L’evoluzione complessiva delle risorse

La legislatura regionale che sta per concludersi si è sviluppata in un contesto di congiuntura economica sfavorevole che ha pesato, oltre che sulle generali condizioni di imprese e famiglie, sui servizi pubblici della regione. A partire da questo sfondo, l’evoluzione del budget per il welfare sociale lombardo (di fatto le risorse gestite dalla Dg famiglia) è il risultato delle decisioni sul finanziamento del welfare assunte in quest’epoca da Stato e Regione (Tab. 1).
Il primo elemento, quello del sostegno garantito dalle delle risorse statali, è stato senza dubbio sfavorevole per il welfare locale: mentre durante il precedente mandato si era potuto contare su una fase espansiva dei finanziamenti nazionali, la nona legislatura ha coinciso con una fase di continuo disimpegno statale su questo fronte.  Le leggi di stabilità (2009-2012) che hanno via via cancellato, fino all’esaurimento, i principali fondi per le politiche sociali: rispetto ai 180 milioni ricevuti dalla Lombardia nel 2009 (l’apice della fase espansiva dei fondi statali), nel 2012 la Dg Famiglia non ha potuto sostanzialmente contare sul sostegno statale (il trend si invertirà nel 2013, grazie al ripristino del Fnps e del Fnna realizzato dall’ultima manovra nazionale; in ogni caso, i fondi nazionali per il 2013 saranno la metà di quelli su cui si poteva contare alla fine del precedente mandato regionale).
La regione invece,  attraverso le proprie manovre ha  complessivamente implementato il budget gestito da questa direzione, dai 1.585 milioni del  2010 ai 1.702 milioni del 2013. Tuttavia questo risultato è l’effetto di due componenti che hanno ricevuto impulsi opposti:

  • un incremento della quota di fondo sanitario regionale destinato all’assistenza sociosanitaria
  • un de finanziamento del fondo sociale regionale

Sono queste le novità di maggior rilievo per il welfare sociale dell’ultima legislatura che si chiude con un budget complessivo per il welfare sociale per il 2012 leggermente inferiore a quello del 2010, un saldo che sintetizza l’espansione delle disponibilità finanziare delle Asl per la gestione Assi e l’ impoverimento del budget per i piani di zona  (fondi statali + fondo sociale regionale)

[1].
Nel 2013 il budget complessivo per il welfare regionale tornerà a crescere, grazie soprattutto al reintegro dei fondi statali, mentre per gli anni successivi non vi è alcuna certezza sulle risorse disponibili: i fondi statali sono al momento rifinanziati solo per il primo anno e il bilancio regionale contempla una riduzione ( a 40 milioni) del fondo sociale 2014-2015; anche l’evoluzione del Fsn è costellata di incognite[2]. Mai come in questa fase l’instabilità delle risorse sta compromettendo la possibilità di programmare i servizi, anche nel breve termine. La regione, che fonda il finanziamento del proprio welfare in misura preponderante sul fondo sanitario nazionale (il 91% delle risorse del 2013 proviene da questo canale) è particolarmente esposta alle scelte degli altri livelli di governo . Ciò non significa che le scelte di allocazione delle risorse proprie regionali siano irrilevanti e, proprio per questo, vale la pena osservare la gestione realizzata nella nona legislatura.

Tab. 1 – Risorse gestite dalla Dg Famiglia per anno di competenza

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

Fnps

73,3

109,7

105,4

92,9

73,3

53,8

25,2

1,5

42,5

Fnna

14,6

44,1

58,8

56,5

15,0

41,5

Piano Nidi

37

Intesa famiglia

11,2

11,2

15,0

A. Totale fondi Stato

73,3

109,7

120,0

148,2

180,4

125,3

40,2

1,5

84,0

B. Fondo Sociale Regionale

91,2

90,3

89,8

90,8

87,7

85,2

70,0

70,0

70,0

C. Fondo Sociosanitario

1.191

1.272

1.372

1.420

1.445

1.500

1.597

1.623

1.632

Risorse proprie (b+c)

1.282

1.362

1.462

1.511

1.533

1.585

1.667

1.693

1.702

Totale (a+b+c)

1.355

1.472

1.582

1.659

1.713

1.710

1.707

1.695

1.786

 

Il welfare nel bilancio regionale

Quali sono i settori che pesano più sul bilancio regionale (Tab. 2)? La sanità domina senza rivali e oggi – tra sanità acuta e sociosanitario-  cattura l’81% della spesa complessiva (corrente e in conto capitale). Le altre poste di particolare rilievo sono i trasposti (6,6%) e la gestione dell’apparato istituzionale (4,7%). I restanti settori, a confronto, hanno un ruolo decisamente modesto (tra di essi ci sono gli interventi sociali).
L’importanza dei vari settori cambia se consideriamo distintamente la spesa corrente (che più o meno riflette la composizione della spesa complessiva) e quella in conto capitale: gli investimenti regionali si dirigono soprattutto agli organi istituzionali, ai trasporti, alle  attività produttive e alla sanità acuta.

Tab. 2 – Spesa regionale 2013 per settori[3]

Spesa corrente Spesa  c_cap Totale
Sanità acuta

79,0%

7,8%

73,8%

Serv.sociosanitari

8,0%

0,0%

7,4%

Trasporti

5,4%

22,2%

6,6%

Organi istituzionali-ordine pubblico

2,6%

31,3%

4,7%

Autonomie territoriali

1,1%

1,1%

1,1%

Altro

1,0%

10,0%

1,6%

Istruzione

1,0%

0,4%

0,9%

Lavoro e formaz.prof.

0,8%

0,1%

0,8%

Interventi sociali

0,5%

0,1%

0,5%

Ambiente-prot.civile-energia

0,3%

6,0%

0,7%

Attività produttive-sviluppo

0,2%

13,7%

1,2%

territorio-pol.abitative

0,1%

5,0%

0,5%

Cultura-giovani-sport-turismo

0,1%

2,2%

0,2%

 

Per valutare le effettive scelte regionali di allocazione delle risorse, questa fotografia del bilancio 2013 necessita di un ulteriore filtraggio: va infatti tenuto presente che non tutta la spesa dell’ente è il risultato di proprie manovre allocative (una parte delle entrate è sottoposta a vincoli di destinazione verso settori predeterminati, ad esempio il Fnps). Depurando il bilancio dalle componenti vincolate, otteniamo la spesa autonoma, quella che la regione può discrezionalmente allocare tra i vari settori[4]: rispetto ai 20,5 milioni che la Giunta ha potuto distribuire tra i vari comparti[5], il welfare sociale assorbe l’8,4% di cui la quasi totalità rappresentato da spesa sociosanitaria; soltanto lo 0,5% di questi fondi è diretta a interventi di tipo sociale[6].
Come anticipato la regione governa il budget della Dg Famiglia attraverso due leve:

  1. date le risorse assegnate alla Lombardia per il finanziamento della sanità, definisce la quota da dedicare all’assistenza sociosanitaria (il riparto tra Dg Sanità e Dg Famiglia);
  2. nell’allocare le altre risorse autonome del bilancio regionale (diverse dai fondi sanitari), aggiunge ulteriori stanziamenti per questo settore.

Le manovre regionali dell’ultima legislatura hanno spinto particolarmente sulla prima leva, e il sociosanitario nella gestione corrente  ha recuperato centralità rispetto alla sanità acuta (al contrario di quanto sperimentato alla fine della precedente legislatura, quando questo aspetto si era indebolito). In epoca recente l’equilibrio tra le due componenti è stato anche influenzato dai tagli al FSN  (si veda precedente articolo in tema di spending review).
L’utilizzo della seconda leva è apparso piuttosto timido: alla fine della precedente legislatura, in una stagione di espansione del sostegno statale, gli stanziamenti sul fondo sociale regionale avevano cominciato a scemare (una sorta di “effetto spiazzamento”, ossia una riduzione del contributo regionale  in relazione al fatto che si poteva confidare su maggiori fondi statali); il terzo Governo Formigoni ha proseguito questa tendenza, apportando ulteriori decurtazioni (oggi il fondo sociale è inferiore del – 15,2% rispetto a quello del 2010, tab. 1). Peraltro lo stanziamento a 70 milioni è il risultato di reintegri in corso d’anno, poichè in fase di approvazione del bilancio 2011 e 2012  era stato finanziato un contributo di soli 40 milioni. Una scelta difficilmente condivisibile, anche in considerazione del fatto che il supporto che questa regione dà ai servizi sociali del proprio territorio è piuttosto modesto se confrontato con quello delle altre regioni (si veda articolo precedente su questo tema).

[LSslideshow]

La sola manovra che ha spinto sulla seconda leva, indirizzando al welfare sociale fondi del bilancio regionale diversi dal FSN, è stata quella per il 2011, con uno stanziamento di 24,4 milioni per integrare gli interventi sociosanitari per i non autosufficienti (risorse per l’Assi aggiuntive a quelle del fondo sanitario regionale); questo investimento non si è ripetuto successivamente.
Oggi, rispetto ai 2,7 miliardi di risorse autonome che la regione ha gestito oltre alla spesa sanitaria, gli stanziamenti per il welfare (94 milioni) rappresentano il 4%.

Alcuni riflessioni sulle strategie allocative

Negli anni più recenti i bilanci delle regioni hanno subito una serie di misure restrittive: oltre ai freni specifici per la sanità (il FSN è cresciuto molto meno che in passato e dal 2013 ridimensionato) le regioni sono state chiamate a contribuire al risanamento dei conti pubblici (inasprimento del  patto di stabilità disposto dalle leggi di stabilità e dalla manovra estiva 2011); il budget di spesa autonoma regionale al netto della spesa sanitaria è passato dai 3,1 miliardi del 2009 ai 2,7 del 2013[7]. I tagli alla spesa sociale autonoma della DG Famiglia -dai 116 milioni del 2009 (Fonte Bilancio Sociale) ai 94 del 2013-  potrebbero essere interpretati come un allineamento a queste generali esigenze di bilancio. Tuttavia, è bene domandarsi se questo comparto, che incide così poco sulla spesa regionale.  avrebbe potuto essere risparmiato dalle decurtazioni, specialmente in riguardo al forte de finanziamento che ciò ha significato per il budget per i Pdz; altre regioni con le proprie manovre finanziarie dell’ultimo triennio hanno cercato di arginare gli effetti sui servizi del proprio territorio dei tagli dello Stato, dando massima priorità alla difesa delle risorse per il welfare (si veda http://www.lombardiasociale.it/2012/07/01/reintegro-del-fondo-sociale-manovre-regionali-a-confronto/)
Nella nona legislatura la regione Lombardia avrebbe potuto usare in modo alternativi il proprio bilancio? Lo sforzo della regione per il sociale assume una valenza diversa se consideriamo altre scelte allocative realizzate dalla Giunta nello stesso periodo[8]:

  • la conservazione di uno stanziamento consistente nel proprio bilancio dei contributi alle famiglie per la libertà di scelta dei percorsi educativi (33 milioni nel 2012) e il sostegno al reddito della dote scuola (25,6 milioni nel 2012), scelte realizzate in virtù dell’autonomia regionale di spesa, a sostegno di politiche tipicamente lombarde;
  • un macchina istituzionale che assorbe una quota consistente delle risorse correnti autonome (ad esempio 66 milioni il solo Consiglio Regionale, di cui 41 per gli organi istituzionali-indennità-gruppi/commissioni consiliari; tra le spese più consistenti dell’amministrazione 198 milioni per il personale della Giunta, 42 milioni per il sistema informativo regionale, 12 milioni addirittura per custodia e vigilanza dei locali);
  • un contributo importante ad alcuni specifici investimenti  (stanziamenti di spesa autonoma nel bilancio 2012) come l’ammodernamento strutturale della sanità acuta (130 milioni di eur), lo sviluppo infrastrutturale (66 tra investimenti con spesa autonoma in strade, ferrovie, autobus) e l’ampliamento del patrimonio immobiliare regionale (45 milioni) a fronte di un azzeramento del sostegno regionale ad investimenti per il welfare;
  • il finanziamento delle opere per l’Expo, cui la regione ha stanziato proprie risorse autonome per 41 milioni nel 2012, mentre – secondo quanto riportato nell’introduzione alla legge di bilancio 2013 – si arriverà a  86,5 milioni per il 2013 e 76,4 milioni nel biennio successivo; nel 2012 lo stanziamento iniziale per l’Expo era più elevato, ma in fase di assestamento, lo stanziamento è stato ridotto in concomitanza con il reintegro del fondo sociale da 40 a 70 milioni.

Ciò suggerisce che l’allocazione attuale tra i vari settori non è la sola percorribile, ma potrebbero ancora esserci spazi per ulteriori redistribuzioni tra i diversi interventi sostenuti dal bilancio regionale.
La  nuova Giunta erediterà la situazione di bilancio determinata dalle manovre finanziarie del precedente Governo regionale e dalla finanziaria 2013 (approvata dal Consiglio in fase di proroga delle proprie funzioni). Quella della gestione dei fondi regionali sarà una leva importante per il futuro del welfare lombardo: anche altre variabili esogene saranno certamente condizionanti (scelte dello Stato sul finanziamento della sanità, del sociale e più in generale, sui vincoli per la finanza locale), ma il grado di preferenza che il Governo regionale attribuirà a questo settore nella gestione del fondo sanitario e degli altri fondi di bilancio può fare la differenza.

 


[1] Non tutti i fondi nazionali della tab. 1  hanno alimentato Il budget dei Pdz, una parte è stata trattenuta dalla DG Famiglia per propri interventi
[2] Il futuro del fondo sanitario nazionale è quanto mai incerto: nel 2014 il finanziamento dovrebbe essere in leggera ripresa ma ciò è condizionato al reperimento di 2 mld dall’introduzione di nuovi ticket sanitari; la programmazione del fabbisogno sanitario è ostacolata anche dal mancato rinnovo del Patto per la salute.
[3] Ns aggregazione dei settori a partire dal dettaglio per missioni dello schema di bilancio. Il programma “Interventi per il diritto alla casa è stato scorporato dagli interventi sociali, per evidenziare le sole competenze della Dg Famiglia; è stata anche evidenziata separatamente la spesa sociosanitaria dalle risorse della Dg Sanità
[4] E’ il totale della spesa corrente e in conto capitale indicata nel bilancio di previsione 2013. Questo aggregato non è direttamente confrontabile con quello del 2009, poiché all’epoca la regione vi inseriva anche una cospicua partita, quella del fondo perequativo di solidarietà per la finanza delle altre regioni, oggi non più considerato spesa autonoma. Per questo, il Graf. 1 non è direttamente confrontabile con quelli comparsi su altri articoli precedenti relativi al 2008-2009.
[5] Le risorse del fondo sanitario sono formalmente senza vincolo di destinazione, anche se indirettamente c’è un collegamento ai Lea individuati dal Decreto 29/11/2001 (le regioni che volessero erogare  lea aggiuntivi oltre a quelli previsti dallo Stato dovrebbero farlo con fondi propri). Nel grafico 1 il totale della spesa sanitaria corrisponde al totale della spesa della missione “tutela della salute” del bilancio 2013.
[6] Sono stati considerati gli stanziamenti per Fondo Sociale, Nasko, Conciliazione, Lr 23/99 e per l’assistenza penitenziaria, per un totale di 94 milioni.
[7] Si confrontano la spesa autonoma (corrente e in conto capitale)  al netto della spesa sanitaria del bilancio 2013 con gli impegni 2009 al netto del fondo perequativo.
[8] I dati sono tratti dal documento tecnico di accompagnamento al bilancio 2012, il dettaglio per il 2013 non è ancora disponibile.