È di giugno 2020 la presentazione del Rapporto “Nidi e servizi educativi per l’infanzia. Stato dell’arte, criticità e sviluppi del sistema educativo integrato 0-6”, esito di un accordo di collaborazione tra il Dipartimento delle Politiche per la famiglia, Istat e Università Ca’ Foscari Venezia.
Il rapporto esamina in modo dettagliato e articolato il sistema dei servizi educativi (nidi, scuole dell’infanzia e servizi integrativi) tanto a livello nazionale, quando nelle declinazioni regionali, sviluppando diverse aree di indagine:

  1. L’offerta pubblica e privata dei servizi educativi per bambini fino a 3 anni;
  2. L’analisi micro-territoriale e geo-referenziata dell’offerta;
  3. L’offerta dei Comuni di servizi educativi per bambini fino a 3 anni;
  4. I bambini beneficiari dell’offerta pubblica e privata di servizi educativi;
  5. L’asilo nido: il punto di vista delle famiglie;
  6. Le misure statali e regionali a sostegno della domanda di servizi educativi per la prima infanzia;
  7. La scuola d’infanzia e la frequenza dei servizi educativi per i bambini da 3 a 5 anni di età;
  8. Il contesto familiare dei bambini dai 3 ai 5 anni (fino a 6 anni non compiuti);
  9. I servizi educativi per l’infanzia: quadro regolatorio e attuazione del sistema integrato 0-6 anni.

Si rimanda ovviamente al rapporto per una comprensione articolata dei temi e delle questioni analizzate.
Ci sembra però importante riproporre alcuni dati ed evidenze che, nel porre in relazione lo scenario nazionale con lo specifico panorama lombardo, aprono alcune riflessioni intorno alle strategie programmatorie di Regione Lombardia in materia di servizi per la prima infanzia.

 

Servizi, posti, copertura e spesa

I macro dati che descrivono lo scenario dei servizi nidi e infanzia dicono che:

  • nel 2017/2018 sono 13.145 i servizi educativi per la prima infanzia attivi su territorio nazionale, di cui 689 in Regione Lombardia;
  • i posti autorizzati sono 354.641 in Italia e 264 in Lombardia;
  • la percentuale di posti autorizzati in servizi a titolarità pubblica è del 51% in Italia e del 47,5% in Lombardia.

Questi sono i macro dati, ma è interessante fare qualche affondo.

In primis, quale è stata la variazione della capacità ricettiva dal 2013/2014 al 2017/2018.
A livello nazionale, dall’a.s. 2013/2014 all’a.s. 2017/2018 la capacità ricettiva del sistema educativo rivolto alla fascia 0-3 anni è rimasta quasi invariata, segnando una leggera riduzione del -1,6%. In Lombardia, si è registrata invece, una riduzione di -6,2%, certamente dovuta dal calo della natalità e al contempo dell’offerta. Ma una riduzione così significativa indica anche che è mancato un investimento rilevante nel mantenimento del sistema d’offerta, che avrebbe anche portato a un aumento del tasso di copertura più rilevante di quanto registrato.

Un altro focus di attenzione riguarda la variazione del tasso di copertura.
A livello nazionale, si è assistito a una graduale crescita dell’offerta, passando dal 22,5% del 2013/2014 al 24,7% del 2017/2018, registrando complessivamente un aumento del 2,2%, ma questa percentuale resta al di sotto del parametro del 33% che l’Unione Europea aveva fissato già nel 2002 e che era obiettivo da raggiungere entro il 2010.
In Lombardia, il tasso di copertura è passato da 28,1% a 29,5%, registrando un aumento del +1,4%.
Nel 2017, la Lombardia resta al nono posto per tasso di copertura.

Figura 1 – Posti pubblici e privati nei servizi socio-educativi per la prima infanzia per 100 bambini di 0-2 anni (fino a 3), per regione. Anno scolastico 2017/2018

Fonte: Indagine su asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia

Come ben evidenzia il grafico, in alcune regioni del Centro-Nord l’obiettivo del 33% è stato superato da diversi anni, come in Valle d’Aosta, regione che ha il tasso di copertura più alto in Italia (47,1%), nella Provincia Autonoma di Trento, in Emilia Romagna, Toscana e Umbria (Figura 1). Nelle restanti regioni del Centro-Nord, tra cui la Lombardia, i valori medi regionali sono ancora inferiori al target europeo, ma si avvicinano e talvolta superano il 30% di copertura della popolazione target (Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria).

Diventa anche interessante, osservare la comparazione, nel 2017, delle spese pro capite delle regioni italiane.

Figura 2 – Spesa pro-capite dei comuni singoli e associati per i servizi socio-educativi per la prima infanzia (euro per bambino residente di 0-2 anni). Anno 2017

Fonte: Indagine su asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia

Analizzando i due grafici fino ad ora presentati, emerge con chiarezza che la Lombardia negli ultimi quattro anni ha registrato un calo importante della capacità ricettiva, a fronte di una crescita del tasso di copertura inferiore alla media nazionale e non ultimo, si posiziona al nono posto per spesa pro capite dei comuni singoli e associati per i servizi socio educativi per la prima infanzia.

Ci sembra interessante evidenziare come il rapporto indichi, in più passaggi, la correlazione, sul territorio nazionale, tra disponibilità e accessibilità ai servizi e situazione economica dei territori: disponibilità e accessibilità che non sono trasversali ed omogenee, ma rispetto a cui prevale una diffusione dei nidi in quei territori a maggiore sviluppo economico, a conferma, ancora una volta, di una funzione prioritaria di questa tipologia di servizi in chiave di conciliazione.

Sarebbe quindi ovvio dedurre che la Lombardia, essendo la regione italiana al terzo posto per PIL pro capite, dovrebbe garantire una percentuale di copertura “alta” in relazione alle altre regioni. Ma così non è, come abbiamo scritto. Terza regione per PIL pro capite, ma nona regione per tasso di copertura e per spesa dei comuni per i servizi socio educativi per la prima infanzia.

Uno scarso investimento che fa sì, come segnalato da Openpolis, che la Lombardia sia l’unica regione del centro nord che non ha aumentato l’offerta di asili nido e servizi per la prima infanzia negli ultimi anni.

Figura 3 – Variazione in punti percentuali dell’offerta di asili nido e servizi prima infanzia nelle regioni italiane (2013 – 2016)

Fonte: elaborazione openpolis – Con i bambini su dati Istat (ultimo aggiornamento: sabato 31 dicembre 2016)

 

Misure nazionali e regionali: integrazione o separazione?

Nel dicembre 2016, il governo ha emanato la legge n. 232/2016 e la relativa misura “Bonus nido”, un buono annuo di 1.000 euro – portato a 1.500 dal 2019 – a copertura di spese sostenute per asili nido pubblici e privati o per l’acquisto di servizi di assistenza domiciliare per bambini affetti da gravi patologie croniche (bonus asilo nido).

Questa misura, dopo un utilizzo parziale nel 2017, ha avuto più ampia diffusione nel 2018 (121.500 utenti raggiunti e 75.887.879 di euro di spesa), con il limite, prevedibile, di concentrare le risorse laddove i servizi già esistono e il numero di bambini frequentanti è maggiore. Questo quindi, farebbe pensare a un utilizzo significativo della misura in Regione Lombardia, in proporzione al numero di bambini e alle dimensioni del sistema d’offerta. Ma così non è.

Figura 4 – Bonus asili nido: beneficiari per 100 bambini 0-2 anni per Regione. Anni 2017 e 2018

Fonte: Inps

Il numero dei beneficiari della Misura Bonus Nidi in Lombardia è sotto la media nazionale.

È importante ricordare che nel momento in cui è stata emanata la misura Bonus Nidi, in Lombardia era partita da poco la sperimentazione Nidi Gratis, approvata con D.G.R X-5096 del 29 Aprile 2016, e finalizzata anch’essa ad azzerare la spesa delle famiglie per i nidi. Una sovrapposizione di misure che avrebbe potuto orientare Regione Lombardia ad alleggerire i suoi investimenti sulla misura Nidi Gratis e a riorientare le risorse su misure a sostegno dell’offerta, alla luce anche delle disomogeneità territoriali e del rischio di iniquità della misura Nidi Gratis già evidenziata in precedenti articoli.

Non sono disponibili i dati successivi al 2017, ma è certo che Regione Lombardia abbia proseguito nel finanziamento della Misura Nidi Gratis anche negli anni successivi al 2017 e ad oggi, non ha previsto nessuna misura a sostegno dell’offerta, scelta che oggi più che mai, nell’emergenza sanitaria e sociale che stiamo attraversando, sta mostrando tutta la fragilità del sistema lombardo dei servizi educativi per la prima infanzia.

Non ultimo, è opportuno ricordare, come anche specificato nel rapporto, che la possibilità di fruire di contributi economici per l’accesso ai nidi è strettamente vincolata alla disponibilità degli stessi servizi: “Per poter unire la qualità e l’accessibilità da parte di un’ampia platea di beneficiari, sia le strutture pubbliche sia quelle private necessitano di un supporto economico da parte dei Comuni. In assenza di tali risorse, il servizio sembra infatti configurarsi come un beneficio da cui una parte della popolazione rimane esclusa”. Una connessione tra qualità e accessibilità e un richiamo alla necessità di sostenere non solo la domanda, ma anche il sistema d’offerta, per evitare quel rischio di polarizzazione ben descritto nel rapporto e che oggi, nella fase post emergenza sanitaria, sembrerebbe essere ben più che un rischio: “da una parte quelle che vivono in aree a scarsa diffusione di strutture, che ne limita anche l’accesso agli incentivi e dall’altro nuclei che hanno la possibilità di scegliere tra una vasta gamma di servizi, sia in termini di qualità che di requisiti organizzativi in funzione delle esigenze familiari”.

A questo proposito, è utile ricordare che in Lombardia, il 37% dei Comuni non ha un nido sul suo territorio e si pone al di sotto della media nazionale.

Figura 5 – Percentuale dei comuni senza asili nido, per regione (2017)

Fonte: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat

 

I servizi educativi non sono per poveri, ma la politica sì

Il rapporto richiama anche la necessità di rendere più equo ed efficiente il sistema prestando attenzione agli impliciti incentivi/disincentivi che i servizi di fatto, alimentano. Ben sappiamo che la frequenza del nido è regolata da criteri che di fatto, privilegiano l’accesso di bambini in cui entrambi i genitori lavorano, connotandosi ancora prevalentemente come servizi di conciliazione, e poco riescono a favorire la frequenza al nido di bambini in maggiori condizioni di povertà, vulnerabilità e povertà educativa. Su questo tema si dibatte da sempre, ma negli ultimi anni si sono sviluppati nei territori nuovi programmi e nuove progettualità che sarebbe interessante entrassero nelle agende della politica.

Paradossalmente sono proprio i bambini che in maggior misura dovrebbero beneficiare della funzione di contrasto dei rischi di isolamento ed esclusione sociale e delle maggiori opportunità educative offerte dai nidi, quelli che maggiormente ne restano esclusi. E sono proprio questi i bambini con i quali stanno lavorando da ormai tre anni, molti dei progetti lombardi finanziati con il Fondo per il Contrasto delle povertà educative.

Progetti che in molti territori stanno sviluppando azioni educative per la prima infanzia anche in collaborazione e in integrazione con i nidi e le scuole dell’infanzia. Perché non provare a valorizzare progettualità e interventi a latere dei servizi più istituzionali, per sostenere un accesso sempre maggiore di bambine e bambini a opportunità educative di qualità? Un’azione di coordinamento che in altri territori, le Regioni hanno promosso e sostenuto, proprio a sostegno e rinforzo delle politiche per la prima infanzia.

 

E per il prossimo anno?

Ciò detto, questo è il quadro al 2017.

È utile ricordare che a fine 2020 si esauriranno i fondi PON destinati da Regione Lombardia a copertura della Misura Nidi Gratis. Rispetto alla misura Nidi Gratis, inoltre, Regione ha avuto un risparmio importante dovuto alla mancata applicazione della misura per la chiusura dei nidi nei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno 2020 a causa della pandemia. E Non ultimo, negli scorsi anni, la conferma della misura Nidi Gratis per l’anno successivo avveniva nei mesi di aprile e maggio dell’anno scolastico precedente.

Ad oggi, di Nidi Gratis per il prossimo anno non si hanno notizie ed è certamente da immaginare un impatto importante delle spese sanitarie sul bilancio regionale.

Il sistema d’offerta lombardo è esposto, in questi mesi, a scenari di grande incertezza e precarietà: da un lato, il rischio di chiusura di molti nidi privati, dall’altro la Misura Nidi Gratis che se non confermata, potrebbe generare una riduzione importante delle domande. Il tutto in uno scenario regionale che da diversi anni poco investe, tanto a livello economico, quanto programmatorio, su nidi e servizi integrativi per la prima infanzia: uno no scenario davvero preoccupante che allontana sempre più l’obiettivo europeo del 33%…