Quali ragioni vi hanno spinto a replicare un monitoraggio sull’attuazione del REI?

Il monitoraggio delle misure nazionali nasce dall’esigenza di raccogliere evidenze empiriche per costruire una base di indicazioni possibili e concretizzare il lavoro di advocacy dell’Alleanza nei confronti del decisore nazionale ed anche regionale. Abbiamo iniziato questo percorso con il monitoraggio del SIA – Sostegno all’inclusione attiva e ora lo abbiamo replicato con il REI – Reddito di inclusione. Il monitoraggio del REI costituisce dunque una ulteriore tappa nel percorso di approfondimento e analisi degli strumenti di contrasto alla povertà nel nostro paese.

A questo obiettivo si è aggiunto il fatto che, per nessuna delle misure che si sono succedute in questi anni, i vari Governi hanno realizzato un monitoraggio completo sulla loro implementazione, almeno nulla che sia pubblico.  Quindi, quello dell’Alleanza è l’unico lavoro di questo tipo e per noi certamente motivo di orgoglio ma rappresenta anche una fonte di forte preoccupazione, perché le politiche dovrebbero tener conto di quanto emerge dai contesti locali in cui esse trovano concreta attuazione, e la mancanza di fatto di un monitoraggio e di una valutazione rende difficile apprendere dalle politiche precedenti per migliorare le successive.

Il monitoraggio si è concretizzato in una survey realizzata a livello nazionale mediante un questionario strutturato rivolto a tutti gli ambiti sociali territoriali. Il tasso di ritorno è stato molto positivo (307 ambiti, oltre il 50%) e in Lombardia anche superiore alla media di altri territori regionali (64% ambiti regionali hanno aderito alla ricerca). A questa si sono aggiunti 12 studi di caso, realizzati con interviste in profondità, alcuni presso ambiti che avevano partecipato al monitoraggio SIA ed hanno dunque rappresentato un’occasione di follow up. In Lombardia sono due gli ambiti che hanno fatto parte di questa analisi, Brescia e Milano. Infine abbiamo realizzato un’analisi documentale degli indirizzi regionali sul contrasto alla povertà contenuti nei Piani previsti dalla d.lgs 147 e realizzati dalla gran parte delle Regioni nel secondo semestre del 2018.

Tengo a precisare che questo monitoraggio è stato realizzato da persone provenienti da organizzazioni che fanno parte dell’Alleanza, a titolo gratuito. Nove aderenti all’Alleanza hanno messo cioè a disposizione propri ricercatori e policy officer per condurre il lavoro di ricerca, a cui si sono aggiunti referenti regionali, che hanno rappresentato figure di raccordo con il livello locale.

 

In realtà la legge di conversione sul reddito di cittadinanza prevede una funzione di monitoraggio e valutazione della misura, cosa ne pensate?

Come Alleanza contro la povertà e ActionAid siamo stati direttamente promotori di emendamenti che andassero ad implementare la parte di monitoraggio e valutazione del Reddito di Cittadinanza. Nella prima stesura del decreto, quella di fine anno, la parte dell’articolo 10 era vuota. Fortunatamente, grazie alla pressione ed alla sensibilità di parlamentari e senatori, è stato possibile inserire un articolo specifico che affronta il tema in modo molto più approfondito e  dettagliato, con monitoraggi annuali, valutazioni sulla base di rapporti di ricerca, informazioni riguardanti i percorsi di inclusione delle persone coinvolte dalla misura…. Il Reddito di Cittadinanza indica responsabilità ben precise per il Ministero, ma ci sono anche aperture importanti rispetto al fatto che soggetti di ricerca esterni possano utilizzare i dati forniti per realizzare proprie analisi. Tutti elementi positivi dunque. E’ evidente che il rischio maggiore ora è che rimangano buone intenzioni, solo sulla carta. Ad oggi gli elementi che abbiamo non sono molto confortanti purtroppo: le piattaforme informatiche, che sono lo strumento da cui dovrebbero derivare i dati e le informazioni sui beneficiari della misura da rendere disponibili a INAPP per fare le analisi, ci risultano ancora ferme.

 

Quali evidenze risultano dalla rilevazione che avete condotto, in particolare per la Lombardia?

Partirei dal tema delle platee e del livello di take up. In questi anni, con il succedersi delle diverse misure, abbiamo assistito all’identificazione di platee progressivamente sempre più ampie e, contestualmente, è andato aumentando anche il livello di take up, dal 34% del SIA al 67% del RdC. E’ importante precisare che non esiste un dato ufficiale sul take up a livello regionale. Si può ricostruire la platea ipotizzata a livello nazionale, su dati ministeriali e parlamentari, ma nessuna fonte indica la divisione regionale.

Come gruppo ricerca abbiamo tentato ugualmente di ragionare su questo punto, prendendo il dato nazionale e riparametrandolo tra le regioni sulla base di alcuni indicatori di povertà. Sulla base di questa analisi le evidenze ci dicono che la proporzione di persone che hanno richiesto il REI è più basso in Lombardia rispetto ad altre regioni italiane ed in particolare a quelle meridionali. Ipotizziamo questo sia dovuto, almeno in parte, alle differenti caratteristiche della povertà che connotano le diverse aree del paese. Un approfondimento su questo sarà presente nel volume che presenteremo nell’autunno, di cui parlerò più oltre.

Quanto ai punti di accesso, in Lombardia ne risultano 10 per ambito (valore mediano), dato superiore a quello nazionale.

Un altro dato che segna la specificità lombarda è riferito alla presa in carico: la quota di beneficiari della misura per cui risulta siglato un progetto (78%). Una maggiore strutturazione dei servizi (in Lombardia vi sono in media 20 domande accolte REI per operatore, contro una media nazionale di più del doppio) e le specificità dei beneficiari, inseriti in un mercato del lavoro più dinamico, sono probabilmente tra i fattori che spiegano questa differenza.

Un ultimo dato è riferito alle reti attivate. La rilevazione evidenzia come le collaborazioni abbiano riguardato in prevalenza l’area del lavoro ma soprattutto come nella maggioranza dei casi si sia trattato di rapporti istituiti in occasione del SIA/REI e non precedentemente esistenti. Su questo la Lombardia presenta un dato leggermente inferiore alla media, ma comunque elevato: il 66% degli ambiti conferma questa tendenza.  La peculiarità lombarda sta nell’aver intessuto relazioni non solo con il mondo dei Centri per l’Impiego ma anche con le agenzie per il lavoro e i centri di formazione professionale, in coerenza con la conformazione delle politiche attive promosse dalla Regione (68% delle reti includono le APL, contro una media nazionale di circa la metà).

 

Quali sono gli spunti più rilevanti, a vostro avviso, per il decisore nell’attuazione del RdC?

Il punto di attenzione principale oggi è legato alla necessità di mantenere alta l’attenzione sull’ambito sociale territoriale, sui servizi sociali. La comunicazione generale sul reddito di cittadinanza, complici anche le risonanze date al tema del lavoro da parte dei media, ha fatto sì che passasse un messaggio distorto, ovvero che i servizi sociali dei comuni e gli ambiti territoriali non hanno più responsabilità in materia. Sappiamo che ad oggi la parte attiva del Reddito, quella dei Patti, non è ancora partita. Tuttavia la norma ha mantenuto il ruolo di presa in carico dei servizi sociali per le persone che non hanno le caratteristiche per essere inviate ai Centri per l’impiego e per altro le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio indicano che la parte di beneficiari che arriverà ai servizi sociali è molto consistente. E’ importante quindi che, insieme al rafforzamento dei servizi previsto e mantenuto a livello nazionale, anche le Regioni mantengano il loro ruolo di governo e supporto agli ambiti sociali, nelle funzioni che essi dovranno svolgere.

 

 I prossimi passaggi di questo monitoraggio?

Per ora stiamo dando anticipazioni del monitoraggio nelle occasioni pubbliche a cui veniamo invitati o che organizziamo direttamente, come quella avvenuta in collaborazione con l’Università Cattolica e promossa dall’Alleanza regionale, lo scorso giugno a Milano. Per ottobre contiamo di presentare un volume con tutti i risultati del monitoraggio, integrati dagli approfondimenti tematici che abbiamo realizzato. Per il futuro, rimane il nostro interesse a mantenere questa funzione e dunque a raccogliere evidenze anche sull’implementazione del Reddito di cittadinanza. Certamente rimane un tema aperto, quello degli esiti. Il più complesso ma anche il più rilevante.

 

Il gruppo di ricerca del monitoraggio dell’Alleanza è formato da ricercatrici/ori di 9 organizzazioni ed è coordinato da Francesca Carrera (Fondazione Di Vittorio), Nunzia De Capite (Caritas) e Luca Fanelli (ActionAid). La parte relativa alla survey, dalla quale sono tratti i dati qui presentati è stata curata da Danilo Catania, Giuliano Ferrucci e Luca Fanelli.