che volete condividere con i lettori di LombardiaSociale?

Le mie osservazioni riguardano il ruolo dell’assistenza domiciliare, che a volte  viene sottovalutata e ritenuta un servizio di poca importanza, oppure semplicisticamente vista come un mero svolgimento di prestazioni.
In queste drammatiche circostanze, al contrario, il SAD si sta confermando come una realtà cruciale ed essenziale per stare vicino alle famiglie e non farle sentire sole.


[1]Il distretto 5 è composto da Cassano d’Adda, Inzago, Liscate, Melzo, Pozzuolo Martesana, Settala, Truccazzano e Vignate. Il SID è gestito da un’ATI composta dal Consorzio CS&L con le cooperative sociali consorziate, Il Torpedone e La Fonte,  e dalla cooperativa sociale Cogess