Il “Report anno 2020 Non autosufficienza e Rsa

Il Dipartimento Welfare Fnp Cisl pensionati Lombardia ha recentemente pubblicato il consueto rapporto annuale sulle RSA lombarde.
Affidandosi a fonti certificate e ulteriori approfondimenti[1], il dossier esamina 708 RSA sparse nella nostra regione sulla base dei dati in consuntivo al 31 dicembre 2019.
La situazione esposta, quindi, è precedente all’irruzione del Covid-19 e alle sue ricadute nelle strutture residenziali, che saranno oggetto di un prossimo Report.

Residenzialità: uno scenario quasi immutato

Lo scenario che scaturisce dall’analisi non è molto diverso da quello emerso nel 2019. Le RSA hanno in media costi alti/altissimi per le famiglie, che spesso devono aspettare a lungo il posto.  Analogamente agli scorsi anni, a causa delle caratteristiche “a macchia di leopardo” del welfare lombardo, più volte sottolineate da Lombardiasociale.it, nei territori si riscontra una grande disomogeneità sia nelle rette assistenziali che nei servizi offerti. I posti letto con una compartecipazione pubblica della spesa sono diminuiti mentre sono aumentati quelli con rette a totale carico delle famiglie. Come ricorda il segretario generale di FNP Cisl Lombardia, Emilio Didonè:“Siamo di fronte a un quadro di offerta molto frammentato che non è in grado oggi di rispondere pienamente a una domanda di servizi in crescita continua. Siamo il secondo Paese più vecchio al mondo, e in Lombardia sono circa 367.000 gli anziani over 65 anni con limitazioni funzionali che necessitano di cure e assistenza continua”[2].
Nei prossimi paragrafi riportiamo i principali dati riguardanti le RSA, mentre per approfondimenti sugli altri servizi (prestazioni residenziali diverse, CDI, hospice, ecc.) presi in esame  rimandiamo alla lettura del Rapporto.

RSA: posti letto

Al 31/12/2019 i posti letto autorizzati/abilitati disponibili nelle RSA lombarde sono 64.431 (+ 951 rispetto al 2018, distribuiti in quasi tutte le ATS, dopo un calo di 311 posti registrato nel 2018).
I posti contrattualizzati, riconosciuti dalla Regione con regolare contratto e parzialmente finanziati dal Fondo Sanitario Regionale, sono invece fermi a 57.603 ( – 901 rispetto al 2017 e 2018[3]. La maggior concentrazione di posti letto contrattualizzati si rintraccia nell’ATS di Milano (16.849),nell’ATS Insubria (9.415) e nell’ATS Valpadana (6.938). Giova ricordare che per questi posti la Regione Lombardia si fa carico di una quota sanitaria variabile in base alla condizione sanitaria dell’ospite, classificata mediante Sosia (scheda di osservazione intermedia di assistenza).
Posti letto in solvenza. Per cercare di soddisfare la crescente domanda di residenzialità, varie  RSA hanno aumentato l’offerta di posti letto in solvenza, completamente a carico dell’ospite e/o dei familiari: chi non riesce a accedere alle strutture a contratto può orientarsi verso questa soluzione. Nel 2019 questi posti sono arrivati a 7.102 (+ 1.742) con un costo medio di 84,15 € giorno.
Il ricorso alla solvenza, però, è particolarmente oneroso e fuori portata per molte persone. Oltre a dover sostenere il pagamento della quota sanitaria, infatti, in questi casi ci si può anche trovare a corrispondere rette alberghiere superiori a quelle dei posti convenzionati. Questa scelta (spesso obbligata) può quindi costituire un ulteriore passo verso l’impoverimento causato dai costi della non autosufficienza, già segnalato in precedenza.

Le rette

I costi a carico della Regione: la quota sanitaria.
Le quote sanitarie giornaliere, invariate dal 2008 e rimborsate dalla Regione direttamente alle RSA in base alla classificazione dell’ospite, ammontano a: 52 € per soggetti con  Alzheimer, 49 € per SOSIA 1-2 (più gravi), 39 € per SOSIA 3-4-5-6, 29 € per  SOSIA 7-8 (meno gravi).
Al proposito continua a restare irrisolta un’annosa questione: le quote sanitarie lombarde sono inferiori alla copertura prevista dalla legislazione sui LEA (50% del costo giornaliero pro capite)[4].
I costi a carico delle famiglie: la quota alberghiera.
In Lombardia le rette alberghiere (o assistenziali) delle RSA, poste a carico degli ospiti e/o dei loro familiari, non sono soggette a vincoli normativi. Di conseguenza le tariffe, determinate dai gestori,  possono variare notevolmente tra una struttura e un’altra e secondo i diversi territori. Si spazia da una retta giornaliera minima media di 51,22 € (Ats Montagna) a una retta media massima di 93,40 € (ATS Città Metropolitana di Milano) (vedi tab. 1).

 Tabella 1 – Confronto rette minime e rette massime 2019

La spesa necessaria per ricoverare un anziano in una Rsa lombarda si aggira sui 24.000 € anno (retta media minima di 66,08 € per 365 giorni). Moltiplicando l’ammontare per i 64.431 posti letto autorizzati, si arriva a una spesa complessiva di circa 1,5 miliardi che grava sugli interessati o sulle famiglie e può venire integrata dai Comuni in caso di persone indigenti.

Un trend generalizzato: l’aumento delle rette

A fronte di quote sanitarie  che non vengono adeguate da molto tempo e della crescita dei costi sostenuti dai gestori per molteplici motivi, non di rado vengono applicati aumenti della quota alberghiera. Il fenomeno trova  conferma nell’andamento delle rette medie minime degli ultimi sei anni in Lombardia, che evidenzia un generalizzato incremento: si passa dai 55,57 € del 2014 a 61,74 €, con un aumento medio di 6,17 € (vedi tab. 2)[5].

Tabella 2- Evoluzione rette massime 2014-2019

Le liste d’attesa

Va inoltre  sottolineato come, prima di iniziare a sobbarcarsi questi notevoli costi, le famiglie siano chiamate a superare la difficile prova di ottenere l’agognato  posto letto, mettendosi in lista di attesa nelle RSA individuate come “papabili”,  spesso peregrinando da una all’altra e/o rivolgendosi a strutture lontane.  Secondo il report Cisl, tre ATS hanno una lista media di oltre 150 persone in attesa (Brescia, Bergamo, Brianza), due di oltre 100 (Montagna, Milano) e le altre tre Ats di  meno di 100 persone (Insubria, Pavia, Valpadana).

La Lombardia nel contesto nazionale

Il Report prosegue indagando la spesa sostenuta dalle famiglie per il mantenimento a domicilio dei non autosufficienti tramite le badanti. La posizione lombarda nei confronti della non autosufficienza viene poi inquadrata nel quadro nazionale.
Nella parte finale del dossier tra le altre cose viene ricordata la mancanza di una legge quadro nazionale sulla non autosufficienza, che precisi i servizi minimi da garantire e le modalità per farlo.

Per tirare le somme

L’analisi svolta dall’Osservatorio regionale FNP Cisl suggerisce che, a causa della persistente  assenza di interventi strutturali in grado di incidere sulle diverse criticità rilevate, lo scenario e i nodi di policy della residenzialità (“le questioni dietro le cifre”) siano sostanzialmente invariati rispetto a quanto segnalato nel già citato articolo di un anno fa.
Per concludere, quindi, sembrano particolarmente appropriate le parole di Emilio Didonè: “L’aspettativa di vita cresce in Italia, ma aumentano gli anziani malati e malati gravi. Se guardiamo al futuro, sappiamo che le generazioni prossime saranno composte da un numero sempre minore di figli, con stipendi più bassi. Come potranno queste famiglie, da sole,  farsi carico dei loro anziani?”.

 

 


[1] Le fonti utilizzate sono i dati pubblicati da Regione Lombardia, dalle Ats e  dalle Carte dei Servizi delle stesse RSA. I dati raccolti sono poi stati ulteriormente verificati grazie a testimonianze e contatti con famiglie,  operatori  e alcuni responsabili di RSA.
[2] Comunicato stampa di Fnp Cisl pensionati Lombardia sul nuovo report “INFORMA 2020”, 3.06.2020, Milano.
[3] Nonostante i dati raccolti da FNP CISL, al  proposito vi sono opinioni divergenti in quanto la ricostruzione normativa non confermerebbe la riduzione di posti contrattualizzati nel 2018. Va tuttavia segnalato che la discordanza – sia in questi dati che in quelli relativi alle rette – potrebbe derivare dalle differenze talora riscontrabili tra i numeri  esposti  da Regione Lombardia nelle delibere e quelli resi noti dalle singole ATS.
[4] Poiché, come rilevato dalle schede struttura più recenti, il costo giornaliero complessivo sarebbe pari a 103,9 €, per i posti contrattualizzati Regione Lombardia dovrebbe riconoscere alle RSA un contributo di almeno 51,95€/giorno per tutte le classi Sosia.
[5] Gli incrementi maggiori si sono verificati nelle ATS Milano (+ 8,35 €), ATS Montagna (+7,73 €) e ATS Brianza (+7,37 €), mentre quelli più circoscritti nei territori dell’ATS Pavia (+ 3,73 €) e ATS Brescia (+ 4,66 €).