“Metter su casa” sarà da oggi meno difficile per le persone adulte con disabilità che vivono in Lombardia.

La DGR n. 3404, approvata il 20 luglio, apre infatti nuove opportunità per chi voglia impegnarsi a sostenere i percorsi di emancipazione delle persone con disabilità. Si tratta dell’atto con cui viene approvato il Programma operativo regionale per la realizzazione degli interventi previsto dalla Legge 112/2016, purtroppo conosciuta come “Dopo di noi”.

Proprio il superamento della logica del “Dopo di noi” potrebbe essere il filo conduttore per leggere e interpretare questo nuovo Piano regionale.

 

Novità … in vista?

Sin dalle premesse, infatti l’attenzione viene posta a favorire il distacco delle persone con disabilità dai nuclei familiari di origine o dai servizi residenziali. Una netta presa di distanza dall’imperante modello di welfare familistico: fino ad ora, tutti gli interventi di welfare sociale sono finalizzati al “mantenimento della persona con disabilità presso il domicilio” che in genere. Però,  coincide con quello dei suoi genitori. Notevole anche l’intenzione, più volte riproposta, di favorire l’uscita delle persone con disabilità dai servizi residenziali, in genera considerati invece come “ricoveri” permanenti e definitivi.

Il nuovo programma regionale, in coerenza con la Legge 112/16, offre diverse possibilità ma non garantisce un accesso automatico a benefici o prestazioni. Per poter approfittare di questa occasione le persone, le famiglie e i territori (Comuni, associazioni, enti gestori, …) devono assumere l’iniziativa e attivarsi: presentare domande, esprimere aspettative e preferenze, elaborare progetti. Questa è del resto, la lezione che il Piano assume dal primo biennio di applicazione della Legge 112/16: le migliori iniziative e il miglior utilizzo delle risorse sono avvenuti laddove si sono create le condizioni di massima partecipazione e attivazione delle persone.

Per questo motivo, il programma prevede che la sua attuazione sia accompagnata da specifiche iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione destinate a persone con disabilità, familiari e operatori.

Ma non è certo l’unico aspetto rilevante di questo Programma.

Come è noto, gran parte delle risorse dello scorso biennio sono state impiegate per i cosiddetti “Percorsi di accompagnamento all’autonomia” ovvero in attività propedeutiche al distacco vero e proprio dalla famiglia di origine. L’attenzione del nuovo Programma regionale, pur continuando a prevedere questa opzione, sposta decisamente l’attenzione al sostegno ai progetti di reale emancipazione, partendo prima di tutto dal garantire continuità ai percorsi già in essere.

Si prende atto che i “progetti della 112” altro non possono essere che “Progetti individuali” come quelli già previsti dall’art. 14 della Legge 328/00, per la vita adulta e autonoma delle persone con disabilità: parliamo, almeno potenzialmente,  di tutte le persone con disabilità comprese quelle che richiedono maggior sostegno. Tra queste, anche quelle che presentano comportamenti aggressivi, ovviamente con le dovute attenzioni e i dovuti sostegni: si tratta di persone invece che fino ad oggi sono state sostanzialmente escluse da queste opportunità

Il Progetto individuale, che viene anche spesso chiamato “di vita”, acquista per la prima volta una centralità assoluta nel definire e regolare gli interventi di welfare sociale in favore delle persone con disabilità.

La sua genesi viene accuratamente descritta, a partire dalla “Valutazione multidimensionale”, suo primo gradino. Qui gli operatori di Comuni e Asst sono chiamati a modificare radicalmente il proprio modo abituale di operare. La “VM” infatti cambia la sua missione; non più passaggio necessario per verificare il possesso dei requisiti di accesso alle misure ma “momento propedeutico all’elaborazione del progetto di vita (…) facendo emergere desideri ed aspettative personali, opportunità contestuali e risorse attivabili.”

La “voce” delle persone con disabilità diventa determinante, compresa quella di chi fatica di più a riconoscere ed esprimere le proprie preferenze.

Il Progetto individuale, non è un più “solo” un documento descrittivo ma un atto che impegna tutti gli attori in gioco a orientare il proprio impegno a sostegno del progetto di vita delle persone con disabilità: prende anche la forma di un contratto che viene sottoscritto dalla persona, dai suoi familiari, dal Comune, dall’Asst e da tutte le parti in causa, a partire dagli enti gestori dei servizi a cui sono finalmente riconosciute nuove e più interessanti funzioni e responsabilità. Un contratto che comprende il Budget di progetto, in cui inserire tutte le risorse disponibili come quelle attivabili, sia di natura pubblica che privata.

Il Budget di progetto rappresenta, nelle intenzioni del Programma, lo strumento con cui dare sostanza all’idea di costituire il “Fondo unico per la disabilità” che rappresenta ancora uno degli obiettivi di legislatura dell’attuale Giunta.

In coerenza con questo scopo, lo stanziamento previsto a supporto dei progetti individuale è “compatibile” con gran parte delle misure e benefici oggi a disposizione delle persone con disabilità che vivono a domicilio. Risorse che dovranno sostenere quanto previsto dal Progetto individuale: anche a costo di cambiare qualcosa, ad esempio nell’organizzazione dei servizi. In questa direzione, sarebbe auspicabile che si iniziasse a smantellare il confine che ancora separa la gestione di fondi per “la vita indipendente” (FNA – ProVI)  e quelli della Legge 112, dove l’unico discrimine sembra essere determinato dal numero di abitanti della casa: uno nel caso del ProVI, da due a cinque invece nel caso della Legge 112.

La figura del Case Manager, anche se ancora abbozzata, si pone come garante dell’effettività di questo percorso: un ruolo che, viene specificato, può richiedere un impegno di 60-70 ore all’anno. Rimane ancoro vago invece chi possa o debba svolgere questa funzione, all’interno di quale organizzazione e quali risorse possano sostenere il suo lavoro. Allo stesso modo rimane solo accennata, e fondamentalmente lasciata alla discrezionalità degli ambiti, le modalità di individuazione dei beneficiari, nel caso fosse necessario definire delle liste di attesa.

 

In cammino … forse, verso un nuovo modello di welfare

Le risorse messe a disposizione di ogni persona, rimangono sostanzialmente quelle degli anni precedenti ma lo scenario cambia completamente: ci troviamo di fronte a un tentativo di sperimentazione di un nuovo modello di welfare, dove ogni parte in gioco è chiamata a fare la sua parte.

Un percorso di cambiamento che deve comprendere anche le associazioni e gli enti di terzo settore la cui funzione di co-progettazione e co-programmazione viene richiamata più volte, anche in riferimento a quanto previsto dalla Riforma del Terzo Settore.

Tutti sono chiamati a mettere in discussione comportamenti consolidati, per mettersi al servizio del Progetto individuale della persona con disabilità.

Come quando, ad esempio, si indica ai Comuni di continuare a mettere a disposizione quanto impiegato per il pagamento delle rette dei servizi residenziali alle persone impegnate in percorsi di deistituzionalizzazione. Oppure quando, proprio nell’ultimo paragrafo si indica come “opportuno” prevedere “la possibilità di attivare in via sperimentale diverse modalità di costruzione e ri-composizione di tali Budget, integrando risorse pubbliche e private, economiche ma anche organizzative, riconducibili al comparto sociale, sanitario e sociosanitario”. Come a dire che possono essere messe in discussione anche le regole che hanno definito il funzionamento di servizi e Unità di offerta: norme che sembravano fino ad ore scolpite nella pietra.

La sfida insomma è alta.

Leggendo il programma è facile notare come la delibera sia il frutto anche di un confronto molto ampio con le rappresentanze delle associazioni, degli enti gestori e degli enti locali.

E’ importante essere consapevoli che comunque il rischio di fallimento è dietro l’angolo, perché non è difficile ridurre tutto a procedura, adempimento, affinché nulla cambi.

La sfida è alta e per essere vinta, sarà quindi necessario che anche a livello territoriale. persone, famiglie, comuni, associazioni e enti gestori si mettano in gioco e in relazione tra loro, per poter affrontare al meglio, resistenze e difficoltà.