Cos’è Casanostra?

Casanostra è un progetto che trasforma uno stabile di Giussano confiscato alla criminalità organizzata in un luogo per nuovi progetti di vita per persone con disabilità, le loro famiglie e la comunità che li accoglie, uno spazio di aggregazione e condivisione di esperienze di tempo libero e lavoro aperto al territorio e alla cittadinanza, un luogo di promozione e cultura dell’inclusione, uno spazio di legalità in cui affermare a più livelli il valore sociale della disabilità.
E’ una grande sfida, non solo per noi, associazione “Il Mosaico” di Giussano e cooperativa sociale “Solaris” di Triuggio, che da anni lavoriamo nel campo della disabilità, a cui è stata affidata la gestione dell’immobile, ma anche per tutta la comunità. Pensiamo sia possibile restituire dignità alle persone con disabilità non solo chiedendo aiuto al territorio ma diventando una risorsa.
Anzi…una doppia sfida! Rendere  bene comune utile a tutti un luogo di criminalità e promuovere, con convinzione il valore sociale della disabilità. Collaborando con l’associazione Libera ci siamo accorti di quanti temi e responsabilità abbiamo in comune: non c’è autonomia, non c’è libertà se non c’è rispetto, dignità, giustizia … e questo la disabilità lo sa bene: non c’è inclusione se non c’è legalità (Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità).

Il disabile, da utente a persona adulta. Come “Casanostra” sostiene/realizza questo passaggio?

Prima di tutto, significa riconoscere la persona disabile non come persona “limitata”, bisognosa di prestazioni e servizi, ma come persona in grado di compiere delle scelte assieme alla propria famiglia, consapevoli e vere, verso l’autonomia, a seconda delle proprie capacità. Casanostra intende sostenere la persona con disabilità a partecipare attivamente alla determinazione del proprio progetto di vita, assieme alla propria famiglia, all’interno di una cornice relazionale e di comunicazione da “adulti”, non infantile o assistenziale.
Da un punto di vista delle azioni, possiamo dire, che il progetto Casanostra lavora su due versanti. Da una parte offre attività e servizi, in particolare uno SFA, progetti di sollievo e progetti di autonomia e uno spazio abitativo per un piccolo gruppo di persone; offre opportunità concrete alle persone con disabilità per sperimentare le proprie autonomie partendo dalla comprensione dei propri limiti e dal riconoscimento delle proprie capacità, esperienze vitali, non sempre gestibili dalla singola famiglia. Dall’altra parte lavora sulla qualità e la crescita del contesto affinchè sia sempre più inclusivo. Un lavoro non solo culturale di sensibilizzazione e promozione, ma anche di coinvolgimento concreto e collaborazione con le realtà presenti sul territorio, dal terzo settore, alle famiglie e al singolo cittadino, fino alle istituzioni e al profit. L’idea di fondo è che si possa immaginare una comunità che veda normale, non scandaloso e non preoccupante le presenza di persone con disabilità negli svariati contesti e ruoli sociali, una comunità dove il contesto e le persone che vi agiscono siano sempre più facilitatori e mediatori di opportunità di autonomia.

Il valore sociale della disabilità: come la persona disabile può essere risorsa per la vita di tutti noi?

Con Casanostra intendiamo offrire servizi e attività che siano dei punti di partenza “per” andare al lavoro, uscire con gli amici, fare volontariato, contribuire alla crescita della comunità … come la casa di ciascuno di noi. L’idea non è quella di creare attività e servizi da vivere solo all’interno di Casanostra, ma aperti all’esterno. Se la finalità è l’autonomia e l’integrazione, i servizi e le attività, oltre a funzionare bene, devono “uscire fuori” e devono permettere “al fuori di entrare”, devono proporsi come percorsi a cui partecipano persone con disabilità e non.
C’è tanto da fare, basta guardarsi attorno … gli ambiti di azione sono molto variegati, ad esempio,  l’ambiente, la sostenibilità energetica, l’economia sociale e solidale, la riqualificazione degli spazi urbani, etc. L’intenzione è di proporre tutte attività concrete che mirano a mettere la persona con disabilità in una posizione propositiva teso a fare del bene per sé, per gli altri e per la propria comunità.
Ad esempio, con il progetto “No Tag”ci siamo presi cura della città ripulendo 75 metri di muro, abbiamo avviato delle collaborazioni con Macondo nell’ambito del commercio equo e solidale e con Libera sui temi afferenti la legalità, stiamo iniziando a svolgere attività di micro-economia nel settore del catering o del giardinaggio, vorremmo svolgere attività di informazione in modo itinerante nella città su temi di utilità sociale (ad es. sulla raccolta differenziata o su come risparmiare l’acqua nei mesi più caldi, …), abbiamo collaborato anche sul tema dei migranti in occasione dell’arrivo di alcuni rifugiati sul nostro territorio, etc.
Attraverso tutte queste attività realizziamo percorsi inclusivi concreti e sperimentiamo come la disabilità sia portatrice di valore sociale. La persona con disabilità non solo “si sente parte” del territorio, ma prende “parte attiva”, le viene riconosciuto un ruolo sociale importante passando dall’essere persona che ha bisogno di ricevere qualcosa a persona che offre qualcosa a me cittadino e al territorio.
In questo modo la qualità della vita di tutti migliora. Perché vivere in prima persona o anche solo osservare che le persone con disabilità sono inserite in contesti e svolgono azioni che servono anche a me cittadino qualunque, crea benessere. Una comunità che riesce a dare posto a tutti è una comunità che presenta un alto livello di integrazione e di inclusione.

“Casanostra” è un’esperienza di nicchia?

No, non vuole proprio esserlo.
Non riteniamo di aver inventato nulla. Con il progetto Casanostra cerchiamo di mettere a frutto uno stile di lavoro, idee e proposte e di promuovere una cultura della disabilità su cui noi –  Il Mosaico e Solaris – lavoriamo da anni. E come noi – testimone il network di Immaginabili Risorse – ci sono tante realtà nei territori che da tempo lavorano su questi binari.
Una peculiarità di Casanostra è che abbiamo seguito un percorso al contrario: siamo partiti dal “fuori” per poi creare il “dentro”. Abbiamo iniziato a dare forma al progetto dal contesto, al momento i servizi e le attività “dentro” lo stabile di Casanostra non sono ancora  partiti.
Il punto di partenza è stato il coinvolgimento del territorio, delle persone con disabilità e delle loro famiglie, degli enti di terzo settore, dei servizi sociali, … A supporto del progetto, abbiamo lanciato la campagna “Io ci sto!: bene comune per nuovi progetti di vita”, rivolta ad enti, associazioni, organizzazioni, famiglie e singoli cittadini, con cui, attraverso varie forme (ricerca di volontari, adesioni di partner progettuali e di attività, tesseramento) si è cercato di dare fin da subito concretezza e spazio alla condivisione più ampia possibile con le realtà del territorio. Abbiamo organizzato tre momenti di formazione aperti a tutta la cittadinanza – l’ultimo è stato sabato mattina 18 giugno presso la sede de Il Mosaico – in cui abbiamo riflettuto e portato dei contributi concreti su come ciascuna realtà del territorio può favorire percorsi concreti di inclusione e far crescere il contesto in questa direzione.
Con una trentina di enti del terzo settore abbiamo sottoscritto degli intenti finalizzati alla creazione di maggiori occasioni di inclusione, e con cui ora cercheremo di portare avanti delle azioni mirate.
Importante fin dall’inizio è stata anche la collaborazione ed il coinvolgimento dei servizi sociali del territorio con cui abbiamo, ad esempio, svolto un percorso insieme di raccolta dei bisogni per individuare le tipologie di servizi da proporre all’interno di Casanostra.
Stiamo lavorando tanto anche sul coinvolgimento delle famiglie, spronandole ad alzare lo sguardo dai propri bisogni verso il contesto per conoscerlo e contribuire alla sua crescita in prospettiva di quando il proprio figlio che vive in condizioni di disabilità diventerà grande, e lo stare sempre appresso ai genitori diventerà stretto e inizierà a desiderare di fare sport, di uscire con gli amici, di muoversi in autonomia sul territorio. In parte il progetto Casanostra dà una risposta molto concreta ad un gruppo di famiglie dell’associazione Il Mosaico che da due anni stanno svolgendo un lavoro di mutuo aiuto proprio sull’età adulta, sul durante e sul dopo di noi; ma ci sono molte altre famiglie che ancora non conosciamo e che ci osservano con interesse.
La nostra intenzione non è rendere le cose occasionali, ma creare occasioni di inclusione, di sinergie progettuali e contagiare il più possibile il territorio…. sarebbe veramente il fallimento del progetto se rimanesse di nicchia.

Quali sono gli ostacoli e i fattori facilitanti che rendono questa esperienza replicabile?

Un rischio che vediamo in agguato, soprattutto nel lungo periodo, è allentare la presa dopo lo slancio iniziale. Sarà fondamentale continuare e tenere alto il livello di partecipazione e di coinvolgimento del territorio. Quindi, non stancarsi di monitorare, alimentare le relazioni, tenere sempre le porte aperte favorendo il continuo scambio tra il “dentro” e il “fuori” di Casanostra, mediare, essere propositivi senza pretendere troppo o essere troppo irruenti.
Tra i fattori facilitanti sottolineiamo sicuramente: mantenere chiarezza nella comunicazione rispetto ai principi che stanno alla base del progetto, agli obiettivi, alle azioni, alle intenzioni future per offrire a tutti l’opportunità di conoscere bene l’esperienza e per chi desidera di aderirvi; mettere in campo azioni semplici e concrete che spesso risultano più efficaci della parola.
Altro aspetto importante, secondo la nostra esperienza, è riuscire a mantenere un dialogo fluido, sostegno e attenzione da parte delle istituzioni, qualunque sia la compagine politica del momento.