I contesti

L’Ambito di Treviglio conta circa 110 mila abitanti e appartiene alla pianura compresa tra Bergamo e Milano; comprende 18 comuni di cui il maggiore, Treviglio, ha  circa 30 mila abitanti e caratteristiche urbane. Il servizio sociale dei Comuni comprende complessive 18 assistenti sociali. Nel solo comune di Treviglio è presente uno sportello differenziato per il segretariato sociale.

La Valle Brembana appartiene ad una area interamente montana molto vasta geograficamente, ma scarsamente popolata (42.000 abitanti circa). Il servizio sociale dei comuni e della Comunità Montana comprende 8 assistenti sociali.

DATI SIA e REI nei due territori

MISURA AMBITO PRESENTATE ACCOLTE RESPINTE IN LAVORAZIONE
SIA  (dato a ottobre 2017) TREVIGLIO 408 122 286
V. BREMBANA 46 19 27
REI  (dato a febbraio 2018) TREVIGLIO 391 117 178 96
V. BREMBANA 132 56 43 33

 

Dal punto di vista della platea dei beneficiari delle misure SIA e REI osserviamo una differente configurazione, che riflette le diversità socio-demografiche sui due territori:

  • nel territorio di Treviglio un’alta incidenza di famiglie con minori
  • in Valle Brembana un’alta incidenza di soggetti ultra cinquantacinquenni

Entrambi i territori hanno evidenziato una significativa zona grigia di persone e famiglie non precedentemente in carico, per l quali le misure SIA e REI costituiscono il primo approccio ai servizi sociali. Sicuramente questo fa riflettere circa una possibile “sfiducia” verso i servizi tradizionali oppure si privilegiano, per esprimere le proprie difficoltà contesti privati o comunque diversi da quelli istituzionali , per chi si vergogna a “chiedere”.

 

Una metodologia condivisa

L’approccio adottato nei due Ambiti per la presa in carico, come indicato dalle Linee Guida Ministeriali già con la misura SIA,  prende spunto dall’approccio “ecologico” di Urie Bronfenbrenner, basato sull’interazione tra l’individuo e l’ambiente nella dimensione in cui lo stesso è percepito dalla persona, quindi in modo dinamico e non statico. Il presupposto è che la persona sia in grado di attivare risorse. La relazione tra operatore e cittadino punta ad aumentare l’autostima e l’auto determinazione, ovvero la capacità di fare delle scelte. E’ centrale il concetto di resilienza, intesa come capacità di riorganizzare se stessi e le proprie risorse, anche convivendo con traumi e ferite. Nella prospettiva metodologica adottata l’utente è considerato esperto e competente nel fare le proprie scelte (anche di rifiuto della relazione di aiuto). Talvolta esistono delle “negligenze” alla base della perdita di ruolo delle persone: è paradossale espropriare le persone di questo ruolo, anche qualora siano le stesse a delegare ai servizi l’esercizio del ruolo stesso, come spesso avviene.

Nella presa in carico degli utenti SIA e REI si è sviluppata la capacità di sostenere, accompagnare la persona senza assumerne la delega, evitando atteggiamenti giudicanti.

Luoghi e tempi della presa in carico

Il contesto delle relazioni viene scelto con la prospettiva di favorire la relazione e la costruzione di un progetto. La metodologia di lavoro condiziona l’operatore rispetto alla scelta dei luoghi dove incontrare le persone. Non è la scelta dell’operatore a seconda di una pregressa formazione (assistente sociale, educatore o altro) ma l’impostazione metodologica, che tiene conto del fatto che muoversi nel contesto di vita della persona facilita la creazione di un clima di fiducia. Spostarsi dal proprio studio e incontrare la persona e la famiglia nei luoghi di vita è una scelta importante. L’approccio home intensive care privilegia la vicinanza ai luoghi di prossimità per la persona. Importante anche la dimensione del tempo nella relazione, che deve essere definito insieme all’utente, non può essere schiacciato da scadenze ravvicinate. La metodologia, in questa prospettiva, mette al primo posto la relazione, anziché la prestazione. Concretamente, ci si avvicina fisicamente al domicilio della persona/famiglia (più visite domiciliari, meno colloqui in ufficio), qualora sia consentito, e sia apprezzato dalla persona come atto di vicinanza, si adottano stili comunicativi che esprimono empatia e collaborazione (ad es. la tecnica del colloquio motivazionale di Miller e Rollnick).

La dimensione sociale del lavoro

Per quanto riguarda il tema del lavoro, ritenuto centrale dalle misure SIA e REI, l’esperienza maturata nella presa in carico, porta a ricollocare il tema da un approccio meramente occupazionale alla sua dimensione sociale. Gli sportelli per l’impiego della Provincia segnalano che molte postazioni vengono rifiutate o “bruciate” per incompatibilità tra le mansioni richieste e la professionalità dei singoli o perché le persone non sono, per motivi diversi, nella condizione di accettare le postazioni lavorative offerte.

Questo ci deve far riflettere circa l’opportunità di condividere le scelte con la persona e con la sua visione e percezione rispetto alle opportunità del mondo circostante.

 

Considerazioni per la presa in carico della marginalità socio-economica

Il modello di presa in carico va pensato in base al contesto territoriale e alla configurazione dei servizi esistenti. La scelta di un contesto esterno al servizio sociale, di un’equipe professionale dedicata all’implementazione dei REI non può (o non deve esclusivamente) dipendere dal grado di affaticamento dei servizi e dai cosiddetti “carichi di lavoro”, quanto piuttosto dalla metodologia che si intende utilizzare. Per quanto riguarda la relazione fra beneficiari e operatori talvolta è preferibile interrompere una relazione consolidata in forma assistenziale e di dipendenza, mentre in altri casi la figura maggiormente idonea a mantenere una relazione con la persona è proprio l’Assistente Sociale comunale, perché già avvezza a muoversi nella relazione e nei contesti di vita della persona con una modalità facilitante. Molto spesso le famiglie faticano a superare eventi traumatici, quali la perdita del lavoro o la separazione. Spesso i servizi offrono risposte standardizzate e stereotipate che si sostituiscono al ruolo esercitato dalle persone all’interno delle proprie storie. L’esperienza della presa in carico dei beneficiari SIA-REI mostra l’importanza della partecipazione del soggetto già durante la fase di assessment. In questo senso e necessario che l’operatore assuma un ruolo di facilitatore e che la costruzione delle progettualità attivi atteggiamenti auto-riflessivi, che già di per sè restituiscono centralità e protagonismo alla persona. In particolare, nel caso di famiglie con minori, magari sottoposti ad interventi di tutela, questa può essere l’occasione di costruire un progetto, che faciliti il ripristino delle relazioni interrotte o conflittuali tra i genitori, scegliendo i contesti più naturali e prossimi alla sensibilità dei figli.

 

Due modelli organizzativi a confronto

L’Ambito di Treviglio

Per la sperimentazione SIA si è costituita una Cabina di Regia comprendente l’UDP, il Centro per l’Impiego, il NIL e gli enti accreditati alla formazione e al lavoro. La presa in carico è stata gestita in collaborazione con Consorzio Mestieri che ha reso disponibile un educatore dedicato, operando in collaborazione con l’Ufficio di Piano e i Comuni. Dal punto di vista organizzativo la gestione dei progetti è stata centralizzata in un unico ufficio baricentrico, situato all’esterno del contesto abituale dei servizi sociali. Ciò ha consentito, da un lato, di gestire con maggiore organicità il numero elevato di prese in carico, dall’altro l’individuazione di setting e operatori altri rispetto al servizio sociale comunale ha permesso in alcuni casi di superare atteggiamenti rivendicativi e dinamiche assistenzialistiche che spesso condizionano l’azione dei servizi nella relazione con i nuclei in condizione di marginalità socio-economica. Per il REI si è mantenuto l’impianto organizzativo sperimentato sul SIA: per fronteggiare il previsto aumento di nuclei in carico si sono disposti il potenziamento delle ore educative e l’introduzione di un’assistente sociale dedicata con ruolo di coordinamento.

 

La Valle Brembana

La sperimentazione SIA è stata gestita direttamente dal gruppo professionale delle assistenti sociali, dall’Ufficio di Piano e da un operatore dedicato, ingaggiato per agli aspetti procedurali e amministrativi. Nella prospettiva della definizione della progettazione personalizzata prevista dal REI, si è costituita una Cabina di Regia composta dal Centro per l’impiego, da tutti gli enti accreditati alla formazione e al lavoro del territorio, dalle cooperative sociali sia A che B che operano in valle e i due Centri di Primo Ascolto Caritas. L’obiettivo è la messa in rete non solo di risorse attivabili nell’implementazione dei progetti individuali per chi otterrà il riconoscimento del REI, ma anche di “saperi” e competenze, prospettiva arricchente per l’intero sistema dei servizi e, quindi, per tutti i cittadini che vi accedono, a prescindere dalla specifica misura del REI . In Valle Brembana, rispetto ad altri Ambiti della Provincia, ad oggi si è registrato un numero limitato di istanze REI: tale situazione può rappresentare per i servizi la possibilità di una presa in carico maggiormente personalizzata, anche se sempre condizionata dalle difficoltà logistiche e  peculiari di un territorio montano. Ciò significa implementare una progettualità richiedente risorse maggiori in proporzione al numero di istanze.  Le progettualità verranno pensate anche in base ad aree omogenee di bisogno   che “raggruppino” la provenienza dei vari beneficiari REI e per cui sia possibile ipotizzare azioni (formative per esempio) specifiche. Queste ultime possono essere rese fruibili anche per l’utenza che non beneficia del REI.

 

Conclusioni

La definizione di protocolli e procedure non può essere preliminare, ma successiva alla sperimentazione di modalità di lavoro condivise, al fine di non “ingessare” la metodologia di lavoro. Allo stesso tempo è indispensabile avviare azioni formative che coinvolgano in modo attivo gli operatori e la rete dei servizi. Ciò che deve caratterizzare questa fase di costruzione di un modello di implementazione delle misure a contrasto della povertà, è un atteggiamento continuo di ricerca e di monitoraggio che, a partire dagli esiti delle sperimentazioni in atto, contribuisca a verificare le scelte metodologiche adottate. Per fare questo si dovranno definire a priori alcuni indicatori di efficacia della metodologia utilizzata e del raggiungimento effettivo degli obiettivi posti all’interno di ogni singolo progetto e prevedere periodici incontri di monitoraggio della Cabina di Regia nei due territori.