Come di consueto, sono stati diffusi dall’Istat alcuni aggiornamenti preliminari sulle principali dimensioni della spesa sociale; essi rappresentano una sorta di bussola sull’andamento degli interventi del welfare territoriale. Allo stato attuale della diffusione, ancora non è possibile effettuare approfondimenti di dettaglio per singoli ambiti[1] o per singole tipologie di servizi (saranno oggetto di ulteriori analisi, appena saranno rilasciati i risultati integrali della rilevazione). Tuttavia ci sono già elementi di forte interesse per fare il punto sull’evoluzione del welfare lombardo.

 

L’andamento della spesa

A livello nazionale, a partire dal 2014, è emerso un trend di ripresa della spesa sociale a carico dei comuni, invertendo l’arretramento registrato negli anni di azzeramento dei fondi nazionali di sostegno a questo settore. Nel 2017 l’espansione ha raggiunto livelli del 2,5% (Fig. 1).

In Lombardia (Fig. 1) nell’ultimo anno disponibile la spesa dei comuni ha sperimentato un arretramento della stessa portata (-2,5%), un dato che tuttavia necessita di opportuni chiarimenti: nel 2016 la spesa era stata registrata una consistente crescita della spesa per effetto di una partita che, già allora, era risultata anomala (si veda un precedente articolo). Ci si riferisce alla crescita della spesa per i servizi socio-educativi dell’ambito di Milano, di fatto quasi raddoppiata tra il 2015 e il 2016. A conferma di quanto fosse anomalo questo fenomeno, nel 2017 la stessa voce è ritornata ai livelli del 2015 (anzi, è leggermente diminuita[2]). Ciò suggerisce l’opportunità di una lettura non puntuale sul singolo anno, quanto di medio periodo: nel complesso l’incremento registrato in Lombardia tra il 2015 e il 2017 è abbastanza in linea con le tendenze espansive nazionali; in considerazione del fatto che nel biennio precedente il welfare lombardo era cresciuto di più di quello nazionale, il bilancio di lungo periodo (2012-2017) porta la Lombardia a un +6,5% rispetto al +3,6% dell’intero Paese.

Detta dinamica, tuttavia, non ha interessato in maniera uniforme tutte le tipologie di spesa: a parte la spesa per famiglie e minori per la quale, per i menzionati problemi metodologici, non è significativo il confronto con il 2016, si evidenzia che:

  • nel 2017 è proseguita l’accelerazione della spesa regionale per i disabili (+4,1%), in linea con la crescita nazionale registrata nell’ultimo anno e, in ogni caso, con un saldo di lungo periodo di netto vantaggio per la Lombardia
  • la spesa dei comuni lombardi per gli anziani nel 2017 è ulteriormente arretrata (-3%), in continuità con le dinamiche pregresse e a dispetto delle tendenze nazionali che, invece, hanno evidenziato una buona ripresa della spesa per gli anziani dopo anni di riduzione (ad esempio alcuni servizi quali il SAD e i buoni/per il mantenimento a domicilio degli anziani sembrano essere ripartiti nel 2017 a livello nazionale). Non è stato così per la Lombardia, dove sembra proseguire il disinvestimento degli interventi dei comuni per gli anziani in continuo crollo dopo il 2012 (si veda linea continua rossa).
  • gli interventi locali per la povertà sono risultati stabili a livello nazionale nell’ultimo anno, mentre in Lombardia hanno subito un ridimensionamento, tuttavia il bilancio di lungo periodo è analogo nelle due diverse realtà (si mantengono i valori del 2012).

A corredo dell’andamento degli oneri a carico dei comuni, osserviamo l’andamento delle compartecipazioni a carico degli utenti: nel 2017  in Lombardia sono diminuite del 2%, proseguendo la dinamica di arretramento in corso dal 2012 (oggi le compartecipazioni sono l’83% del valore di cinque anni fa). Difficile dare un’interpretazione al fenomeno: non necessariamente significa che i comuni hanno attuato politiche di riduzione dei prezzi dei servizi sociali a domanda individuale o che abbiano elevato le soglie di esenzione/agevolazione; potrebbe anche significare una riduzione del ricorso/interesse a questi servizi da parte delle famiglie.

Si segnala infine che dal 2017 la rilevazione Istat ha considerato anche i centri antiviolenza[3], nell’ambito del target “povertà, disagio adulti e senza dimora”. La spesa per questa categoria di utenza in Lombardia nel 2017 è comunque diminuita dell’1,7% (sembra insomma che l’attivazione di questi nuovi servizi abbia avuto un effetto sostitutivo di altri interventi, più che rafforzativo; in ogni caso, solo dopo la pubblicazione dei dati di maggior dettaglio si potranno monitorare questi effetti con maggiore precisione).

 

La composizione della spesa

La categoria di bisogno che assorbe maggiormente le risorse dei comuni lombardi è quella delle famiglie-minori (quasi il 40%), seguita dai disabili (31,3%) e, a lunga distanza dagli anziani (14,5%) (Fig. 2).

A confronto con le altre regioni, l’allocazione delle risorse in Lombardia è particolarmente sbilanciata sulla disabilità (a livello nazionale il peso è del 25,9%); al contrario, nella regione si osserva un ruolo limitato degli interventi per gli anziani (a livello nazionale pesano quasi il 18%) e di quelli per la povertà (un gap di due punti rispetto al dato nazionale). La figura 2 riporta anche i pesi delle regioni del Nord Ovest: a confronto con le regioni della stessa ripartizione territoriale le suddette peculiarità lombarde si attenuano, senza tuttavia scomparire.

Queste posizioni relative sono ribadite dalla lettura dei valori pro-capite per categoria di utenza (Tab. 1). Sotto questo profilo i comuni lombardi confermano:

  • un investimento piuttosto pronunciato sulla disabilità
  • un investimento limitato sugli anziani e per la povertà
  • un impegno inferiore a quello nazionale per le famiglie-minori

A proposito di quest’ultimo target, è utile distinguere tra la spesa per i servizi socio-educativi e la restante spesa per la famiglia-minori. Si tratta di un passaggio rilevante ai fini delle politiche nazionali di finanziamento: il Piano Sociale Nazionale, infatti, ha ridefinito il perimetro della spesa sociale escludendo i servizi socioeducativi per l’infanzia (che dovrebbero convergere sulla spesa per l’istruzione), indirizzando dal 2019 le risorse del sostegno nazionale (FNPS) prioritariamente agli interventi sociali veri e propri per le famiglie-minori (con un vincolo di finalizzazione di almeno il 40% del FNPS della spesa sociale vera e propria su questa voce). In Lombardia oggi i suddetti interventi (quelli per la famiglia/minori al netto al netto della spesa per i nidi), rilevano per il 25% della spesa sociale complessiva e il 29,3% della spesa sociale vera e propria.

Si sottolinea infine, in continuità con quanto osservato in precedenti articoli, che l’arretramento degli interventi dei comuni per gli anziani potrebbe essere il risultato di politiche che hanno indirettamente spiazzato l’intervento dei comuni sul SAD, per effetto di altri servizi (RSA Aperta).

 

Il ruolo dei vari attori

Nel 2017, in Lombardia, l’81,7% degli interventi è stato erogato dai singoli comuni, il 7,8% dai distretti/ambiti e il 10,8% da altre forme associazionistiche (comunità montane, consorzi, unioni di comuni e altre associazioni di comuni), (Fig. 3).

Le dinamiche del quinquennio suggeriscono una spinta all’associazionismo, si presume per ricercare scale produttive più efficienti di quelle parcellizzate per comune.

Nel 2017 una quota minima di interventi sociali è stata erogata direttamente dalle aziende sanitarie (0,1%). Si tratta di un importo trascurabile e, in ogni caso, si confermano i limiti di rappresentatività della rilevazione già sottolineati nelle precedenti edizioni: infatti, una quota importante di interventi sociali sono erogati direttamente dalle ATS (si pensi ad esempio ai buoni erogati dalle ATS alle famiglie a titolo di misura B1 a carico del FNNA[4]),  tuttavia è evidente che essi sfuggano alla rilevazione Istat.

Si presume, dunque, che i dati della spesa sociale lombarda siano sottostimati, sminuendo le potenzialità di confronto con le altre regioni. Ad esempio, la crescita della spesa nazionale 2017 per il target anziani potrebbe essere spiegata con l’inserimento delle gravi demenze nel perimetro delle gravissime disabilità del FNNA: le altre regioni potrebbero avere inserito nella rilevazione Istat questi interventi, mentre non è avvenuto altrettanto per la Lombardia.

 


[1] A meno della spesa per i nidi, di cui è già stato diffuso il massimo dettaglio analitico
[2] La spesa per servizi socioeducativi dell’ambito di Milano è passata da 63 milioni del 2015 ai quasi 108 milioni del 2016, per ritornare a 61 milioni nel 2017
[3] strutture che offrono servizi di ascolto e accoglienza per le donne vittime o esposte alla minaccia di ogni forma di violenza fisica e/o psicologica, e le case rifugio destinate a vittime di violenza di genere, strutture residenziali a indirizzo segreto, che forniscono alloggio sicuro e protezione alle donne che subiscono violenza e ai loro bambini. Le Case rifugio sono in stretto contatto con i Centri antiviolenza e gli altri servizi presenti sul territorio, al fine di garantire il necessario supporto psicologico, legale, sociale, educativo
[4] La DGR 5940/2016 ha stanziato oltre 36,5 milioni per gli assegni per le disabilità gravissime erogati dalle ATS nel 2017. Dalla rilevazione Istat la spesa sociale gestita dalle ATS nel 2017 è risultata circa 1,3 milioni