Tutto inizia da un  tavolo tecnico

La tanto attesa Dgr n. 3183 del 26 maggio 2020, prende avvio dalla creazione di un tavolo tecnico di confronto da parte di Regione – attraverso i suoi due assessorati al welfare dott. G. Gallera e alle politiche sociali, abitative e disabilità dott. S. Bolognini – che vede la partecipazione delle rappresentanze di ACI (Alleanza Cooperative Italiane), Forum Terzo Settore Lombardia, Anffas Lombardia, Arlea, Ledha, Ceal, Cnca Lombardia e Uneba Lombardia.
La richiesta del tavolo è in prima istanza una condivisione circa le linee guida di cui parla l’art. 8 del DPCM del 26 Aprile 2020, per la costruzione di un documento, che possa prevedere una forte partnership tra Regione, ATS e gli Enti Gestori, che dovranno occuparsi della ripartenza dei Servizi nella Fase 2 o Fase di Riavvio.
La proposta viene accolta con grande responsabilità facendo sì che si generi un lavoro molto intenso all’interno del tavolo, che fin da subito affronta la richiesta cercando di tracciare e mettere in evidenza i punti di attenzione su cui lavorare e soprattutto la forte necessità di essere supportati e sostenuti, in questa delicata fase, dalle ATS.

 

Panorama e scenario all’apertura del confronto con Regione

Il panorama in cui ci si trova all’avvio del tavolo tecnico è abbastanza omogeneo e racconta la ricerca incessante (iniziata il 17 Marzo) da parte degli enti gestori, con il sostegno delle Associazioni di familiari, di alternative efficaci alla tradizionale erogazione dei servizi; alternative queste, che possano raggiungere le famiglie e le persone, dando loro risposte e sostegno, con strumenti nuovi e che certamente fin da subito si delineano con molta creatività. Il tempo trascorso dalla chiusura delle strutture ha portato a galla tante solitudini e difficoltà da parte di molte persone con disabilità e dei loro familiari, a cui gli enti gestori hanno cercato di dare ascolto e sostegno, modulandosi e trasformandosi in sartorie dell’educazione, con lo scopo di “vestire” ciascuno secondo le proprie peculiarità e bisogni specifici.
Questa solitudine ha travolto anche gli stessi enti gestori, che si sono dovuti reinventare nuove modalità di erogazione e soprattutto hanno dovuto condurre una lunga ed estenuante battaglia, per vedere riconosciute e retribuite, da parte degli enti locali e delle ATS, le attività messe in campo al di fuori delle tradizionali logiche di servizio. Si è trattato di un percorso ad ostacoli, non ancora concluso, che ha generato una forte partnership tra enti gestori e fruitori dei servizi, facendo esplodere sorprendentemente risorse, mai prima esplorate.
La richiesta di riattivazione dei Servizi pone ora certamente in primo piano la tutela della salute di tutti, operatori ed utenti, ma non può prescindere dall’idea di uscire dalle rigide logiche di Regole, che spesso stridono con la personalizzazione degli interventi e tantomeno prescindere dal pensare che il ruolo di ATS possa essere non solo quello di controllore degli enti gestori, ma anche e soprattutto di sostenitore al fianco degli stessi. La partita a cui siamo chiamati a partecipare deve essere giocata insieme e non su fronti differenti.

 

Il mandato del tavolo tecnico

Il forte mandato per il Tavolo tecnico, in continuità con le esperienze nate nella fase di lockdown, è dunque, pensare servizi sicuri, ma flessibili e per un certo punto di vista innovativi.
Il confronto con Regione è acceso e vivace e conduce ad una Dgr, la n. 3183 del 26 maggio 2020, che accoglie le posizioni degli Enti Gestori e focalizza l’attenzione sulla necessità di una riattivazione sicura, ma anche, proprio per la stessa ragione, modulabile e flessibile in tutte le sue forme, tanto da consentire la possibilità di erogare interventi differenti: presso la struttura accreditata, presso il domicilio, presso il territorio utilizzando nuovi luoghi messi a disposizione e pensati ad hoc, mantenendo inoltre le attività di nuova frontiera, ossia le attività da remoto.

 

Difficoltà emergenti

Le difficoltà che emergono fin da subito nascono innanzi tutto dalle diverse velocità di azione.
Da una parte gli enti gestori che vogliono dare risposta alle incessanti richieste delle famiglie di riattivare al più presto le strutture, cercando di coniugare sicurezza e persona disabile.
Dall’altra parte Regione, i cui tempi e le cui priorità si delineano differenti dai primi ed il cui percorso prevede anche la stesura di protocolli operativi ad opera delle ATS.
Questo ulteriore passaggio non può che dilatare ulteriormente i tempi del riavvio e porre poi gli enti gestori di fronte ad un conflitto: da una parte l’emergenza della ripartenza, quale risposta a chi non ha più energie e risorse per restare a casa; dall’altra la tutela legale degli stessi, che si esporrebbero a rischio se decidessero di ripartire senza avere prima mappato con test sierologico tutta la popolazione dei servizi (utenti ed operatori). Mappatura questa, che nei protocolli di ATS non è esplicitata quale obbligo, ma certamente neanche come azione facoltativa.
Dunque? Come accelerare le tempistiche? Come far percepire che non ci sia altro tempo disponibile? Cosa decidere?

Altra difficoltà, da subito emergente è il difficile compito lasciato alla responsabilità degli enti gestori, di coniugare la tutela della salute con bisogni e desideri delle persone con disabilità.
Alzare le barriere della sicurezza, dotando tutti gli operatori dei DPI in uso nei reparti Covid, per evitare problemi connessi a denunce e contestualmente rispondere al forte bisogno di prossimità e vicinanza non solo emotiva, tipica dei servizi alla persona.
Come modulare le due priorità? A cosa rinunciare? Inutile raccontare i mille e mille interrogativi relativi per esempio all’uso massivo di tutti i DPI nelle prime quattro settimane di riavvio.
In ultimo, ma non per importanza, è necessario considerare la paura ed il timore di tutti gli enti gestori, di dovere affrontare questa impresa, in solitudine, cioè senza poter contare su un supporto percepito come adeguato.

 

Domande a cui non sono ancora state date risposte

Tante ancora le domande inevase.
Oltre a prevedere, come dovuto che sia, la stesura di un protocollo per l’isolamento delle persone che dovessero presentare dei sintomi affini a quelli del Covid-19 e poi essere riconosciute positive da tampone, che tipo di sostegno avranno gli enti gestori da parte di ATS nel consentire loro di garantire comunque il servizio senza interruzioni violente?
Oltre alla mappatura sierologica prevista in avvio, sarà possibile prevedere che la stessa Regione prosegua il monitoraggio con cadenza quindicinale o mensile, non lasciando agli enti gestori la responsabilità dello stesso?
Le ingenti risorse economiche che gli enti gestori devono approntare per il riavvio, non hanno ad oggi alcuna certezza di essere riconosciute e rimborsate per la loro totalità; ciò verrà definito con successivo provvedimento da Regione, anche alla luce delle risorse messe a disposizione a questo scopo dal “Decreto Rilancio”. Ma quanto ancora potranno gli enti gestori essere esposti a spese non preventivate nella normale gestione dei servizi?

 

I passaggi per il riavvio

Molti enti gestori si sono assunti la responsabilità di rimettere in campo, già dalla prima settimana di giugno tutti gli operatori al 100% del loro orario, perché fossero attori della ripartenza fin dall’inizio del progetto, anche senza avere certezze della tempistica dei lavori di predisposizione dei protocolli operativi a cura delle ATS, né elementi in ordine a come saranno retribuiti.
Il lavoro di predisposizione del riavvio vede più che mai necessaria la collaborazione di tutti i livelli di responsabilità presenti nei servizi, dall’operatore socio assistenziale fino a risalire alla Direzione generale.

Nonostante i tanti interrogativi inevasi e i tanti dubbi che si affollano nella costruzione minuziosa dei progetti di riavvio, gli enti gestori sono una certezza per il welfare e sono in prima linea nella costruzione dei servizi rimodulati.
Ogni servizio è stato scomposto e ricomposto alla luce delle nuove priorità di tutela della salute. Sono stati ripensati gli spazi, gli orari di accesso, le attività, i trasporti e le modalità di consumazione del pasto. Sono stati rivisitati tutti i processi che garantiscono la sicurezza dei luoghi e delle persone. Sono stati formati tutti gli operatori, perché ci sia non solo informazione, ma soprattutto consapevolezza circa i nuovi rischi biologici e le misure di prevenzione utili ad abbassare il rischio. Siamo finalmente in grado di poter prevedere con minor margine di errore la data di riavvio per ciascun servizio e dunque siamo in procinto di contattare le famiglie per In-formare anche loro sulle nuove modalità di erogazione del servizio, che sarà rigido nelle regole da rispettare, ma plastico nelle modalità di erogazione. Condivideremo con le persone con disabilità ed i loro familiari il fatto che sono stati  pensati per ciascuno un mix di interventi presso la struttura, per quelle attività che richiedono presenza; presso il domicilio per quelle attività che possono svolgersi in supporto ai familiari; da remoto per tutte quelle attività che sono altrettanto efficaci anche se mediate da un monitor, perché fruibili più volte nella stessa giornata e perché disponibili in relazione alle tempistiche delle abitudini domiciliari.

Oggi, 15 giugno, resta ancora in sospeso l’organizzazione della somministrazione dei test sierologici, per cui ogni ATS, ha dato indicazioni differenti.
Alcune ATS hanno dato mandato agli enti gestori di contattare le strutture da loro indicate (Asst o Laboratori convenzionati) per prendere accordi personalmente sulla gestione del processo sia per gli operatori che per gli utenti; altre ATS hanno trattenuto per sé il raccordo con le Asst ed i Laboratori convenzionati, chiedendo comunque agli enti gestori di farsi carico in toto della comunicazione e raccolta dati di coloro che, sia tra gli operatori che tra gli utenti, intendono sottoporsi a test.
Quest’ultimo, un altro passaggio che richiederà certamente agli enti gestori grande capacità di gestione e organizzazione, soprattutto là dove i numeri sono importanti e ben al di là di poche decine di persone.
Ma siamo certi che ancora una volta gli enti gestori sapranno rispondere anche a questa ennesima richiesta, senza creare dissensi e polemiche, ma orientati a rispondere nel più breve tempo possibile  alle richieste di sostegno delle persone che hanno in carico.

 

Conclusioni

In un contesto estremamente indefinito e mutevole, come quello in cui ci troviamo, vorremmo poter dare delle certezze ad utenti e lavoratori attraverso l’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti (pubblici e privati) in campo e attraverso la definizione di un patto di corresponsabilità tra enti gestori, enti locali, ATS e famiglie per affrontare insieme la fase di riavvio.
Solo la condivisione di una lettura unitaria della situazione da parte di tutti, potrà creare un approccio rinnovato all’interno dei servizi per la disabilità.
Le parole chiave di questa fase dovrebbero essere quindi condivisione e corresponsabilità.