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I progetti utili alla collettività

Il Reddito di cittadinanza ha previsto, per i propri beneficiari, la partecipazione obbligatoria ai PUC, i Progetti utili alla collettività. Si tratta di un minimo di 8 ore settimanali, aumentabili sino a 16, di disponibilità del proprio tempo che le persone che beneficiano del reddito devono rendere a favore di iniziative organizzate nel proprio Comune di residenza, rispondenti ad una duplice logica: restituzione alla comunità del beneficio ricevuto ed occasione di inclusione e crescita personale.

I PUC sono organizzati dalle amministrazioni comunali, anche in forma associata e con il concorso degli enti del terzo settore locale, e possono riguardare settori e temi differenti – culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo, di tutela dei beni comuni. Da qualche giorno sono disponibili sul sito del Ministero fac simile di modulistica utili alla loro gestione.

Con il decreto del 22 ottobre scorso il Ministero ha precisato i dettagli attuativi di questa condizionalità e, in collaborazione con Anci e Banca Mondiale, ha pubblicato un opuscolo che offre numerosi spunti, provenienti dalle esperienze dei comuni italiani, al fine di suggerire attività e iniziative su cui elaborare i PUC.

Sono tenuti a tale obbligo tutti i beneficiari RdC che abbiano sottoscritto un Patto per l’inclusione sociale o per il lavoro, dunque individuati sia dai servizi sociali che dai centri per l’impiego. La partecipazione è possibile anche per le persone non tenute agli obblighi, che desiderino aderire volontariamente. In considerazione del fatto che, per diverso tempo, il numero delle postazioni rese disponibili dai progetti saranno di molto inferiori al numero di persone potenzialmente tenute alla partecipazione ai Puc, nel decreto il Ministero ha indicato alcuni termini di priorità da cui partire: i nuclei con il beneficio più alto e il componente più giovane del nucleo.

Negli ultimi mesi infine è stata adattata anche la piattaforma GePI, di gestione delle prese in carico per i Patti per l’inclusione sociale, necessaria per la gestione del matching tra persone e postazioni del proprio territorio, in particolare per l’attivazione della copertura assicurativa INAIL.

Dai primi mesi dell’anno dunque, questo specifico aspetto del Reddito di cittadinanza è stato precisato ed i Comuni sono nelle condizioni di far partire i progetti.

Recentemente poi, con le linee guida alla quota servizi del Fondo Povertà 2019 e le indicazioni per il PON – Avviso 1 Pais, i territori possono utilizzare parte delle risorse assegnate per il potenziamento dei servizi, anche per eventuali oneri derivanti dall’attivazione dei PUC (costi assicurativi diversi dalla copertura Inail, presidi e dispositivi necessari allo svolgimento delle attività, formazione, tutoring….).

 

A che punto siamo

I PUC hanno riscontrato qualche difficoltà nell’avvio. Pur previsti sin dall’introduzione della legge istitutiva del Reddito di Cittadinanza, hanno visto una loro concreta regolazione sei mesi dopo, con la pubblicazione dello specifico decreto, e una successiva possibilità di attuazione operativa con l’adeguamento della piattaforma GePI. L’avvento della pandemia ha poi generato un nuovo arresto, a causa della sospensione delle condizionalità previste dal DL Cura Italia, che ha riguardato anche l’attivazione dei PUC. E’ solo dal 18 luglio che si è tornati alla normalità e di fatto, dunque, è da questo momento che i Comuni sono impegnati a dare avvio a questa parte della misura.

I numeri sono ancora molto contenuti, tuttavia si regista un crescente interesse, alimentato anche dalla stessa emergenza sanitaria. Sono molti i Comuni che, con l’introduzione della cosiddetta Fase due, hanno elaborato i primi progetti proprio sulla gestione degli spazi pubblici (es. sanificazione parchi) e dei servizi estivi (es. centri estivi), riconoscendo nei Puc una nuova opportunità.

Il catalogo PUC, pubblico e visibile alla pagina web di GePI, conta complessivamente 453 progetti in tutta Italia (al 27 luglio 2020) per 4.662 postazioni disponibili.  Di questi 40 sono i progetti attivati da 24 comuni lombardi, per 235 posti complessivi (Tab. 2). Le Regioni in cui l’attivazione dei progetti si sta sviluppando a ritmo maggiore sono Puglia (con 157 progettualità attivate) e Abruzzo (132). Le altre si attestano per ora su numeri decisamente inferiori, per la gran parte solo di qualche unità (Tab 1).

I progetti lombardi, oltre alle esigenze inerenti la sanificazione, si occupano di temi ambientali (cura del verde, manutenzione e pulizia luoghi pubblici), arte e cultura (collaborazione gestione eventi) e iniziative sociali (trasporti scolastici/sociali, sorveglianza scuola, servizi estivi per minori).

Tab.1 – N. progetti PUC per Regione al 27 07 2020

Regione n. progetti PUC
Puglia 157
Abruzzo 132
Lombardia 40
Campania 22
Calabria 17
Sardegna 14
Lazio 14
Sicilia 13
Emilia-Romagna 9
Piemonte 7
Friuli Venezia Giulia 4
Liguria 3
Marche 1
Toscana 1
Trento 0
Bolzano 0
Basilicata 0
Molise 0

 

Tab.2 – I progetti PUC in Lombardia al 27 07 2020          

Provincia n. progetti n. postazioni N. Comuni
Mantova 8 85 7 Castel Belforte, Curtatone, Gonzaga, Mantova, Roncoferraro, Roverbella, San Giorgio di Mantova
Varese 9 21 4 Castello Cabiaglio, Cittiglio, Cuvio e Monvalle
Pavia 3 24 3 Bornasco, Corteolona e Torrevecchia Pia
Monza e Brianza 3 30 3 Cogliate, Lazzate e Misinto
Bergamo 6 47 3 Castro, Fara Gera d’Adda e Filago
Brescia 6 10 2 Isorella e Gambara
Milano 5 18 2 Rosate e Solaro

 

Difficoltà e opportunità

Come detto, l’emergenza sanitaria ha aperto uno spazio di maggiore attenzione da parte dei Comuni (soprattutto degli amministratori) rispetto all’opportunità offerta dai PUC. Il ritmo con cui stanno aumentando di giorno in giorno i progetti sulla Piattaforma, testimonia concretamente tale interesse. Detto questo i numeri sono decisamente limitati, come vedevamo, e affiché l’incremento dell’attenzione si trasformi nel numero elevato di postazioni operative per ogni comune necessarie a soddisfare le indicazioni della legge, ci vorrà molto tempo, e forse non basterà solo quello.

Nei territori si riscontrano alcune difficoltà e fatiche, che se non debitamente affrontate, potrebbero tenere questa opportunità al di sotto delle sue potenzialità. Cosa blocca i PUC? Il confronto con diversi ambiti lombardi ha portato all’evidenziazione di alcuni aspetti.

Primo, un onere organizzativo significativo. I comuni non devono solo ipotizzare i progetti, ovvero l’area di attività da destinare ai PUC, ma, quando realizzati al proprio interno, devono anche prevederne un minimo presidio dal punto di vista organizzativo (la gestione delle presenze giornaliere, eventuali formazioni necessarie allo svolgimento delle attività, un riferimento per la persona….). Il riscontro che ci viene dato è che il processo di coinvolgimento dei vari settori dell’amministrazione si incaglia proprio su questo aspetto.

Secondo, uno scarsissimo coinvolgimento, sin qui, del terzo settore locale, che potrebbe invece sbloccare moltissime possibilità. Su questo fronte, ha costituito un freno l’incertezza circa le procedure amministrative da seguire e l’assenza di documentazione e modulistica che il Ministero aveva previsto nel decreto di ottobre, arrivata nelle scorse settimane. Oggi è a disposizione una bozza di avviso pubblico per l’acquisizione di manifestazione di interesse da parte degli enti del terzo settore e di accordo di collaborazione successiva, documenti che potrebbero supportare le amministrazioni a procedere verso l’allargamento dei soggetti deputati a presentare i progetti.

Terzo, le incertezze rendicontative. Il Ministero ha concesso l’uso dei fondi Povertà 2019 e Pais avviso 1 per sostenere gli oneri derivanti dalla gestione dei PUC, e questa è una grande risorsa. Il tema è che, data la peculiarità di ogni progetto, ai territori non è sempre chiaro se le varie fattispecie di costi siano ammissibili, e in che forma, per rispondere correttamente ai vincoli della rendicontazione. Non dimentichiamoci che le procedure di rendicontazione che stanno sperimentando i territori, dall’avviso 3 in poi, sono articolate e talvolta molto impegnative, soprattutto per i territori meno attrezzati. Anche su questo, alcune recenti note vanno nella direzione di precisare maggiormente diversi aspetti, pertanto c’è da auspicare che con un po’ di chiarezza in più, i territori procedano più speditamente.

Vedremo nei prossimi mesi come andrà, se alcuni di questi ostacoli saranno progressivamente superati e se, cominciando a sperimentarli concretamente, i PUC diventeranno una materia progressivamente…“meno ostica”.