Inclusione sociale delle persone con disabilità intellettiva e psichica, esito secondario di un progetto di coesione sociale

Contributo di Elena Boldrin, cooperativa sociale Anfibia, e Marco Zanisi, presidente cooperativa sociale Serena)

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26 ottobre 2016

L’inclusione sociale della persona con disabilità è l’esito di quel processo di modificazione nel corso del quale a diventare migliore è la società (Luca Tagliabue).
L’articolo propone l’esperienza del Progetto Passaggi che, in particolare, con la Biografia Partecipata, offre un’importante opportunità di protagonismo sociale per i cittadini fragili del quartiere Canazza di Legnano.



Vanessa, Claudio, Gabriella, Yi… e poi Eleonora, Irene, Marco, Arianna… e ancora Gabriele, Simona, Claudia, Chiara… e con loro gli amici del CPS, e gli artigiani del laboratorio di falegnameria. Nomi e storie dei protagonisti di un percorso di inclusione reale e naturale, che li ha visti assumere ruoli e svolgere mansioni utili alla comunità del quartiere “Canazza” di Legnano, impegnata a ritrovare se stessa attraverso il Progetto “Passaggi”. Un’importante opportunità di protagonismo sociale per i cittadini fragili del quartiere, trasformandoli da utenti di servizi territoriali a protagonisti e “porta voce” della storia del quartiere stesso: attori, reporter, fotografi, falegnami.

Il contesto del quartiere

La storia del quartiere Canazza di Legnano è legata a doppio filo alla forte industrializzazione, dal secondo dopoguerra sino agli anni ’90, che ha coinvolto il territorio, con importanti industrie meccaniche (Franco Tosi e Gianazza su tutti), le quali richiamavano dal sud Italia molti migranti alla ricerca di lavoro. La Canazza è diventata, così, il luogo propizio in cui famiglie numerose e poco alfabetizzate venivano accolte in case popolari costruite appositamente per ospitarle. Ancora prima, in quei luoghi (la cosiddetta Canazza alta), non vi era nulla se non campi a grano e una piccola casetta di campagna solitaria e sperduta.
Il resto del quartiere, la Canazza bassa (quella più vicina al centro) era composto da vecchie cascine che (già alla fine degli anni ’60) erano state abbandonate o riqualificate dagli ultimi contadini della zona. Tutto ciò, in un momento di forte conflittualità fra famiglie provenienti da diversa estrazione – non solo geografica ma anche culturale -, poneva alla comunità (laica e religiosa) notevoli sollecitazioni, cui è stata data una risposta integrando il lavoro dell’ente comunale con quello di missionari religiosi provenienti dalla città stessa. Questa scelta, negli anni ’70, ha posto le basi per un’esperienza estremamente significativa per il quartiere (il campo Robinson) che ha permesso alle medesime famiglie, agli operatori sociali e ai volontari, di riconoscersi in un progetto sociale dedicato ai bambini, prendendosene cura nel periodo estivo, quando la scuola era chiusa.
Dalla fine degli anni ’70 ad oggi, il quartiere ha vissuto un progressivo ed inarrestabile declino, certificato dalla chiusura di quasi tutti gli esercizi commerciali ed una, apparentemente incolmabile, distanza dal centro della Città.
Attualmente il Quartiere è abitato da circa 5.000 persone prevalentemente anziane, e caratterizzato da un numero molto consistente di case popolari, abitate da nuclei fragili sia su un piano sociale che culturale (nelle medesime abitazioni, c’è una percentuale sempre maggiore di famiglie straniere).

Il Progetto di Coesione Sociale “Passaggi Canazza”

Quattro sono le Cooperative coinvolte, sin dal giugno 2013, nella progettazione e gestione del progetto “Passaggi” (Anfibia – capofila del progetto-; Arcadia, Dire Fare Giocare ed Età Insieme) co-finanziato dalla Fondazione Cariplo per il bando del 2012 “costruire e rafforzare legami nelle comunità locali”. Alle cooperative sopraccitate, si aggiungono una rete di soggetti pubblici (Comune di Legnano, ASST ovest-Milano, Istituto Comprensivo A. Manzoni), commercianti e privati (associazioni ed enti no profit anche di respiro nazionale) che a diverso titolo collaborano sul territorio alle attività promosse. Scopo prioritario delle azioni è la rigenerazione dei legami, tra i cittadini del quartiere, le realtà associative e cooperative, i commercianti. Importante propulsore è lo Spazio Incontro Canazza, Centro Sociale di Quartiere gestito dalla Cooperativa Sociale Età Insieme, promotore di iniziative, corsi, momenti di riflessione e di studio.

Biografia di Quartiere

Spicca, tra le azioni poste in essere dal “Progetto Passaggi”, la Biografia Partecipata di Quartiere[1]. Si tratta di una narrazione condivisa e corale, attraverso i luoghi e le persone che hanno punteggiato la storia del territorio.  Questa modalità di lavoro, finalizzata a ri-connettere e ri-significare la storia della comunità, rilanciando e riattualizzando il presente, ha permesso di porre l’accento sulla necessità di restituire valore e competenza al quartiere e alle sue risorse relazionali, andando a individuare quelle buone prassi che hanno permesso alla comunità di essere coesa in momenti critici del proprio ciclo di vita. La Biografia partecipata, come azione specifica del progetto, è stata avviata alla fine del 2013.

Alla fine del 2013

Il mese di dicembre, segna, nella storia del quartiere una piccola ma significativa tappa. Dopo più di un anno di lavori di ristrutturazione, la Cooperativa Serena, trasferisce nella nuova sede (in precedenza occupata da una Scuola Primaria) il Servizio di Formazione all’Autonomia che il Comune di Legnano le ha affidato. La generosa superficie della nuova sede (450 mq e circa 1000 mq di giardino), viene messa a disposizione dei cittadini, primi fra tutti quelli che afferiscono al Progetto Passaggi. Dall’ospitare il Corso di Rap, piuttosto che il laboratorio di casette per gli uccellini selvatici, alla messa in comune del giardino per la produzione di ortaggi a KM menodizero il percorso è praticamente immediato, così come la sinergia tra la Biografia Partecipata ed i primi laboratori riattivati (dopo il trasloco) e potenziati dalla grande superficie a disposizione, quelli di fotografia e falegnameria.
Grazie alla costante e abile regia del Mediatore Counsellor Sociale ed all’energia dell’Animatore territoriale messi a disposizione dal Progetto Passaggi, i fruitori dello SFA si trasformano in reporter e fotografi, in scenografi e falegnami, protagonisti della “fase visiva” della biografia partecipata.
I giovani frequentanti il Servizio di Formazione all’Autonomia, coordinandosi con il referente del progetto, hanno iniziato a setacciare il quartiere, alla ricerca di immagini e storie da raccontare. Alla produzione di fotografie si sono affiancate le interviste “Stra–ordinarie” ai protagonisti della storia del quartiere, dai commercianti alle religiose che vivono nel silenzio e nella preghiera claustrale del Monastero delle Carmelitane Scalze, dagli Alpini generosi ai gestori del tiro a Segno Nazionale, fino ai primi residenti della “Canazza Alta”. Al contempo il laboratorio di falegnameria si è attivato per costruire, a partire dal progetto ideato dai protagonisti, pannelli per l’esposizione utilizzando bancali in legno, appositamente trattati, levigati e verniciati.
La mostra di storie e fotografie, arricchita dalla rara immagine di una bottiglia dell’autoctono “Vino dei colli di Sant’Erasmo”, ha iniziato ad essere esposta nei luoghi nevralgici del quartiere, raccogliendo altre testimonianza, sotto forma di vecchie immagini, condivise dai cittadini.

Protagonismi

Le condizioni di proinclusività che caratterizzano il Progetto Passaggi, hanno permesso il coinvolgimento di altri attori protagonisti, dove il termine “Attori” non è da intendere nel senso figurato.
I cittadini che afferiscono al Centro Psico Sociale di Legnano, hanno accettato di farsi coinvolgere per una fase altrettanto fondamentale della Biografia Partecipata, la messa in scena della storia del quartiere.
Partendo dalle interviste e dalle numerose narrazioni raccolte, si è costruita una complessa sceneggiatura biografica e popolare. Attori, sceneggiatori, costumisti, attrezzisti, trovarobe, non preoccupandosi del confine che la disabilità intellettiva solitamente impone, hanno lavorato come una squadra dove l’appartenenza a differenti categorie (psichiatri, educatori, volontari, infermieri, pazienti, cittadini) si è smarrita nel comune intento della riuscita di un progetto sognato e voluto insieme.

E poi…

E poi la Biografia Partecipata è stata inserita tra gli eventi promossi da “Me car Legnan, La città, le storie, il fiume”, un fitto programma che coinvolgerà tutti i Legnanesi sulle tracce della loro Biografia di Comunità, dal 23 ottobre al 27 novembre 2016. La mostra fotografica verrà esposta nei salotti buoni della città, nelle piazze, nella Galleria Cantoni, e (per il mese della salute mentale) presso il Nuovo Ospedale, con la presenza dei fotografi e dei reporter che fungeranno da guida sapiente sulla storia del quartiere  e sulle immagini che la rappresentano. Lo spettacolo teatrale avrà un palco vero di un teatro vero con una platea vera a certificarne la bellezza.

Ma non è questo che conta

Quello di davvero importante che intendiamo storicizzare è la possibilità, attraverso un percorso semplice (sebbene nato da intuizioni geniali e condizioni drammaticamente favorevoli) di permettere ai cittadini con importanti fragilità, di esercitare un ruolo sociale e di viverlo appieno. Le persone che frequentano i servizi specialistici per le disabilità intellettiva e psichica, stanno sperimentando la novità di essere riconosciuti, in strada, al bar, in chiesa, non solo per le proprie difficoltà ma soprattutto per il loro contributo, realmente unico ed inimitabile.
Riteniamo che, quanto accaduto in Canazza sia replicabile altrove e che la Biografia Partecipata possa essere un tramite estremamente utile per sperimentare e vivere la vera inclusione, ma non l’unico. Laddove una comunità ha modo di pensare e collaborare insieme, le persone con disabilità possono fare la differenza, nel raccogliere storie di vita oppure foglie secche, nel recitare oppure colorare e dare nuova vita ai muri spogli.

Cose che mancano (per concludere)

Manca, in questa lunga dissertazione, l’evidenza dell’impatto di questa esperienza sulla qualità della vita delle persone coinvolte.
Manca perché non sono state previste registrazioni in tal senso e perché, come detto in premessa, l’impianto generale del Progetto Passaggi non immaginava questi esiti. Di certo numerosi sono stati i Domini previsti dal ”Paradigma di Qualità di Vita”[2] coinvolti nel processo attivato. Inclusione Sociale, in primis, ma anche Relazioni Interpersonali, Benessere Emozionale, Autodeterminazione, Diritti, Sviluppo Personale, Benessere Fisico (con la partecipazione ai “Gruppi di Cammino”). Unico, degli otto domini, rimasto escluso è quello relativo al “Benessere Materiale”, sebbene il possesso di una macchina fotografica o lo sviluppo di nuove competenze operative possa, a pieno diritto farlo rientrare tra gli esiti del processo attivato.
Manca anche una considerazione in merito ai costi del processo inclusivo avviato: assolutamente nessuno. Ciascuno ha continuato a fare il proprio lavoro, con le risorse già stanziate, semplicemente orientando i propri sforzi verso un orizzonte differente. Nuovo e condiviso.


[1] Biografia Partecipata è un dispositivo pedagogico progettato dalla Società Cooperativa Sociale Anfibia, che ne detiene i diritti intellettuali. Per informazioni www.anfibiacoop.it
[2] L. Shalock, A. Verdugo Alonso, 2006

 

2018-06-22T15:53:59+00:00 26 ottobre 2016|Categories: Disabilità, Nel territorio|Tags: , |