A seguito della diffusione da parte dell’Istat dei dati definitivi sulla spesa sociale 2017, è possibile aggiornare il quadro anticipato nel precedente articolo con maggiori dettagli sui singoli servizi; oltretutto è possibile offrire uno spaccato della situazione ambito per ambito[1].

Ricordiamo brevemente che l’Indagine 2017 ha evidenziato le seguenti tendenze generali per la Lombardia:

  • una generale crescita della spesa sociale, sebbene con un ritmo meno sostenuto rispetto alle tendenze nazionali;
  • un rallentamento della spesa per gli anziani e, contemporaneamente, una tendenza opposta per gli investimenti per la disabilità
  • un leggero ridimensionamento della spesa locale per il contrasto alla povertà
  • un ridimensionamento della spesa per famiglie/minori presumibilmente di natura solo tecnica, a causa di un’anomala imputazione di dati nell’anno precedente.

Nel proseguo saranno illustrate le principali evidenze emerse dai dati definitivi del 2017 per la Regione, evidenziando separatamente l’andamento della spesa sociale vera e propria[2] da quella per i nidi.

 

Quale è il quadro della spesa regionale? Quali interventi assorbono più risorse?

Per offrire una sintesi dell’allocazione delle risorse tra i vari interventi, la spesa è stata riclassificata per macrovoci[3], con il risultato rappresentato nella Fig. 1. Ne emerge che è ancora l’assistenza residenziale ad assorbire in assoluto i maggiori sforzi del welfare locale (22,9%), seguita dai servizi socioeducativi per l’infanzia (14,8%) ed ancora, a pari merito, dai servizi socio-educativi scolastici e dai centri diurni (10%). Rispetto ai servizi residenziali l’assistenza al domicilio (SAD, buoni e voucher), pesa circa un terzo (8,4%), uno sforzo equivalente a quello del servizio sociale professionale.

A parte queste macro voci, il resto della spesa risulta polverizzata in numerosi altri tipi di interventi, inclusa la neonata categoria delle case rifugio/centri anti violenza (0,05%).

Fig. 1 – Spesa sociale a carico dei comuni per macro attività, 2017, composizione (%)

Quali servizi/interventi stanno crescendo?

Uno sguardo alle variazioni sperimentate dalle singole tipologie di interventi (Tab. 1) con particolare riguardo a quelle che, come emerso nel paragrafo precedente, sono risultate avere un maggiore rilievo.

L’impegno dei comuni per l’assistenza residenziale continua ad essere in espansione, nonostante l’evoluzione abbia un andamento opposto tra le diverse categorie di utenti: un + 4,7% per i disabili e un -3,6% per gli anziani; in crescita anche la spesa residenziale per dipendenze, minori, immigrati e per i soggetti con dipendenze.

Anche per i centri diurni si registra una buona crescita complessiva (+3,6%), fenomeno che ha accomunato quasi tutte le categorie di utenza. Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare l’avanzamento complessivo è discreto (+2,7%); dopo anni di limature agli interventi domiciliari per gli anziani, nel 2017 si registra un’inversione di tendenza (+3,6%) ripresa che, comunque, non basta a compensare lo storico crollo  (il  valore 2017 resta l’88% di quello del 2014).

Tra gli altri servizi che, in continuità con le tendenze del biennio precedente, vedono rafforzare l’impegno dei comuni, c’è quello del sostegno socioeducativo scolastico (+ 8,7%) in particolare in area disabili.

Infine, la generale tendenza espansiva non sembra avere interessato anche i servizi per la progettazione/presa in carico: il servizio sociale professionale subisce un leggero impoverimento di risorse nell’ultimo anno (-0,8%)

Tab. 1 – Variazioni (%) 2016-2017 della spesa dei comuni per macrocategoria di interventi e per tipologia di utenza

 

Quali territori stanno sperimentando maggiori variazioni?

Focalizzandoci sulla spesa sociale vera e propria, a livello regionale risulta un aumento dell’impegno dei comuni dell’1,1% nell’ultimo anno e una variazione del 6,8% nel quadriennio 2014-2017.

Da ambito a ambito la situazione è molto differenziata, con realtà dove solo nell’esercizio più recente la crescita ha superato il 20% (Bellano, Paullo, Val Brembana) ed altre dove, invece, si sono registrate riduzioni consistenti (Albuzzano, Campione, Chiavenna e Corsico).

Allo stesso modo, anche quando si osservano le variazioni di medio periodo (2014-2017), la variabilità è particolarmente pronunciata con picchi di crescita a Bellano, in Val Brembana e Varese e, all’opposto, crolli della spesa ad Albuzzano, Campione d’Italia, Casteggio e Lecco (Fig. 2 allegata).

 

Qual è l’attuale fotografia territoriale?

In continuità con quanto effettuato nell’analisi relativa alla precedente annualità, si ripropone lo strumento delle story maps per illustrare come si posizionano i singoli ambiti su una serie di variabili. Si tratta di indicatori pro-capite relativi a varie configurazioni della spesa (al lordo o al netto dei nidi) e relativi alle principali categorie di utenza (anziani/disabili/disagio adulti/famiglia-minori)

Si propongono al seguente link 7 mappe, ognuna riferita agli interventi per specifiche categorie di utenza, da scegliere attraverso il menu di sinistra; i nomi e i valori degli ambiti sono visualizzabili selezionando sulla mappa lo specifico territorio, le relative legende cliccando sulla linguetta in alto a sinistra.

 

Una lettura d’insieme della variabilità

Per una visione del posizionamento dei vari comuni sui vari indicatori pro-capite (gli stessi esposti nelle story maps) si fornisce un dettaglio distretto per distretto (tab. 2 allegata).

Si propone inoltre  uno strumento di sintesi per leggere la variabilità infraregionale: il box plot (scatola a baffi) consente di evidenziare, attraverso i baffi (i segmenti che escono dalla scatola), i limiti inferiori e superiori da considerare “spazio di normalità” e, conseguentemente, i casi anomali che escono da questo perimetro (“outlier”, i punti fuori dai baffi). Infine, la scatola al centro indica lo spazio che va dal primo al terzo quartile, ovvero, il cuore della distribuzione, mentre la linea al centro rappresenta la mediana e la “x” la media.

La spesa sociale dei comuni procapite oscilla dai 46€ di Casteggio ai 206€ di Milano, con un cuore della distribuzione tra gli 82 e i 124€.  L’altro ambito “outlier” per una spesa particolarmente elevata è Campione d’Italia (188€), presumibilmente a causa della particolare collocazione geografica. In generale, mentre la parte inferiore della distribuzione (gli ambiti con basso impegno di spesa) è abbastanza omogenea, ci sono comportamenti molto differenziati nella parte alta della distribuzione (il baffo superiore è molto più lungo di quello inferiore). Come si vedrà anche nei successivi indicatori si ripete questo fenomeno.

Quando ci si focalizza sulla spesa sociale vera e propria, ovvero senza nidi, gli outliers restano Campione d’Italia e Milano (sebbene l’ordine sia invertito), mentre il minimo assoluto si registra ad Albuzzano.

 

Nel caso della spesa per gli anziani, la variabilità è particolarmente pronunciata: il 75% degli ambiti presenta una spesa inferiore ai 79€ ma, allo stesso tempo, ci sono diversi territori dove questa voce ha una rilevanza molto più pronunciata (fino a 127€) con un picco massimo a Campione d’Italia, Milano e Bormio.

Anche nel caso dei disabili la variabilità è abbastanza ampia, dai 1446€ di Albuzzano agli 8.608€ di Mariano Comense, con un impegno molto elevato anche dell’ambito di Monza

Per quanto riguarda gli interventi di contrasto alla povertà[4], la spesa oscilla tra 1€ di Montorfano e i 26€ di Brescia; Milano, Campione d’Italia, Monza e Voghera sono altri outliers che si distinguono per un particolare impegno a favore di questo bisogno

Gli interventi per la famiglia (nidi inclusi) oscillano tra i 41€ del Basso Sebino e i 316€ di Milano. Sesto San Giovanni e Busto Arsizio sono gli altri “outliers” che si distinguono per un particolare sforzo verso questo target.

Infine, quando si analizzano gli interventi per la famiglia al netto dei servizi socio-educativi, risulta che lo sforzo maggiore è quello del distretto di Castano (201€) seguito da Binasco (179€), mentre all’opposto, il Sebino è la realtà con un impegno più limitato.

 


[1] La rilevazione è stata effettuata considerando 97 ambiti, gli stessi del 2016.
[2] secondo la definizione del nuovo piano sociale nazionale che classifica i servizi socioeducativi per l’infanzia sotto la categoria “istruzione”.
[3] I servizi/interventi utilizzati dall’Istat sono stati aggregati in macro-categorie, per una visione della classificazione si rimanda a http://www.lombardiasociale.it/2018/02/12/la-ripartenza-della-spesa-sociale/
[4] incluso il disagio adulti e gli interventi per i senza fissa dimora

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