La ricerca

La survey sul contagio da COVID-19 nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) è stata realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, tra marzo e maggio 2020, con l’obiettivo di monitorare la situazione e adottare eventuali strategie di rafforzamento dei programmi e dei principi fondamentali di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza (ICA).

Sono state complessivamente coinvolte 3.417 RSA distribuite su tutto il territorio nazionale, incluse nel sito dell’Osservatorio Demenze dell’ISS e presenti nei siti delle Regioni, tramite la compilazione di un questionario da parte dei referenti di struttura. La survey, che aveva avuto un primo aggiornamento al 6 aprile 2020, con il 27% delle RSA censite (577), ha visto complessivamente un tasso di risposta pari al 41,2% delle RSA contattate, pari al 1.356. Nella stessa premessa della ricerca si sottolinea come in questa tipologia di studi esista un bias di risposta e un rischio di scarsa ripsotsa proprio da parte delle strutture che evidenziano situazioni maggiormente critiche. Nonostante ciò, si tratta della indagine maggiormente estensiva realizzata su questo tema, e a completamento delle tante riflessioni e analisi pubblicate in questo mese, pensiamo utile evidenziare i principali dati nazionali e lombardi.

La Lombardia – che costituisce la regione con il maggior numero di strutture – è anche quella maggiormente rappresentata nella ricerca, seguita da Piemonte, Toscana, Veneto ed Emilia Romagna.
In Lombardia, su 678 strutture contattate, sono 292 quelle che hanno partecipato all’indagine, pari al 43,1%, leggermente maggiore del tasso nazionale di risposta pari al 41,2% (1.356 strutture).

 

I dati sul contagio e i suoi effetti

Al 1 febbraio 2020 i residenti complessivamente presenti nelle strutture erano un totale di 97.521 residenti, con una media di 72 residenti per struttura. Nelle strutture lombarde erano presenti 26.981 residenti.

Il tasso di decessi e i decessi correlati al virus

Dal 1 febbraio al 5 maggio sono complessivamente decedute nelle strutture 9.154 persone, considerando qualsiasi causa di decesso. Di queste, 3.793 (41,4%) si trovavano in Lombardia.  Delle persone decedute in Lombardia, 281 (7,4%) sono risultate positive al tampone, mentre altre 1.807 (47,6%) pur non essendo state testate, presentavano sintomi compatibili con l’infezione da virus. Guardando sempre ai dati lombardi, dunque, se il tasso di mortalità dovuto al virus, quindi, è pari all’1%, le persone decedute in questi mesi con sintomatologia compatibile sono il 6,5%, un tasso decisamente elevato se paragonato al 3,1% nazionale.

Il report ricostruisce il periodo più drammatico per le RSA, in Lombardia come nel resto d’Italia, nella seconda metà del mese di marzo, durante la quale si sono verificati il 42% dei decessi lombardi e il 34% a livello nazionale.

Guardando infine ai dati provinciali, le RSA intervistate che si trovano nelle province di Bergamo, Cremona, Lodi, Brescia e Lecco rientrano tra quelle maggiormente colpite in  termini di decessi, con un tasso di mortalità per persone positive o con sintomatologia, pari rispettivamente a 1% e 16,5% a Bergamo, 3,4% e 12,2% a Cremona, 1,3% e 11% a Lodi, 0,7% e 8,3% a Brescia, 0,6% e 7% a Lecco.

Tabella 1 – Numero dei decessi totali, COVID-19 positivi (conferma da tampone) e con sintomi simil-influenzali, per regione

L’ospedalizzazione

Nel periodo considerato, nelle 1.342 strutture sono state ospedalizzate 5.292 persone residenti, con una media di 4 persone per struttura. In Lombardia le persone trasferite in ospedale sono state solo 719, pari a una media di 2,5 per struttura, dato che conferma una scarsa propensione delle RSA lombarde a trasferire i propri residenti in ospedale, pur in relazione all’elevato tasso di persone con sintomatologia.  In Lombardia, quindi, gli anziani gli anziani affetti da Covid-19 in RSA hanno potuto usufruire delle cure ospedaliere in modo limitato.

Delle 719 persone residenti in RSA lombarde e trasferte in ospedale, il 27,5% era positivo al COVID, e il 51,5 % presentava sintomi influenzali.

Se si considera, inoltre, che nelle strutture lombarde  tra febbraio e maggio sono morte 1807 persone con sintomi simil-influenzali e dunque compatibili con il COVID, significa che solo il 20% (370) di questi sono stati trasferiti in ospedale, mentre tutti gli altri sono rimasti nelle RSA dove sono poi deceduti, senza aver accesso alle cure ospedaliere.

Tabella 2- Residenti ospedalizzati, totali, positivi e con sintomi simil-influenzali, per regione

Residenti positivi al 5 maggio

A chiusura dell’indagine, nelle strutture intervistate sono ancora tante le persone residenti posyitive al tampone o che mostrano sintomi simil-influenzali. In Lombardia superano complessivamente le 2.000 unità, a riprova del fatto che pur con il passaggio alla Fase 2 e l’evidenza dell’enormità del fenomeno dei contagi nelle strutture residenziali, il problema è perdurato ben oltre quanto è stato diffuso sui media.

Figura 1 – Numero totale dei residenti Covid-19 positivi e con sintomi infleunzali/polmonite per regione (analisi su 1088 RSA)

Le difficoltà riscontrate nel contenimento del contagio e le misure anti-contagio

Alle RSA coinvolte nella survey è stato chiesto di indicare le principali difficoltà incontrate nel corso dell’epidemia da coronavirus, con la possibilità di indicarne più d’una. Hanno risposto 1.259 strutture e di queste 972 (il 77,2%) ha indicato la mancanza di Dispositivi di Protezione Individuale, 541 strutture hanno indicato l’impossibilità ad eseguire tamponi, 425 (33,8%) l’assenza di personale sanitario e 330 (26,2%) hanno dichiarato di avere difficoltà nell’isolamento delle persone residenti affette da Covid-19.

Figura 2 – Principali difficoltà riscontate

Le principali misure anti-contagio

Tutte le strutture, in accordo col DPCM 8/03/2020 hanno vietato le visite alle persone residenti da parte dei familiari, e il 68,6% dichiara di aver adottato forme di comunicazione con i familiari alternative, quali videochiamate e telefonate.

1239 RSA, pari al 92,9%, ha dichiarato di aver redatto un piano o procedura scritta per la gestione dei pazienti affetti da Cobvid-19, e l’ampia maggioranza dichiara di aver individuato modalità di isolamento in caso di necessità, in parte in stanze singole (48,1%), oppure raggruppando le persone infette (30,7%), o ancora trasferendo in strutture dedicate (5,3%) o altre modalità (8,1%). Sono però 104 le strutture che dichiarano di non avere possibilità di isolare i pazienti.

 

E gli operatori?

Alle strutture è stato anche chiesto se si sono riscontrati casi di positività tra gli operatori, e su 1.320 strutture rispondenti 278 (21,1%) hanno dichiarato almeno una positività tra il personale della struttura. Le regioni che presentano una frequenza più alta di strutture con personale positivo sono la provincia autonoma di Bolzano (50%) e di Trento (46,7%) seguite al terzo posto dalla Lombardia (40%).

 

In conclusione, si conferma quindi quanto già era stato anticipato dai primi dati rilevati ad aprile: seppure in tutta Italia le RSA abbiano rappresentato i luoghi di maggiore contagio e mortalità, in Lombardia tutto è avvenuto in maniera esponenziale, con numeri minimi di tamponi in raffronto al numero dei sintomatici, limitate possibilità di trasferimento dei malati in ospedale e conseguenti drammatici tassi di mortalità, ben al di sopra della media nazionale.

I dati riportati nel rapporto, aggiornati al 5 maggio, evidenziano inoltre ancora grosse criticità a contenere il fenomeno e ridurne la portata anche sul medio-lungo periodo, e questo richiama l’importanza, già da più voci sottolineata sul nostro sito, di definire attentamente e con estrema chiarezza le modalità di gestione della fase 2 nelle strutture socio-sanitarie, cosa che la DGR 3226 del giugno 2020 non sembra essere riuscita a fare adeguatamente, generando così un ampio dibattito e diverse richieste di revisione presentate alla Regione.