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I servizi educativi per la prima infanzia stanno attraversando una grave crisi. Economica in primis perché i nidi privati hanno interrotto bruscamente di ricevere contributi economici tanto da parte delle famiglie, quanto da parte delle Amministrazioni laddove non previsti; ma anche pedagogica perché di fatto, sono stati spazzati via spazi, tempi, contesti del lavoro educativo e ci si è trovati improvvisamente a dover ricostruire modi e forme per mantenere un “filo” con bambini e famiglie.
Quali forme possibili di sostegno di questi servizi così necessari?
Ci sembra utile, prima di procedere a una analisi delle misure messe in atto da Regione Lombardia a sostegno del sistema d’offerta di servizi per la prima infanzia, fare un breve e sintetico excursus di quanto hanno realizzato in questi mesi di emergenza altre Regioni.

 

Regione Toscana

Nel 2019, con due diversi decreti (Decreto dirigenziale 5405/2019 e successivo decreto dirigenziale 13503/2019), nell’ambito del Por Fse 2014-2020. Asse B “Inclusione sociale e lotta alla povertà”, Regione Toscana ha stanziato 13 milioni di euro per i Comuni volti a sostenere la gestione, diretta e indiretta, dei servizi educativi e per l’acquisto di posti bambino presso strutture educative accreditate, a favore di bambini di 3-36 mesi di età, al fine di “investire su servizi di educazione ed accoglienza per l’infanzia di qualità e di tipo universalistico, a favore dei nuclei familiari con minori, anche al fine di favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

Il 21 aprile 2020, con delibera 533, per alleviare l’isolamento sociale dei bambini, l’interruzione delle attività educative e la crisi del sistema regionale dei servizi per la prima infanzia, Regione Toscana ha approvato disposizioni specifiche per il periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19 che non comportano oneri a carico del bilancio regionale.

“La sospensione delle attività dei servizi educativi per la prima infanzia (0-3 anni) disposta dai DPCM del 4/3/2020 e seguenti a decorrere dal 5/3/2020, oltre a determinare l’interruzione delle attività progettuali previste dalle amministrazioni comunali beneficiarie dei contributi di cui al sopra citato Decreto Dirigenziale n. 14636/2019, sta avendo importanti ripercussioni economiche sull’intero settore, oltre a provocare l’interruzione della continuità delle attività educative rivolte ai bambini, del rapporto con le educatrici e con i pari età. E’ necessario per questo adottare tutte le misure utili per garantire da un lato il sostentamento del sistema nel suo complesso, dall’altro alla prevenzione del così detto “abbandono educativo” dei bambini durante queste mensilità di chiusura”.

Quali interventi specifici previsti dalla delibera 533/2020?

  • Deroga, per i mesi di marzo e aprile, di obbligo di frequenza minima di 5 giorni quale condizione per l’accesso ai contributi: i mesi di marzo aprile verranno pertanto riconosciuti d’ufficio ai fini dell’ammissibilità ai contributi.
  • Per le mensilità successive ad aprile potranno essere considerate ammissibili a contributo le attività progettuali proposte inizialmente dalle amministrazioni comunali, seppur con modalità di svolgimento diverse, adattate cioè all’emergenza sanitaria in corso e quindi realizzate “a distanza”.
  • Al fine della prosecuzione delle attività progettuali ammesse a contributo, dovranno essere svolte attività da parte delle educatrici, come ad esempio letture di libri, proposte di musiche, canzoni, filastrocche, proposte di attività manuali da realizzare eventualmente anche con la collaborazione degli adulti di riferimento.
  • Le attività proposte e organizzate nell’arco del mese, devono vedere la partecipazione dei bambini “a distanza” alle attività proposte mediante strumenti informatici per almeno 5 giorni al mese.
  • L’attività a distanza deve svolgersi con modalità sincrona (es. videoconferenza, audioconferenza), che sarà la sola ad essere considerata valida al fine del conteggio dei giorni di presenza effettivi.
  • Sono previste forme di progettazione e controllo (registro di presenza che deve essere compilato nella giornata di svolgimento dell’attività on line da parte dell’educatrice, l’educatore rimane comunque sempre connesso e a disposizione durante le attività didattiche a distanza proposte, le amministrazioni comunali coinvolte dovranno produrre al settore regionale, prima dell’avvio dell’attività on line, un calendario delle attività che saranno svolte con i relativi orari…).

Regione Toscana, anche a supporto dei Comuni e del sistema dei servizi 0/3, ha predisposto un portale ad hoc: https://www.regione.toscana.it/-/l-educazione-da-zero-a-sei-anni-non-si-ferma.

 

Regione Lazio

Regione Lazio a fine aprile 2020 è intervenuta con un Avviso Pubblico – Determinazione – numero G04937 del 28/04/2020 – Approvazione dell'”Avviso pubblico per contributi a sostegno dei titolari e gestori di asili nido privati accreditati, per il periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19″. D.G.R. 16 aprile 2020, n. 190. Impegno della somma complessiva di € 3.000.000,00 a favore di Creditori Diversi sul capitolo H41990, esercizio finanziario 2020. “COV 20” – destinando 3 milioni di euro a sostegno dei nidi privati accreditati per il periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19.

I contributi concessi ammontano ad €100/mese per ogni posto nido autorizzato e accreditato, per un massimo di 60 posti per singolo nido, a decorrere dal mese di marzo 2020 fino alla ripresa delle attività educative e comunque non oltre il mese di luglio 2020 (durata massima dell’intervento pari a 5 mesi).
Possono presentare domanda di contributo imprese private titolari di asili nido accreditati che non hanno in essere nessun rapporto contrattuale con l’ente pubblico o, qualora lo avessero, limitatamente ai posti nido non coperti da convenzione, appalto o concessione con l’ente pubblico, e imprese private che gestiscono asili nido aziendali privati accreditati.
Spese ammissibili sono il canone di locazione, spese amministrative, spese di sanificazione e pulizia dei locali, utenze, manutenzione del verde, acquisto di materiale informatico per attività a distanza, acquisto di materiali per la didattica, acquisto dei dispositivi di protezione individuale.

Regione Lazio, sul suo sito, annuncia anche un ulteriore investimento di 8 milioni di euro per i nidi privati autorizzati ma non accreditati: “Le eventuali economie risultanti da entrambi gli avvisi, verranno riassegnate, a titolo di premialità, alle imprese ammesse a contributo che, alla riapertura del servizio socio educativo, prendano in carico il personale attualmente con un rapporto di lavoro sospeso e che, quindi, usufruisca di ammortizzatori sociali”.

 

Regione Emilia Romagna

Per fronteggiare la grave situazione causata dalla particolare situazione di emergenza e sostenere la tenuta economica e sociale della comunità, delle famiglie con bambini e dei cittadini, con particolare attenzione alle situazioni di maggiore fragilità, Regione Emilia Romagna ha adottato misure straordinarie per supportare gli Enti locali nella loro azione di sostegno del sistema integrato dei servizi educativi e delle famiglie. Regione Emilia Romagna ha emanato due differenti delibere che destinano risorse per i Comuni e le Unioni di Comuni e a beneficio di servizi educativi pubblici (a gestione diretta e indiretta) e privati convenzionati.

  • Deliberazione di Giunta regionale n. 335/2020 «Approvazione riparto e trasferimento risorse finanziarie ai Comuni e loro forme associative per l’attuazione del Programma di consolidamento e qualificazione del sistema integrato dei Servizi educativi per la prima infanzia – L.R. n. 19/2016. Anno 2020. Adozione di misure straordinarie» che, in estrema sintesi:
  • anticipa i tempi di erogazione di fondi regionali ordinari per la gestione e la qualificazione dei Servizi, pari a 7,25 milioni di euro;
  • eroga uno stanziamento straordinario, in particolare per far fronte alle mancate entrate dalle famiglie per rette non corrisposte a fronte della chiusura temporanea dei servizi, pari a 5 milioni di euro.
  • Deliberazione di Giunta regionale n. 233/2020 «Sistema integrato dei servizi educativi per la prima infanzia. L.R. n. 19/2016. Adozione di misure straordinarie» che:
  • anticipa i tempi di erogazione del saldo di 10,95 milioni di euro relativi alla misura “Al nido con la Regione”, destinata specificamente all’abbattimento delle rette. A ciò si aggiungono anche alcune proroghe di scadenze precedentemente deliberate per sostenere i settori amministrativi nelle attuali e difficili gestioni amministrative e organizzative.

Non ultimo, il 28 aprile 2020 la Regione Emilia Romagna ha emanato il documento “Proposte e linee di indirizzo per modalità alternative di gestione in sicurezza dei centri estivi e delle attività per minori in fase 2 di emergenza Covid 19” anticipando analisi e proposte ora al vaglio del MIUR.

 

Regione Piemonte

Con delibera 1225 del 17 aprile 2020 e relativo Allegato “Misura straordinaria di sostegno dei servizi educativi 0/6 in ordine all’emergenza sanitaria dovuta a Covid-19”, Regione Piemonte – Assessorato Istruzione, Formazione, Lavoro è intervenuta a sostegno delle famiglie piemontesi con figli minori in difficoltà a causa della sospensione delle attività dei servizi educativi per la prima infanzia.
Regione Piemonte ha scelto di intervenire su un duplice livello:

  • dare un indennizzo direttamente alle famiglie sulle tariffe pagate ai titolari di servizio per l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia 0-6 (servizi a titolarità pubblica e privata per la fascia 0-2 e scuole dell’infanzia paritaria e privata per la fascia 3-6) per il periodo di sospensione della prestazione di cura e di custodia dei minori dovuta al Covid 19;
  • dare un supporto economico ai servizi educativi per l’infanzia a titolarità pubblica e privata della fascia 0-2, a ristoro dell’avvenuto rimborso delle rette pagate dalle famiglie per il periodo di sospensione del servizio oppure per il mancato introito delle rette stesse per le quali il servizio educativo non ha attivato la richiesta di pagamento;
  • dare un supporto economico per la fascia 3-6 alle scuole dell’infanzia paritarie e private, a ristoro dell’avvenuto rimborso delle rette pagate dalle famiglie per il periodo di sospensione del servizio oppure per il mancato introito delle rette stesse per le quali il servizio educativo non ha attivato la richiesta di pagamento La misura di sostegno si rivolge.

Le risorse destinate alla presente misura ammontano a complessivi 15.000.000,00 a valere sul bilancio finanziario regionale 2020-2022 con la seguente ripartizione:

  • 10 mln per il pagamento delle rette riferite ai servizi educativi dell’infanzia 0-2;
  • 5 mln per il pagamento delle rette riferite ai servizi educativi dell’infanzia 3-6.

Sono destinatari della misura i comuni, singoli o associati, sede di almeno un’unità di offerta di servizi educativi 0-6 quali asili nido, micro-nido, sezioni primavera, centri di custodia oraria, nidi in famiglia, scuole dell’infanzia paritarie, scuole dell’infanzia private.
Sono esclusi i servizi educativi che durante il periodo di sospensione dell’attività dovuta all’emergenza Covid hanno riscosso le rette dalle famiglie con conseguente introito.

 

E in Lombardia?

Analizzando quanto realizzato dalle Regioni fin qui citate, è evidente come il sostegno ai servizi 0/3 anni richieda interventi e misure differenziati:

  • Misure economiche a sostegno del sistema d’offerta dei servizi educativi 0/3 anni e che possono declinarsi tanto nello stanziamento di nuove risorse ad hoc, quanto nella rimodulazione di criteri previsti per l’erogazione di risorse già destinate;
  • individuazione di linee guida a orientamento della rimodulazione del lavoro dei servizi, definendo anche modalità e criteri uniformi per declinare il lavoro educativo in modalità “a distanza”;
  • elaborazione di strategie programmatorie di medio e lungo termine in vista della riapertura dei servizi, dei centri estivi e di altre eventuali attività.

E allora torniamo a Regione Lombardia e proviamo a capire che cosa è accaduto in questi mesi.

Il sistema d’offerta dei nidi Lombardi è stato duramente colpito dall’emergenza Covid 19. Le attività di cura ed educative in presenza si sono interrotte dal 24 febbraio 2020 e da allora, è mancata qualsiasi regia regionale, tanto in chiave di orientamenti strategici e pedagogici, quanto di misure a sostegno del sistema di offerta di servizi educativi per la prima infanzia.

Procediamo per gradi. In primis, alcuni dati[1].

  • I servizi per la prima infanzia in Lombardia coprono il 26% della popolazione di età compresa da zero a tre anni.
  • 2.462 sono le unità di offerta di servizi rivolti alla prima infanzia, di cui: 1.804 asili nido, 283 micro-nidi, 289 nidi famiglia; 86 centri prima infanzia.
  • Dal 2016, con la politica “Nidi Gratis”, è aumentata la platea delle famiglie beneficiarie dell’azzeramento della retta dovuta per la frequenza di nidi pubblici o privati convenzionati (14.354 nuclei familiari ammessi nell’anno 2017/2018 e 15.652 famiglie richiedenti nell’anno 2018/2019).
  • Dalle rilevazioni disponibili per il periodo 2015/2016-2017/2018, emerge un incremento del numero di bambine e bambini frequentanti i nidi comunali o privati convenzionati pari a circa il 7%, con un incremento maggiore della fascia ISEE sino a € 20.000 in misura pari a circa il 21%.

I dati Istat ci ricordano anche che solo il 50% dei bambini lombardi che frequentano un nido, sono inseriti i in servizi a gestione diretta comunale.

Istat

Anno di riferimento: 2017

Utenti di tutti i servizi prima infanzia

(servizi comunali a gestione diretta, comunali a gestione affidata a terzi, privati con riserva di posti da parte del comune, privati senza riserva di posti)

Utenti in servizi prima infanzia a gestione diretta comunale
Nidi (nido, micro nido o sezione primavera) 36.122 18.790
servizi integrativi per la prima infanzia 5.342 3.275
Totali 41.464 22.065

 

Dai dati presentati, emerge in modo chiaro che oggi una percentuale importante degli asili nido lombardi sono privati e l’emergenza Covid 19 sta impattando in modo significativo sulla tenuta di questo sistema d’offerta.

Dal 23 febbraio 2020, inizio del lockdown in Lombardia, le attività in presenza dei nidi si sono interrotte, le Amministrazioni Comunali hanno previsto l’esenzione del pagamento, per i mesi di chiusura straordinaria, delle rette dei nidi, prevedendo anche proroghe per il pagamento di rette relative ai mesi precedenti all’emergenza o rimborsi per chi invece, aveva già versato le rette per l’intero anno.
Inutile ricordare le pesanti ricadute di questi mancati introiti sui bilanci delle Amministrazioni che hanno comunque continuato a pagare gli stipendi degli operatori dei nidi, garantendo comunque l’erogazione di attività educative a distanza, pur con tutte le difficoltà e le fatiche che conosciamo.

Diversa storia ovviamente, per i nidi privati che a fronte del mancato introito delle rette e dell’assenza di altre forme di sostegno economico, hanno dovuto sospendere l’erogazione del servizio (e laddove è proseguito, è stato spesso per disponibilità volontaria del personale), ricorrere in molti casi agli ammortizzatori sociali, pur dovendo comunque proseguire nelle spese relative ai costi fissi di gestione (affitti, utenze…). Assistiamo non solo a una cessazione dell’erogazione del servizio, ma da più parti è stato segnalato il forte rischio che molti dei nidi privati non siano nelle condizioni di riaprire a settembre, con pesanti ricadute tanto sul sistema d’offerta, quanto sull’occupazione femminile (poiché la maggior parte del personale dei nidi è donna e perché si sa, a fronte di una impossibilità di mandare il proprio figlio al nido, chi rischia di dover rinunciare al lavoro sono le madri…).
Non ultimo, nell’attesa ormai imminente delle Linee Guida per la riapertura dei nidi, alcune anticipazioni sembrerebbero far emergere in modo evidente l’impossibilità per i nidi privati, di poter riaprire alle condizioni che si stanno prospettando. Un rapporto numerico di 1 adulto per 3 bambini, la necessità di adottare (e acquistare) dispositivi di protezione individuale e di espletare procedure di sanificazione, così come molti altri vincoli annunciati in questi giorni, sono criteri per la riapertura che evidentemente richiedono investimenti economici importanti a tutela della sicurezza e della salute di bambini e adulti, ma che saranno economicamente difficilmente sostenibili da nidi privati già stremati da questi mesi di chiusura forzata.

La tenuta del sistema d’offerta 0/3 anni e la possibilità per bambini e famiglie di fruire di questi servizi è oggi molto a rischio e richiede un investimento politico forte, tanto in termini economici, quanto di programmazione.

Nei mesi di marzo e aprile sono stati moltissimi gli appelli a Regione Lombardia. Anci, il Comune di Milano, Assonidi, il comitato Educhiamo in momenti diversi e con vari documenti hanno chiesto e sollecitato un intervento di Regione Lombardia perché si facesse parte attiva nel promuovere strategie e misure a sostegno del sistema d’offerta di servizi educativi per la prima infanzia.
È stato chiesto a Regione Lombardia di destinare le risorse della misura “Nidi Gratis” che non sono state allocate nei mesi di lockdown, a sostegno dei nidi privati, ma Regione Lombardia, con una nota del 12 marzo 2020, ha dichiarato di non poter utilizzare risorse a sostegno della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro con misure a sostegno dell’imprese. Altre Regioni hanno trovato i modi per ricollocare risorse già destinate, anche superando vincoli rispetto alla destinazione d’uso…
Il Comune di Milano, con una delibera del 8 maggio 2020, ha stanziato 2,5 milioni di euro del Fondo Mutuo Soccorso del Comune a sostegno economico dei nidi privati del sistema d’offerta del Comune di Milano.

L’unico atto che Regione Lombardia ha previsto è la riformulazione della destinazione delle risorse legge 65 (fondi statali) previste nella Dgr 2108 di settembre 2019 che definiva i criteri e le percentuali di spesa del Fondo Nazionale Sistema Integrato stanziate per il 2019 e ammontanti complessivamente a € 41.730.117,48 euro. Di queste risorse, almeno il 60% era previsto venisse destinato alla finalità “Abbattimento e/o riduzione delle rette e sviluppo dei servizi”.
Con la nota del 10 aprile 2020 “Emergenza epidemiologica da Covid-19. Indicazioni per l’utilizzo e il riorientamento delle risorse del Sistema integrato dei servizi di educazione e istruzione dalla nascita sino a sei anni, annualità 2019 (D.G.R. n. 2108/2019)”, Regione Lombardia prevede l’opportunità di utilizzare i Fondi del Sistema Integrato per compensare il mancato introito delle rette da parte delle famiglie.
“L’impiego dei fondi 2019 può essere utilizzato come strumento per un tempestivo sostegno, utile a far fronte alle conseguenze sui servizi educativi dell’emergenza sanitaria in corso. Nelle diverse situazioni territoriali i Comuni e gli enti privati gestori di nidi e micronidi e scuole per l’infanzia si sono organizzati con modalità differenziate sia nei riguardi delle famiglie, sia nei riguardi dei dipendenti dei servizi educativi, con l’accesso a vari strumenti quali la cassa in deroga. L’intervento di compensazione del mancato introito delle rette da parte delle famiglie, tramite i fondi del sistema zero-sei anni, si potrà declinare quindi in base ai differenti contesti”.

Di fatto, non solo Regione Lombardia non destina neanche un euro di risorse proprie al sostegno del sistema d’offerta dei nidi, ma fa riferimento a risorse del 2019 che i Comuni, in molti casi, hanno già destinato e speso.
A conferma, ancora una volta e in uno scenario quanto mai allarmante, della fragilità e dell’assenza di qualsivoglia politica a sostegno del sistema d’offerta 0/3 anni, ma anche delle famiglie e dell’infanzia verso le quali, in questi anni, sono state erogate misure economiche dirette che oggi si dimostrano in tutta la loro inefficacia. Le famiglie sono lasciate solo a doversi inventare strategie di cura e di educazione a fronte di un sistema di offerta che si sta frantumando e al quale difficilmente potranno rivolgersi a settembre.
Una assenza di investimenti e strategie programmatorie che si traducono in tre rischi importanti per i prossimi mesi:

  • primo rischio: una riduzione drastica dei posti disponibili nel sistema dei servizi 0/3 in Lombardia;
  • secondo rischio: una riduzione drastica delle domande di iscrizione ai nidi, a fronte della consapevolezza diffusa tra le famiglie, della fatica dei servizi educativi, soprattutto privati, a garantire esclusivamente con risorse proprie, le condizioni di sicurezza e salute oggi necessarie;
  • terzo rischio: un balzo indietro di vent’anni dei nidi da servizi educativi a servizi di custodia sociale. È molto facile prevedere che nei prossimi mesi, molte delle famiglie che mandavano i propri figli al nido, non ne confermeranno l’iscrizione e al nido arriveranno solo i bambini le cui famiglie si trovano in una condizione di estremo bisogno o necessità. Il nido tornerà a rispondere prevalentemente a un bisogno di custodia e di conciliazione e ne sarà attenuato in modo importante il valore educativo.

Uno scenario davvero preoccupante.

 

 


[1] Dati presentati nella dgr 2108 di settembre 2019 e www.istat.it.