Alla fine di marzo 2020, in piena emergenza sanitaria relativa alla pandemia da COVID -19, la Regione ha introdotto con DGR XI/2999 alcuni interventi straordinari a sostegno delle famiglie, denominate “pacchetto famiglia”, riorientando parte delle risorse destinate inizialmente alla “dote infanzia.

Il pacchetto famiglia ha previsto due tipologie di contributo diretto ai cittadini:

  • contributo mutui prima casa: contributo straordinario una tantum pari ad euro 500 ad ogni nucleo familiare con almeno un figlio di età minore o uguale a 16 anni.
  • contributo e-learning: contributo straordinario una tantum pari all’80% delle spese sostenute fino ad un massimo di euro 500 per ogni nucleo familiare con almeno un figlio di età compresa tra 6 anni e minore o uguale a 16 anni per l’acquisto della strumentazione tecnologica necessaria alla didattica on line (pc fisso o portatile o tablet con microfono e fotocamera).

Le risorse complessivamente stanziate per le due misure sono pari a 15 milioni di euro, a cui si aggiunge un’ulteriore dotazione di 1.500.000 euro ad incremento del contributo riconosciuto, tramite l’applicazione del Fattore Famiglia Lombardo.

Gli interventi sono stati destinati alle famiglie, con un componente residente in Lombardia, colpite significativamente dall’emergenza Covid-19 e che in seguito a quest’ultima si sono trovate in condizioni di perdita di una parte rilevante dell’impegno lavorativo (sia per dipendenti che per autonomi)[1] oppure di morte per Covid-19di un componente del nucleo famigliare. Dal punto di vista economico, il requisito che è stato inserito è stato un ISEE pari a 30.000 euro, una soglia decisamente più alta di quella utilizzata abitualmente per le misure regionali[2].

Le risorse sono state assegnate agli Ambiti – tramite le ATS – sulla base della numerosità della popolazione 0-16 anni e sempre agli Ambiti è stato assegnato il compito di istruttoria e validazione delle domande, i cui termini di presentazione – da fare online tramite la piattaforma regionale –  sono stati molto ridotti: dal 4 all’11 maggio 2020.

A conclusione della presentazione delle domande emerge come i contributi richiesti siano stati molto più numerosi di quelli disponibili con le risorse stanziate.

 

Le domande di contributo: oltre 15.000 sono di troppo

I dati relativi alle richieste di contributo pervenute a livello regionale evidenziano un totale di 46.807 domande, che al momento sono in fase di valutazione per verificarne la validità e l’ammissibilità. Gli Ambiti stanno infatti realizzando l’istruttoria delle domande, e via via liquidando quelle giudicate ammissibili.

Pur considerando, dunque, che al momento non è ancora disponibile il dato completo relativo al numero di domande ammissibili, dai dati disponibili si evince che sono 15.209 le domande che al momento rischiano di restare scoperte dai fondi stanziati.

È bene precisare che probabilmente questo numero si ridurrà un po’ in relazione alla presenza di domande giudicate non idonee, ma costituisce in ogni caso un dato rilevante in relazione allo scarto tra domande pervenute e risorse disponibili.

Tabella 1 – N° domande pervenute per ATS

Territorio di riferimento N. Domande % regionale Di cui scoperte da contributo % Domande scoperte su domande complessive
ATS Città Metropolitana di Milano 15.710 33,6 5.036 32,1
ATS dell’Insubria 5.396 11,5 1.749 32,4
ATS della Montagna 1.093 2,3 296 27,1
ATS della Brianza 6.136 13,1 1.884 30,7
ATS di Bergamo 7.120 15,2 2.266 31,8
ATS di Brescia 6.922 14,8 2.422 35,0
ATS della Val Padana 2.893 6,2 1.026 35,5
ATS di Pavia 1.534 3,3 528 34,4
Totale complessivo 46.807 100,0 15.207 32,5

Fonte: Elaborazioni LS su dati Regione Lombardia

 

Guardando infatti al complessivo valore dei contributi richiesti dai cittadini, lo stanziamento risulta del tutto insufficiente a coprire la domanda: a fronte di 15 milioni di euro disponibili per i contributi, le richieste sono state pari a quasi 22 milioni, mentre in relazione al 1,5 milione di euro stanziato per la copertura dei contributi aggiuntivi sulla base del FFL, le domande di contributo aggiuntivo sono state pari a quasi 7,5 milioni di euro.

Considerando in via teorica la validità di tutte le domande, per rispondere a tutte garantendo il contributo a tutte le famiglie che ne hanno fatto richiesta, sarebbero quindi necessari ulteriori 13 milioni.

Tabella 2 Contributi richiesti per territorio di riferimento

Territorio di riferimento N. Domande Contributo base Contributo aggiuntivo FFL
ATS Città Metropolitana di Milano 15.710 7.294.352,08 2.492.267,1
ATS dell’Insubria 5.396 2.536.131,046 854.047,4
ATS della Montagna 1.093 520.155,99 168.935,0
ATS della Brianza 6.136 2.907.430,15 958.777,1
ATS di Bergamo 7.120 3.375.589,27 1.105.078,2
ATS di Brescia 6.922 3.262.629,24 1.106.937,7
ATS della Val Padana 2.893 1.358.909,27 448.080,2
ATS di Pavia 1.534 706.850,53 230.974,9
Totale complessivo 46.807 21.963.547,58 7.365.097,6

Fonte: Elaborazioni LS su dati Regione Lombardia

 

Il riparto tra gli Ambiti territoriali e la distribuzione delle domande

Come evidenziato in tabella 1, la percentuale di domande scoperte è per tutti i territori pari a una media del 32%.

Il riparto delle risorse tra gli Ambiti, e per sommatoria tra le ATS, è stato fatto sulla base del solo criterio di popolazione residente tra 0 e 16 anni. Comparando ora la distribuzione delle risorse e quella delle domande tra i territori delle 8 ATS, si vede che alcuni territori sono stati più penalizzati di altri, in particolare Brescia e Bergamo, dove a fronte di circa 2 milioni complessivi stanziati per ogni territorio, i contributi richiesti hanno raggiunto i 4,5 milioni, con una differenza di circa 2,5 milioni tra risorse disponibili e richieste.

Le differenze territoriali, peraltro, potrebbero essere connesse anche a diverse modalità e intensità di promozione della misura a livello locale, che certamente incidono rispetto all’incremento della domanda di questa tipologia di contributi.

Territori N. Domandericevute % domande  ricevute sul totale Contributo totale richiesto (base + FFL) Quota risorse stanziate % riparto Differenza tra risorse stanziate e contributi richiesti
ATS Città Metropolitana di Milano 15.710 34 9.786.619,20 5.656.238,00 34,28 -4.130.381,20
ATS dell’Insubria 5.396 12 3.390.178,40 2.394.958,00 14,51 -995.220,40
ATS della Montagna 1.093 2 689.090,99 465.841,00 2,82 -223.249,99
ATS della Brianza 6.136 13 3.866.207,23 2.011.492,00 12,19 -1.854.715,23
ATS di Bergamo 7.120 15 4.480.667,43 1.945.594,00 11,79 -2.535.073,43
ATS di Brescia 6.922 15 4.369.566,96 2.009.916,00 12,18 -2.359.650,96
ATS della Val Padana 2.893 6 1.806.989,49 1.207.613,00 7,32 -599.376,49
ATS di Pavia 1.534 3 937.825,47 808.348,00 4,90 -129.477,47
Totale complessivo 46.807 100 29.329.345,17 16.500.000 100,00 -12.829.345,17

 

Il Fattore Famiglia Lombardo: qualcosa non quadra

L’elemento che maggiormente lascia perplessi nell’osservare questi dati è quello della differenza abissale tra quanto stanziato per il riconoscimento di contributi aggiuntivi in relazione all’applicazione del Fattore Famiglia Lombardo (1,5 milioni) e quanto spettante alle famiglie in relazione al contributo richiesto e alle caratteristiche famigliari (7,4 milioni).

La DGR 2999 prevedeva, infatti, per il contributo mutuo prima casa “l’erogazione di una quota aggiuntiva di contributo sulla base dei seguenti parametri:

  1. numero dei figli;
  2. residenza in regione Lombardia per un periodo maggiore o uguale a5 anni;
  3. presenza nel nucleo familiare di persone anziane di età maggiore o uguale a 65 anni o di donne in accertato stato di gravidanza;
  4. presenza nel nucleo familiare di persone con disabilità o persone non autosufficienti

La formula per il calcolo della quota aggiuntiva prevede di moltiplicare il contributo concesso per un coefficiente dato dalla somma dei punteggi determinati dalla presenza o assenza dei requisiti sopra specificati.

Di fatto, però, un coefficiente che prevede l’erogazione di contributi aggiuntivi per situazioni individuate come di maggiore bisogno, senza però poterle nel concreto erogare per un eccesso estremo di domande, evidenzia un problema significativo e andrebbe dunque rivisto e testato prima dell’applicazione, così da garantirne l’efficacia di utilizzo.  Tanto più visto che si tratta di un coefficiente che Regione Lombardia ha sperimentato per diverso tempo e che avrebbe dovuto essere superato dall’utilizzo esteso del nuovo ISEE e che invece la Regione ripropone nella regolazione dell’accesso alle risorse regionali.

 

In conclusione: cosa ci dicono questi dati

I dati relativi a questi contributi interrogano molto sia rispetto alla situazione delle famiglie lombarde in questo particolare momento, sia riguardo alle modalità scelte dalla Regione per distribuire le risorse ai cittadini:

  • il numero di domande è stato elevatissimo, probabilmente molto maggiore delle aspettative regionali, nonostante si tratti di un contributo una tantum di massimo 500 euro e la breve finestra disponibile per la presentazione delle domande. Inoltre, il contributo è stato esteso anche a fasce di popolazione non in condizioni di significativo bisogno economico (ISEE fino a 30.000), che in condizioni di normalità raramente si avvalgono di contributi pubblici di questa entità. Allo stesso tempo, pur ancora in assenza di dati generalizzabili, dai territori emerge che anche l’erogazione dei buoni spesa, che ha impegnato i Comuni in questi mesi, ha visto una domanda decisamente superiore alle risorse stanziate, che seppure integrate in molti casi da parte degli stessi o grazie a donazioni, non sono state sufficienti a soddisfare pienamente il bisogno. Questo ci parla di una condizione di necessità molto estesa, di cui è bene tenere conto nella programmazione di future misure.
  • Con queste misure, seppure emergenziali, la Regione ribadisce la scelta di estendere il proprio raggio di azione anche a quella fascia di popolazione che per reddito non si trova in condizioni di marginalità o vulnerabilità, pur in questo caso rivolgendosi a quanti si sono trovati a confrontarsi con una riduzione dei redditi da lavoro dettata dalla fase di lockdown. Una scelta di estensione e apertura dei requisiti di accesso non coerente però con le risorse stanziate, che ha determinato un ampio numero di domande che non troveranno risposta. A fronte della crisi, e dell’esplosione di bisogni che ne è conseguita, si sarebbe potuto fare scelte diverse, orientando invece le risorse disponibili verso fasce più ridotte di popolazione oppure lasciando in capo agli Ambiti l’orientamento delle risorse verso fasce di cittadini specifiche. È da considerare, infatti, che le domande saranno finanziate a sportello, e il contributo è concesso fino ad esaurimento della dotazione finanziaria disponibile, senza che venga stilata alcuna graduatoria su base ISEE.
  • Il solo utilizzo della numerosità della popolazione 0-16 anni quale criterio di riparto delle risorse tra gli Ambiti territoriali rischia di essere riduttivo rispetto alla complessità dei bisogni e delle caratteristiche delle famiglie e di comportare di fatto un problema di iniquità territoriale nell’accesso ai contributi da parte dei cittadini. La Regione ha, infatti, previsto la possibilità di spostare risorse tra territori diversi, in caso di risorse non utilizzate, ma in relazione ai dati presentati, al momento non sono presenti Ambiti territoriali per i quali le risorse stanziate siano in eccesso rispetto ai contributi richiesti.
  • La scelta di introdurre contributi aggiuntivi in relazione all’applicazione del Fattore Famiglia Lombardo, con uno stanziamento di risorse ampiamente inadeguato rispetto al bisogno, risulta poco chiara e anzi controproducente, data l’impossibilità di erogare conseguentemente i contributi. È auspicabile quindi che l’applicazione del FFL sia prevista coerentemente con le risorse disponibili, onde evitare di eludere le domande e vanificare anche gli sforzi di gestione amministrativa.

In conclusione, i dati relativi alle richieste di questi contributi evidenziano condizioni di bisogno estese, che tuttavia risulta difficile interpretare in assenza di ulteriori approfondimenti in merito alle caratteristiche delle domande presentate. Sarebbe però auspicabile che, anche a partire da qui, la Regione si facesse promotrice di un’indagine approfondita sui nuovi bisogni emersi a seguito del lock down e della crisi economica che ne sta derivando, sulle domande di intervento e di sostegno da parte di cittadini fino ad ora sconosciuti ai servizi, sulle caratteristiche delle famiglie che esprimono tali bisogni e sulle forme di supporto che potrebbero essere messe in campo da qui in avanti. Dati e approfondimenti utili alla Regione stessa in primis, per la programmazione di interventi e misure, ma anche ai territori e ai sistemi locali che si troveranno sempre più a confrontarsi con nuovi bisogni e nuove fasce di cittadini.

 

 


  • [1] “lavoratori dipendenti con rapporto di lavoro subordinato, parasubordinato, di rappresentanza commerciale o di agenzia con riduzione della retribuzione lorda mensile pari o superiore al 20%;
  • liberi professionisti e lavoratori autonomi con riduzione del proprio fatturato in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020, ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra la data della domanda e la predetta data, superiore al 33% del fatturato dell’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività lavorativa operata a seguito delle disposizioni adottate.”

[2] Per le misure di sostegno alle famiglie quale ad esempio Nidi Gratis o Bonus famiglia la soglia ISEE considerata è 20.000 euro.