Il contesto in cui nasce e si realizza l’esperienza

Nella provincia di Brescia, operano da decenni servizi diurni e residenziali per persone con disabilità. Questi servizi, che in molti casi hanno avuto una lunga vita ancor prima di essere inseriti nel meccanismo socio-sanitario, hanno sempre mantenuto nel tempo un rapporto molto forte con il territorio. Anzi, in moltissime occasioni sono nati come soggettività territoriali generate dal mondo del volontariato, dall’associazionismo dei famigliari, sorgendo nei quartieri, nei paesi in cui le “scosse sociali” dell’esclusione sono dirette. Si sono quindi costituiti, nascendo dal basso, come presidi capaci di rispondere alle necessità complessive che la disabilità esprimeva in modo eterogeneo su tutto il territorio.
Rapporti e relazioni fra gli enti sono sempre stati presenti nel tempo, ma mai si era riusciti a costituire una relazione reticolare più continuativa e costante che coinvolgesse apertamente gli enti gestori, i coordinatori dei servizi ed anche gli stessi operatori, come punto di partenza per estendersi poi alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Così gli enti gestori che avevano rapporti e relazioni spesse volte formali e legate, anche e giustamente, a contenuti “sindacali”, hanno ritenuto necessario fare un ulteriore passo in avanti nel rapporto sinergico fra di loro e gli altri soggetti di questo territorio che a vario titolo si occupano di disabilità.
In questa prospettiva si colloca il progetto di costituire una rete di servizi che ha avuto inizio alla fine del 2015, iniziando la sua piena operatività all’inizio del 2016.
Le nuove sfide che pone la disabilità attualmente, la stratificazione che questa presenta, espressa da un caleidoscopio di condizioni di fragilità, pone la necessità di realizzare una modalità di pensare, di ragionare costruendo ponti fra soggetti diversi e puntando ad una organizzazione complessiva aperta verso una nuova relazionalità che sia in grado di accogliere la sfida che ogni giorno i servizi percepiscono dai territori.

I partner della rete

I partner della rete sono gli enti del territorio della ATS Brescia che gestiscono Centri Diurni Disabili, Comunità Socio Sanitarie.
Fondamentale è stato il ruolo di ATS Brescia e delle varie ASST del territorio che hanno promosso, sostenuto, promulgato la realizzazione questo progetto.
La rete si impegna a interagire e collaborare con l’ATS, le ASST, con gli operatori che lavorano nei presidi territoriali, Uffici di Piano/Comuni, associazioni di volontariato e associazioni dei famigliari ed altre realtà presenti nel territorio per il raggiungimento degli obiettivi di seguito specificati.

Realizzare inclusione sociale …

Mettersi in rete
In un contesto storico culturale in cui le questioni sociali divengono sempre più articolate, dove i territori in cui viviamo subiscono grandi mutamenti, appare necessario non solo investire sulle proprie organizzazioni, ma cercare di attivare nuove modalità di contatto e di relazione fra servizi che si occupano di disabilità.

Imparare ad essere un’intelligenza collettiva che vuole generare risorse condivise
La nostra aggregazione vuole essere:

  • Uno spazio di riflessione, confronto e dibattito, di ricerca condivisa attorno ai temi della disabilità, vista quest’ultima sotto diversi punti di vista: quello tecnico, legislativo, culturale e politico. A questo scopo intendiamo realizzare momenti quali convegni, tavoli di lavoro, scambi professionali … partendo dalla valorizzazione delle risorse e delle competenze interne ai servizi medesimi.
  • Uno spazio in cui vige il principio necessario della pluralità di approcci, di stimoli partendo dal presupposto che non sia necessaria una sintesi totalizzante e asfittica delle posizioni, ma che sia molto importante attivare uno spazio di ricerca libera fra diverse posizioni culturali.
  • Uno spazio dialettico al servizio della progettualità in cui ognuno possa dialogare conservando la propria autonomia e identità.
  • Uno spazio di confronto sulle organizzazioni, sulle modalità con cui i servizi hanno predisposto piani di lavoro.

Creare uno spazio di apprendimento collettivo e individuale

  • Uno spazio in cui riflessione ed azione si intrecciano in un rapporto di reciprocità sostenuto da criteri di protagonismo diffuso e che ha l’ambizione di riverberarsi sui servizi, sulle organizzazioni, sul coinvolgimento degli operatori, sulla qualità della vita delle persone disabili e delle loro famiglie.
  • Un luogo di costruzione di significati, di comunicazione di buone prassi, di progetti che ogni soggettività specifica esprime ma che possono essere attivati con nuovi patti di collaborazione e di relazione.
  • Un luogo prevalentemente “utile” che sia in grado di dare risposte concrete a situazioni, problemi, contenuti, relazioni.

Costruire riflessioni, attivare progettazioni sull’inclusione sociale e per la valorizzazione del capitale sociale dei servizi e del territorio

  • In questo spazio si offrono opportunità alla rete per ragionare, progettare, fare ricerca insieme riguardo ai temi dell’inclusione sociale partendo dalla comune convinzione che i servizi sono soggetti di cura ma anche di socialità e relazionalità, non contenitori chiusi al contesto sociale.
  • In un contesto come quello attuale, quindi, i servizi divengono attivatori di relazioni sui territori, presidi di civiltà che cercano di costruire una nuova cittadinanza, che cercano di attuare una nuova reciprocità oltre un criterio passivo dell’agire sociale
  • In questi termini il coordinamento si impegnerà a realizzare spazi di riflessione, di azione comune al fine di apprendere modalità più raffinate di attivazione di risorse territoriali (persone, situazioni, contesti).

La rete come luogo di promozione sociale e diritto di cittadinanza

  • Dal rapporto, dalla relazione fra enti, fra coordinatori e operatori, potrà scaturire anche una riflessione culturale al fine di produrre un ragionamento costruttivo attorno alla disabilità, contro l’esclusione sociale e in favore della realizzazione di una nuova cittadinanza della reciprocità.
  • Da questa ricerca comune si costruirà un ragionamento dialettico sulla polis, sul modo di abitarla, su come costruire contenuti politici riguardanti i diritti, la società, i luoghi comuni in confronto alle persone disabili e i servizi.
  • A tal fine la rete attuerà attività pubbliche per sostenere le proprie deliberazioni in ordine di contenuti relativi alle politiche sociali.

La cura dei processi di relazione

La rete dei servizi non si configura come un ulteriore ente, ma come un progetto di condivisione, non un contenitore, ma uno snodo di relazioni e di rapporti fra soggetti diversi che collaborano tra di loro.
Partendo dalla storia e dalla tradizione acquisita in questi decenni di presenza sul territorio, la rete si snoda e si sviluppa attorno al principio dell’inclusione sociale e del valore sociale della disabilità, rispetto ai quali tutti gli enti si sono fin dall’inizio ritrovati. Contrariamente a quanto possa apparire ad alcuni, i servizi per la disabilità sul territorio bresciano non sono qualcosa a margine della realtà sociale, luoghi chiusi verso l’esterno, ma presidi aperti verso la relazionalità che esprimono un diverso modo di promulgare inclusione sociale.
Da questi presupposti è stato stilato un manifesto per l’inclusione sociale, steso a più mani, che sarà parte integrante di questo percorso indicando presupposti chiari e precisi anche all’operatività concreta.
La rete in questo anno ha realizzato quattro tavoli di lavoro e di approfondimento riguardanti queste tematiche: l’inclusione sociale, i rapporti e le relazioni con le famiglie, l’analisi sulle nuove gravità e l’invecchiamento delle persone con disabilità, un confronto sulle attività sportive. Ai gruppi di lavoro stanno partecipando operatori da tutti i servizi, con una media di 20/25 persone che ritengono l’auto-formazione, il confronto orizzontale aspetti molto importanti da affiancare al confronto verticale attuato nei servizi.
Insieme a tutto ciò i servizi hanno organizzato diverse attività in collaborazione con il territorio aprendosi ad esperienze sportive, associative, sino ad arrivare nella prossima primavera alla realizzazione di un “flash-mobe” che diversi attori del territorio insieme alle persone con disabilità, realizzeranno con l’intenzione di affermare il valore della disabilità come atto costruttivo e positivo nella società in cui viviamo.

La rete di servizi bresciana, un’esperienza di nicchia?

Questo progetto è un modello replicabile, aperto verso le sollecitazioni che provengono dalle persone con disabilità, dai territori in cui queste persone vivono e che chiedono di esprimere un protagonismo costruttivo.
Certo, mettere in contatto e far interagire identità differenti, che nel tempo all’interno dei territori hanno sviluppato forti specificità, non è facile; è presente il rischio che prevalga un atteggiamento competitivo che ostacola la realizzazione di una concreta collaborazione. Nel lavoro di costruzione della rete è stato fondamentale tener conto di questi aspetti. La diversità di ogni ente non è stata fusa o annientata, ma è stata portata ad espressione e valorizzata in modo generativo puntando sul piano collaborativo, di messa a confronto e di apertura delle “porte” dei servizi al fine di incontrare esperienze comuni, affinare una prospettiva di costruzione progettuale che, come si è già avuto modo di sperimentare in questi mesi di lavoro, ha arricchito ogni servizio, riversandosi in ogni territorio.
Un aspetto facilitante è la motivazione e il desiderio da parte dei servizi di trovare spazi di confronto. Importante riconoscere anche il ruolo di ATS Brescia che ha sostenuto questa progettualità mettendo a disposizione locali, professionalità al fine di realizzare un contesto partecipativo concreto e produttivo per tutti.
Certo possiamo dire, dopo quasi un anno di lavoro, che non sempre è facile, conciliare la vita della rete con la quotidianità organizzativa dei servizi, dei loro ritmi e delle difficoltà relative al personale, alle emergenze da gestire in ogni realtà. Alla luce delle difficoltà emerse, risulta necessario trovare un modo per rinnovare questa progettualità. Ma tutti i partner si sono resi ampiamente disposti a fare questo ulteriore passo in avanti.
Esplorare le terre sconosciute di questa progettualità ha rimandato molti aspetti di positività, non solo nelle tante iniziative realizzate ma anche nell’attivazione di modalità di sussidio che hanno migliorato la vita dei servizi, ponendo spazi formativi comuni, prospettando reciproche collaborazioni fra servizi che prima del progetto si conoscevano solo per nome.
Questi aspetti sono molto importanti e ritengo possano essere intesi come dei frutti che questa esperienza sta ampiamente distribuendo e di cui tutti possono beneficiare.